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Parto con epidurale: pro e contro

Se siete in stato di gravidanza e state pensando a un parto con epidurale per gestire il dolore, sappiate che non siete sole: oltre il 60% delle donne che arriva negli ospedali per partorire chiede questo tipo di anestesia, e con una buona ragione visto che è considerato uno dei più sicuri metodi di controllo del dolore, con solo una complicazione grave su 3.000 gravidanze. Iniettato direttamente nella colonna vertebrale, questo anestetico di solito intorpidisce dalla vita in giù dopo 10 o 20 minuti.

Ecco pro e contro da considerare prima di scegliere il parto con epidurale.

Primo tra i pro dell’anestesia epidurale il sollievo dal dolore molto efficace durante il parto, ma anche dopo i tagli cesarei e varie operazioni. Questo tipo di anestesia, poi, è adatta anche in caso di utilizzo del forcipe e di manovre come la rotazione di Kielland della testa fetale. L’epidurale, inoltre, consente alla partoriente di riposare in caso di un lungo travaglio e abbassa la pressione sanguigna, quindi è molto efficace contro l’ipertensione naturalmente indotta dalla gravidanza. In passato si credeva che l’epidurale ritardasse il momento del parto, ma i nuovi farmaci non riportano questa conseguenza. L’aspetto positivo per cui è conosciuta l’anestesia epidurale, però, riguarda la partecipazione emotiva al parto che consente alla partoriente, permettendole di dimenticare – almeno per un po’ – il dolore. In ultimo, bisogna anche citare i molti anni di ampio utilizzo durante il travaglio e il parto, che lo rendono un farmaco più sicuro.

Per contro, nel fare l’epidurale, possono essere necessari vari tentativi, a causa della difficoltà dell’inserimento dell’ago, e comunque l’anestesia potrebbe non avere l’effetto desiderato, intorpidendo solo le gambe. Tra gli effetti indesiderati possono esserci mal di testa per diversi giorni, brividi, ronzio nelle orecchie, forti cali di pressione arteriosa, nausea, vomito e difficoltà a urinare. Quelli collaterali più gravi ma anche molto rari, poi, annoverano la sindrome della cauda equina, difficoltà respiratorie, ascesso epidurale e paralisi. In generale, questo tipo di anestesia costringe al monitoraggio continuo della frequenza cardiaca del feto e obbliga la partoriente a restare per tutto il travaglio a letto, rendendo molto difficile la spinta: in questa fase, infatti, spesso l’epidurale viene interrotta per permettere alla donna di riacquistare le sensazioni.

Il parto con epidurale, visti pro e contro, è dunque una scelta molto personale, ma che va comunque vagliata e presa insieme a ginecologo e ostetrica dopo un’attenta analisi delle condizioni di salute di mamma e bambino e delle possibili situazioni che si prospettano per il caso, visto che ogni parto è diverso dall’altro.

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