Parto prematuro, le possibili conseguenze

Parto prematuro, le possibili conseguenze

Si parla di parto prematuro, o pretermine, quando il neonato nasce prima della settimana 37 di gravidanza. Più nel dettaglio, si parla di prematurità tardiva quando il parto avviene dopo la settimana 34 e di prematurità grave, o estrema, quando avviene prima della 34ima settimana di gestazione, o addirittura tra la ventesima e la venticinquesima settimana.

Le possibili conseguenze di un parto prematuro variano in modo notevole a seconda del grado di precocità del parto stesso. Nel caso di neonati venuti al mondo con poche settimane di anticipo, i rischi di complicanze sono molto bassi, e i problemi possono riguardare soprattutto il basso peso alla nascita, una iniziale difficoltà ad attaccarsi al seno e l’itterizia prolungata. Si tratta di inconvenienti che nella stragrande maggioranza dei casi si risolvono nel giro di pochi giorni, e non presentano strascichi o conseguenze a lungo termine.

In caso di prematurità grave o estrema, la situazione si complica, anche se in Italia il tasso di sopravvivenza dei neonati prematuri è altissimo, e si aggira intorno al 90% anche per i bambini con peso alla nascita inferiore ai 1500 grammi. In un parto prematuro, le possibili conseguenze a breve termine consistono innanzitutto in difficoltà respiratorie, dovute alla immaturità del neonato. I piccoli nati prima delle 32 settimane di gravidanza sviluppano in molti casi una patologia definita displasia broncopolmonare, e sono soggetti a episodi di apnea.

Un’altra delle possibili conseguenze di un parto prematuro è la difficoltà a mantenere una temperatura corporea adeguata, che in realtà è un tratto tipico di tutti i neonati, accentuato nei nati pretermine dalla carenza o mancanza dello strato adiposo (grasso) che isola il corpo. È per questo che le incubatrici e le culle termiche per i bimbi prematuri permettono di mantenere la temperatura a livelli ottimali per il neonato.

A livello cardiaco, il neonato prematuro può soffrire di ipotensione, o presentare il cosiddetto dotto arterioso pervio, con aorta e arteria polmonare in comunicazione tra loro a causa di un’apertura. Si tratta di una condizione fisiologica nel feto, ma che si risolve normalmente prima della nascita. Nei prematuri gravi, non c’è stato il tempo perché questo avvenisse all’interno dell’utero, per cui può essere necessario un trattamento farmacologico dopo la nascita. I neonati prematuri gravi ed estremi possono soffrire anche di problemi neurologici, come le emorragie cerebrali, o gastrointestinali, di gravità variabile.

Le conseguenze a lungo termine della prematurità riguardano sostanzialmente i prematuri gravi ed estremi, e possono includere disturbi della vista o dell’udito, ritardi cognitivi, problemi dentali, asma e disturbi psicologici. In realtà, molto dipende dal grado di precocità della nascita (anche una settimana in più all’interno dell’utero materno può fare una differenza enorme), dalla tempestività dell’intervento (i primi due o tre minuti dopo la nascita sono cruciali) e dalla efficacia delle cure ricevute. Il latte umano, della madre o di una donatrice, e il contatto pelle a pelle rappresentano strumenti importanti per coadiuvare i trattamenti e le terapie per i neonati prematuri.