Quando si parla di digitale in riferimento alle nuove generazioni c’è sempre il rischio di generalizzare, banalizzare, fraintendere. Eppure è una questione che, specialmente da parte dei neo genitori, si deve affrontare. Bisogna vietare l’uso dello smartphone e di altri dispositivi tecnologici? Bisogna inevitabilmente cedere per non creare un disagio al bambino? Oppure c’è la possibilità di seguire un’educazione digitale? E se è possibile, quali sono le regole da conoscere e da applicare?

Tutte domande che prima ancora che di una risposta necessitano di una contestualizzazione per consentire ai genitori di comprendere che tipo di educazione digitale fornire ai propri figli. Consapevoli del fatto che non è possibile “non educare” e che l’assenza di un’educazione “attiva” non risolve il problema, in quanto i bambini inevitabilmente, magari crescendo, entreranno a contatto con queste realtà e non averli preparati li esporrà a tutti gli altrettanto inevitabili rischi presenti anche negli spazi e negli strumenti digitali.

Per affrontare con competenza e completezza un argomento tanto vasto quanto spinoso e per molti aspetti difficile abbiamo intervistato la pedagogista Beatrice Bianchin con la quale abbiamo parlato di educazione digitale con l’obiettivo di capire come aiutare i bambini nell’utilizzo delle nuove tecnologie, nella comprensione dei contenuti sul web e, ancora, nell’avere comportamenti rispettosi (cyberbullismo, eccetera).

Dottoressa Bianchin, cosa si intende per educazione digitale? A cosa bisogna educare i minori nell’uso delle moderne tecnologie?

Quando si parla di educazione digitale si fa riferimento a una realtà nella quale siamo immersi. Tutti noi, senza alcun tipo di distinzione, ogni giorno, entriamo a contatto con un’ampia gamma di dispositivi tecnologici. Può apparire come un controsenso, ma quando parliamo di educazione digitale stiamo in realtà menzionando una nuova educazione e, considerando che l’educazione in sé va a coprire tutto l’arco della vita ognuno di noi dovrebbe imparare a gestire meglio la vita digitale.

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Capita spesso di vedere atteggiamenti e uscite social di persone adulte e mature che confermano come anche loro avrebbero bisogno di un’educazione sull’uso di questi strumenti. Credo che quando si parla di educazione digitale si faccia riferimento a una nuova forma mentis perché l’apprendimento oggi passa anche e soprattutto dai dispositivi digitali.

Su cosa dovrebbe puntare l’educazione digitale anche considerando che l’educatore è il più delle volte un “preistorico digitale”, ovvero una persona nata e per molti anni vissuta in un’epoca in cui internet non c’era, i social non esistevano e i telefoni avevano una forma ben lontana da quella degli attuali smartphone?

Per rispondere a questa domanda credo sia doverosa una distinzione. La maggior parte degli esponenti dell’educazione digitale, infatti, sostiene che vietare il digitale fin dall’infanzia, quindi fin dai primi giorni di vita, rappresenti una scorciatoia. Questo perché a loro dire creando il divieto si sposta solamente il problema in avanti e, con i giusti metodi, il bambino possa entrare a contatto con gli strumenti tecnologici. Personalmente credo che un approccio più neutrale possa essere più d’aiuto.

Per la fascia dei bambini da 0 a 3 anni, quindi, il bambino è meglio che non entri troppo a contatto con i dispositivi digitali. Il consiglio è quello di limitarne l’uso, ma partendo dai genitori che rinunciano all’utilizzo del telefono per passare del tempo con i propri figli.

Bambini 0-3 anni e tecnologia

Abbiamo visto come ci siano autorevoli educatori digitali che sollevano dubbi sull’opportunità di spostare di tre anni l’inizio dell’educazione.

Così facendo, però, il problema non scompare; perché quindi non iniziare da subito a educare i bambini a un uso responsabile dei dispositivi digitali, sfruttando anche questa fase della vita in cui essi sono più ricettivi?

Le ragioni di tali posizioni, per quanto possano sorprendere, sono fondate anche sul principio per cui vietare qualcosa può rivelarsi controproducente e sull’idea per cui, considerando che prima o poi i bambini dovranno entrare a contatto con questi dispositivi, tanto vale anticipare l’educazione. Alla luce di tutto questo, che consigli dare ai genitori per la fascia di età di bambini da 0 a 3 anni?

Laddove è possibile considero preferibile limitarne l’uso, ribadendo come l’indicazione valga innanzitutto per i genitori che devono scegliere consapevolmente di utilizzare lo smartphone, il PC, il tablet, eccetera nel momento in cui il bambino non c’è. Parallelamente è chiaro anche che guardare un cartone animato in TV con tutta la famiglia non fa male, anzi, per questo è utile che i genitori pongano l’attenzione sui contenuti da proporre ai bambini.

Questo è anche quello che emerge anche dalle linee guida dell’OMS per cui c’è la chiara indicazione che i bambini sotto i 5 anni debbano trascorrere meno tempo seduti passivamente davanti a uno schermo.

L’educazione deve essere quindi innanzitutto un esempio e non tanto l’imposizione di norme astratte da seguire. Resta, ovviamente, una scelta dei genitori se vietare, limitare o educare fin da subito, consapevoli di tutti gli elementi in gioco.

