Sharenting, cos'è e quali sono i rischi - GravidanzaOnLine

Cos’è lo “sharenting” e perché ogni genitore dovrebbe conoscerne i rischi

La condivisione delle fotografie dei propri figli sui social si chiama "sharenting": ecco i rischi e gli effetti sui bambini, spiegati dall'esperta.

La condivisione sui social delle foto è ormai quasi un gesto automatico: sulle pagine Instagram e Facebook finiscono colazioni, pranzi, cene, aperitivi, gite, tramonti, amici, familiari. E figli.

Se da una parte molte persone scelgono di non mostrare immagini dei propri bambini piccoli, o di farlo di rado, dall’altra c’è chi invece ne pubblica “a raffica”: mamme e papà che decidono di condividere con la propria cerchia di amici i piccoli e grandi momenti quotidiani della loro vita da genitori, già a partire dalla prima ecografia.

Cosa significa sharenting?

Con il termine “sharenting” si indica la pratica dei genitori (parenting) di condividere (share) la vita dei propri figli online.

È molto diffusa, e inizia in molti casi già dalla gravidanza: è un modo per rendere partecipi le persone vicine e lontane della propria felicità, di esorcizzare ansie e timori e di confrontarsi e, come evidenzia un recente studio sul tema, ricevere sostegno in merito alle proprie scelte di genitoriali.

E se le intenzioni sono ovviamente buone, spesso si sottovalutano le conseguenze dello sharenting.

I pericoli dello sharenting

Quali sono dunque i pericoli che derivano da una pubblicazione serrata delle immagini dei propri figli? Ne abbiamo parlato con la pedagogista Chiara Mancarella, che ci spiega quali possono essere i pericoli di un’eccessiva condivisione “social” dei propri figli e i possibili effetti sui bambini stessi.

1. Violazione della privacy

Al primo posto, spiega la pedagogista, il mancato rispetto della volontà del bambino, che non è in grado di esprimere il proprio consenso consapevole alla pubblicazione di immagini che lo riguardano.

A livello legale c’è la violazione della privacy del minore, che non è in grado di comprendere cosa stia succedendo. Può capire l’atto del farsi fare una fotografia ma non possiede ancora gli strumenti per capire che finirà vista da un numero imprecisato di estranei. Spesso pensiamo che i nostri figli siano quasi “oggetti” da mostrare, invece sono bambini, o neonati, che hanno diritto alla propria privacy e individualità. Tutta la famiglia ha il dovere di rispettarli e proteggerli, ma a volte questo non avviene.

Non mancano, infatti, episodi in cui, una volta cresciuti, i figli hanno chiesto l’intervento di un giudice per far rimuovere le fotografie pubblicate dai genitori sul web.

2. Manipolazione delle immagini

Ma i pericoli non riguardano solo il disappunto dei bambini, e possono essere ancora più seri. Nel momento in cui un’immagine viene pubblicata online, infatti, acquista vita propria, e non è più possibile controllarne il percorso.

E dalle bacheche virtuali può finire nelle mani sbagliate. Spiega la dottoressa Mancarella:

La fotografia che pubblichiamo sui social può essere scaricata da chiunque, modificata e diventare materiale pedopornografico: è un rischio a cui solitamente non si pensa, ma esiste e non va sottovalutato. Per questo bisogna fare molta attenzione a ciò che si condivide e con chi. I genitori sono i primi a voler tutelare i propri figli dai “malintenzionati”, e dovrebbero farlo anche sul web.

Le immagini pubblicate su internet, poi, spesso contengono metadati in grado di indicare la localizzazione dello scatto. Sarebbe meglio evitare inoltre di pubblicare immagini che rendono identificabili i luoghi frequentati dal bambino (la scuola, il parco giochi etc).

3. Distorta percezione della realtà

Oltre ai pericoli derivati dal web ci sono gli effetti, sulle medie e lunghe distanze, anche sui diretti interessati, i bambini, a partire dalla loro percezione di ciò che è reale e ciò che non lo è. Continua la dottoressa Mancarella:

Quella che appare sui social è una realtà distorta: troviamo primi piani di bambini che sorridono, sono affettuosi e sereni, e passa così un’idea di famiglia felice che poi felice non è, o non solo.

