Anonimo

chiede:

Buongiorno Dottore, purtroppo la mia gioia di diventare mamma si è
conclusa il giorno della morfologica, a 21 sett e 4 gg, dopo
amniocentesi nella norma, al mio piccolo è stata riscontrata
un’idrocefalia tetraventricolare. Così oltre al danno, anche la beffa
di doverlo partorire e non poter avere la gioia di stringerlo tra le
mie braccia. Ho avuto per mia disgrazia febbre alta (38,7) e una
brutta bronchite intorno alla 6 settimana. Escludendo fattori
genetici, può essere stata quella maledetta febbre in età embrionale
la causa dell’idrocefalia che ha colpito il mio bimbo (immune anche
da toxo e citomeg.)? Cosa può essere successo? Ho una patologia
autoimmune (orticaria) e assumevo medrol cortisone, cardioaspirina,
ma penso che questo escluda ogni collegamento a quello che è
successo. Ora il tempo passa (appena compiuto 40 anni), e la voglia
di avere un bimbo malgrado la paura è molta… Cosa può essere
successo? E secondo Lei posso riprovare a sfidare il destino per una
nuova gravidanza? Dopo quanto tempo? L’interruzione con raschiamento
è avvenuta il 25 aprile… La ringrazio infinitamente per aver
prestato attenzione alla lettura della presente, e in attesa di un
Suo parere, voglia gradire i miei più cordiali saluti.

Redazione

Redazione

risponde:

Mi scuso per il ritardo della mia risposta. È davvero inutile che lei
cerchi delle spiegazioni che nessuno può darle. Solo ipotesi e
statistiche che non gioveranno al suo caso. Sì, la febbre, o meglio una
possibile virosi in quell’occasione, potrebbe essere la causa. Ma anche
un migliaio di altre possibili cause, fra cui tutto quello che mangiamo
e respiriamo ogni giorno senza saperlo. È l’ambiente in cui viviamo,
insieme con il caso, la fortuna o la sfortuna, che contribuiscono ai
risultati, nonostante tutto, per lo più buoni. La statistica stavolta ha
inteso colpire lei. Inutile farsi prendere dallo sconforto. Pensiamo con
ottimismo alla prossima esperienza! Cari auguri.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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