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L’educazione digitale da 3 a 6 anni

Dottoressa Bianchin, cosa cambia invece nella fascia dai 3 ai 6 anni? I bambini capiscono meglio, è possibile instaurare un dialogo e, allo stesso tempo, iniziano ad accedere al mondo della scuola con tutto quello che questo significa anche in termini di confronto con altri bambini, figli di genitori che possono avere preso posizioni educative differenti dalle proprie. Cosa fare?

Per questa fascia d’età consiglio di puntare sulla definizione di dove e quando è possibile utilizzare i dispositivi digitali, dando quindi un insieme di regole chiare che, anche in questo caso, gli stessi genitori devono seguire. Per esempio va bene quando si è sul divano e non quando si è a tavola o prima di addormentarsi. Può capitare che per il bambino diventa difficile comprendere il trascorrere del tempo è possibile utilizzare timer, clessidre, orologi analogici che permettano al bambino di “vedere” il passare del tempo sul quale può basarsi. In generale è sempre fondamentale avere un’attenzione elevata al contenuto in quanto i bambini sono rapidissimi nello spostarsi da un’app all’altra.

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Educazione digitale bambini: pro e contro

Se è chiaro che educare è sempre un bene e che l’educazione digitale è positiva per aiutare i bambini a un corretto uso di queste realtà, quali sono invece gli aspetti negativi legati all’educazione digitale? Ci sono dei rischi che è bene conoscere?

Per quel che riguarda gli svantaggi credo sia utile porre l’attenzione su come noi adulti con il telefono, così come con il computer, siamo abituati al ‘tutto e subito’, ma siamo cresciuti in un’epoca in cui tutto questo non era possibile. I bambini di oggi, invece, crescono con l’idea che a fronte di un problema è sufficiente andare a cercare la soluzione su internet per risolverlo.

Questo produce una serie di conseguenze: toglie il piacere della scoperta, la ricerca dell’approfondimento critico e lo sforzo di andare a cercare qualcosa. Questo provoca quasi una sorta di cambiamento della forma mentis dei bambini, inducendoli a pensare che davvero possono ottenere tutto e subito. Quando invece dal punto di vista educativo sappiamo come le cose più belle e importanti della vita si ottengono con l’impegno, il sacrificio, la dedizione nel desiderare di raggiungere quell’obiettivo.

Educazione digitale: le regole da seguire

Volendo fornire una sorta di vademecum per i genitori con delle regole da seguire per una sana educazione digitale quali riferimenti possiamo dare?

La regola è quella di accompagnare all’uso del dispositivo. Partendo dal presupposto che il bambino non è in grado di autoregolarsi è l’adulto che deve essere la regola. In questo senso è importante che il bambino non sia mai da solo, in quanto il pericolo reale c’è, che vengano definiti degli spazi di utilizzo (per esempio quando si è a tavola no, ma in salotto sì), un tempo di utilizzo ed è importante prestare attenzione all’utilizzo che il bambino fa del dispositivo digitale. Inoltre è importante instillare nel bambino il senso critico, soprattutto in quelli più grandi, in modo che li si educhi a non prendere le notizie, le immagini e i video per come appaiono, ma saperla analizzare.

Anonimo

chiede:

Il ruolo delle tecnologie nell’educazione dei bambini

Qual è, invece, il ruolo delle tecnologie nell’educazione dei bambini? Quali opportunità ci sono rispetto al passato che è possibile cogliere?

Questo vale principalmente per i bambini più grandi quando entrano nel mondo della scuola in quanto il tipo di apprendimento cambia sì da individuo a individuo, ma anche nel corso del tempo. Oggi, sempre per quel rischio del ‘tutto e subito’ di cui dicevamo, i bambini per apprendere bene hanno bisogno di immagini, video, colori accattivanti e tutta una serie di stimoli che risultino intriganti. Questo si presta perfettamente alle caratteristiche della tecnologia, tanto che non è un caso che i libri di testo sono molto cambiati e prevedano il CD o il QR Code per l’accesso all’applicazione. La tecnologia risulta positiva proprio perché rende l’apprendimento più intrigante, veloce e stimolante.

Tutto questo è importante anche per responsabilizzare il bambino sull’uso di uno “strumento da grandi” per svolgere le sue attività non solo ludiche, ma anche serie e altrettanto importanti.

In conclusione possiamo dire che il digitale, in tutte le sue forme ed espressioni (dallo smartphone al social network, passando per le piattaforme), non qualcosa contro cui combattere. Non è una guerra o un problema con il quale convivere. È una realtà per la quale non si torna indietro e che va affrontata e vissuta, come tutte le cose, con consapevolezza e attenzione.

E se, alla luce di quanto abbiamo appena detto, un’educazione al digitale non solo è possibile, ma è doverosa per non consegnare al futuro adulti passivi di fronte alle sfide che dovranno affrontare, è importante anche cogliere l’occasione per recuperare un uso sano della tecnologia da parte di adulti che, senza esprimere giudizi, sembrano presi da una sbornia da digitale, tale da non comprendere le dinamiche che animano queste realtà e utilizzano questi strumenti nella maniera meno adeguata possibile. E questo non può che influire negativamente in termini di educazione verso i bambini.

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  • Bambino (1-6 anni)