Toxo test IgG e igM: esame per la toxoplasmosi - GravidanzaOnLine

Come si svolge il toxotest, l’esame per la toxoplasmosi

Il Toxo-Test consente di individuare la presenza del toxoplasma gondii, un microorganismo parassita rischioso per la salute del feto.

Sebbene l’infezione da toxoplasmosi in gravidanza sia molto meno frequente di quanto si pensi, le sue conseguenze non sono da sottovalutare. Per questo durante la gestazione si effettuano dei periodici esami di controllo per verificare la presenza degli anticorpi che reagiscono nel momento in cui si contrae l’infezione.

Vediamo con il dottor Giovanni Buonsanti in cosa consiste l’esame, detto toxotest, e come interpretare i risultati.

Cos’è il Toxoplasma gondii?

“Il Toxoplasma gondii – spiega Buonsanti – è un piccolo microorganismo che vive all’interno delle cellule di altri organismi; nello specifico questo parassita si riproduce all’interno delle cellule dei felini (ad esempio gatti). L’infezione, che nell’adulto non provoca che una lieve febbre, mal di gola ed ingrossamento dei linfonodi, è invece in grado di provocare serie conseguenze cliniche se congenita, contratta cioè dal feto durante la gravidanza“. I rischi connessi all’infezione da toxoplasmosi in gravidanza riguardano lo sviluppo fetale, e in particolare

Si parla spesso delle possibilità di contrarre la toxoplasmosi tramite il proprio gatto, che è l’ospite definitivo del microrganismo: nel caso dei gatti domestici si tratta di un’eventualità estremamente rara, che può comunque essere scongiurata con alcuni semplici accorgimenti.

A cosa serve il toxo-test IgG e IgM e quali sono i risultati

“La condizione di immunità – continua Buonsanti – viene diagnosticata tramite il Toxo-test. Se le immunoglobuline G (o IgG) sono presenti e le immunoglobuline M (o IgM) assenti l’immunità si intende acquisita da una pregressa infezione ormai risolta e non sono necessarie ulteriori indagini di laboratorio.

La condizione di IgG assenti ed IgM assenti indica invece che la donna non è mai stata contagiata e quindi non è protetta (IgG assenti o presenti in basse quantità) e non ha infezione in atto (IgM assenti): in questo caso il test va ripetuto ogni 4-6 settimane per monitorare l’assenza di contagio”.

Nel caso in cui si osservi la presenza di anticorpi IgM è necessario eseguire ulteriori e più approfondite indagini (Test di conferma, Test della bassa avidità, Ricerca diretta). Gli anticorpi IgG e IgM consentono di identificare anche altre infezioni in corso o pregresse, come l’infezione da Citomegalovirus e la rosolia.

La diagnosi di infezione congenita da toxoplasmosi si basa su test diagnostici diretti (coltura cellulare, amplificazione del genoma (PCR) e indiretti (IFA, immunofluorescenza indiretta, ELISA (IgA, M, G), ISAGA (immunoassorbimento per IgM), Western-blot, test di avidità per le IgG.

È sempre consigliato, nel caso in cui si pianifichi una gravidanza, effettuare un test di screening preconcezionale. Nel caso in cui si sospetti un’infezione durante la gravidanza è fondamentale svolgere indagini per identificare l’epoca del contagio: la placenta offre una maggiore protezione durante il primo periodo della gravidanza, mentre a gestazione avanzata le conseguenze del contagio potrebbero essere più serie.

È opportuno quindi valutare almeno due esami sierologici a distanza di 3 settimane uno dall’altro. Per datare l’inizio dell’infezione risulta utile il test di avidità delle IgG specifiche.

Al fine di valutare gli eventuali segni di infezione fetale è opportuno effettuare un esame ecografico ogni 15-30 giorni.

Prevenzione della toxoplasmosi

Un’importante misura preventiva consiste nel non assumere, durante la gravidanza, cibi poco cotti o carni crude: il congelamento a -20°C o la cottura ad almeno 66°C rende infatti non infettive le oocisti mature eventualmente presenti nei cibi. Si stima infatti che oltre la metà dei casi di contagio da toxoplasma gondii avvenga tramite cibi non cotti o non ben lavati.

Altre misure importanti di prevenzione del contagio dalla toxoplasmosi sono un accurato lavaggio delle mani prima di ogni pasto e dopo aver maneggiato carne cruda o uova, il lavaggio sotto acqua corrente della verdura e della frutta da consumare cruda, l’utilizzo di guanti durante il giardinaggio, poiché il parassita potrebbe trovarsi anche nella terra, e durante la disinfezione della lettiera del gatto di casa.

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