Abbiamo l’occhio abituato a osservare le vite degli altri attraverso un “filtro bellezza” che elimina le difficoltà, i momenti no, le normali fatiche quotidiane di una famiglia, e questo porta a voler fare lo stesso, mostrando agli altri una quotidianità – la nostra – che è decisamente edulcorata rispetto alla realtà.

Per i bambini questo può trasformarsi in una maggiore difficoltà ad affrontare le normali difficoltà, nel dubbio che non sia “normale” discutere, litigare o vivere momenti difficili. Spiega la pedagogista:

Per loro diventa più difficile gestire in maniera corretta le emozioni: è normale che in una famiglia ci siano liti, ma sui social vedono una realtà che non esiste.

Sharenting: consigli per un “utilizzo consapevole”

Ecco allora alcuni consigli per genitori che non vogliono rinunciare a raccontare la propria vita e, di riflesso, quella dei propri bambini sui social.

1. Chiedersi “perché voglio condividere questa foto?”

Al primo posto c’è un atto di consapevolezza: si tratta cioè di essere consapevoli dei rischi di cui sopra, valutare pro e contro e quindi decidere.

I social, poi, soddisfano per natura delle forme più o meno marcate di esibizionismo. E questo, nel momento in cui vengono pubblicate le foto dei propri figli, riguarda non più solo il genitore che pubblica ma anche un altro individuo, il bambino stesso:

I bambini lo vivono come un gioco, sono nativi digitali e per loro è “normale” essere online, non dovrebbe essere invece altrettanto normale per il genitore, che ha più strumenti per comprendere i limiti e i pericoli di una condivisione senza freni. Ci sono bambini che alle elementari hanno già un profilo Instagram, o fanno gli youtuber: i bambini sono lo specchio dei genitori, per questo è importante che siano loro a stabilire per primi dei confini da non superare.

Quando un adulto viola la nostra privacy, spiega Mancarella “ci dà fastidio: allora perché dobbiamo violare noi quella dei nostri figli? Sono individui con caratteristiche e personalità proprie, e magari non vogliono essere fotografati costantemente”. Ecco perché, suggerisce l’esperta

Dovremmo proteggere i bambini. Non è sbagliato in senso assoluto condividere qualche fotografia, ma non dovrebbe diventare un’abitudine, una cosa “normalissima”. Dovremmo chiederci sempre se ne vale la pena, dirci: “Perché lo sto facendo? Per piacere mio, del bambino o solo per esibirlo?

Uno strumento a disposizione (anche) dei genitori è quello della scelta del pubblico a cui mostrare uno specifico contenuto: nel caso dei bambini, ad esempio, può essere utile per selezionare una cerchia ristretta di persone “fidate”.

2. Insegnare una reale condivisione

Lasciare da parte lo smartphone per concentrarsi sul momento, sul “qui e ora”, è un primo passo utile per riabituare se stessi e abituare i bambini a godersi il momento.

Come sottolinea la dottoressa Mancarella “il momento non va ‘scattato’ ma condiviso con chi è vicino a noi: se facciamo una gita con i bambini non dovremmo passare gran parte del tempo a scattare e scegliere immagini, ma vivere il momento, costruire ricordi e emozioni reali”.

3. Limitare l’uso del telefono

Ancora una volta, l’esempio dei genitori è fondamentale. Spiega Mancarella:

I genitori dovrebbero autocontrollarsi, è difficile perché ormai lo smartphone è un oggetto fondamentale per tutti, è la prima cosa che si guarda appena svegli, prima di andare a dormire etc. È un meccanismo difficile da controllare, ma non è impossibile farlo. Bisognerebbe innanzitutto limitarne l’uso in famiglia e davanti ai figli, non usarlo quando si è tutti insieme, godersi il momento e insegnare a farlo anche ai bambini.

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