Si tratta di una procedura di anestesia locale ampiamente utilizzata negli ospedali durante diversi interventi chirurgici che si avvalgono dei vantaggi di questo tipo di tecnica. Oltre a essere prevista durante interventi ortopedici, vascolari agli arti inferiori e urologici, è impiegata da oltre tre decenni anche durante il parto cesareo, tanto da essere la procedura d’elezione sia per quelli programmati che per il cesareo d’emergenza.

Scopriamo meglio di cosa si tratta e come funziona, anche andando a differenziarla dall’anestesia epidurale e da quella generale, individuando gli elementi per cui è diventata la procedura d’elezione per i tagli cesarei e quali sono i vantaggi e i rischi nel suo utilizzo.

Cos’è l’anestesia spinale?

Nota anche come il nome di anestesia subaracnoidea, l’anestesia spinale è, come evidenziato in questo studio, una tecnica di anestesia neuroassiale in quanto è legata al’iniezione di un anestetico locale all’interno del sistema nervoso centrale (SNC), composto dal cervello e del midollo spinale.

Il midollo spinale è racchiuso nel canale spinale, la struttura composta dai forami di ciascuna vertebra e dai suoi legamenti. Il liquido cerebrospinale (liquor) e le 3 meningi (dall’esterno: dura madre – liquor – aracnoide e pia madre) proteggono il fascio nervoso lungo tutto il suo decorso all’interno del SNC.

Innanzitutto chiariamo la differenza tra anestesia e analgesia, onde non far confusione:

  • Anestesia (da greco an– senza e –aistesis cioè sentire, percepire) è la tecnica farmacologica che ci permette di eseguire un intervento chirurgico senza, appunto, sentire o percepire nulla. L’anestesia è composta da 3 pilastri: assenza di dolore, assenza di percezione (e coscienza per l’anestesia generale) e assenza di movimento.
  • Analgesia (sempre dal greco an– senza e algos cioè dolore) è un termine che indica tutte le metodiche (farmacologiche e non) che non ci fan sentire dolore, lasciando inalterate la coscienza e la capacità di movimento.

Si parla di anestesia subaracnoidea in quanto l’iniezione del farmaco viene effettuata proprio nello spazio subaracnoideo, ovvero quello compreso tra le due membrane (aracnoide e pia madre) che formano le meningi, all’interno del quale vi è il liquor.

Diffondendo insieme al liquor, l’anestetico locale può bagnare e bloccare la trasmissione di tutti gli impulsi cerebrali (dolore, percezione del tocco, movimenti…) da poco sopra l’ombelico, fino alla punta dei piedi, in modo da permettere di eseguire diversi interventi chirurgici senza alcun dolore per il paziente.

L’anestesia spinale durante il parto

Anestesia-spinale-parto
Fonte: iStock

Analizzando tutte le tecniche di analgesia del parto è doveroso precisare che l’anestesia spinale non è uguale all’anestesia né all’analgesia epidurale. Quest’ultima, infatti, viene eseguita in una sede differente (spazio epidurale, cioè “prima”, tra dura madre e aracnoide): la durata è simile, ma il tempo di effetto (onset) è più lento, per cui non è la tecnica adatta per un taglio cesareo in urgenza.  L’epidurale è la tecnica di elezione per l’analgesia nel parto naturale anche perché questa tecnica elimina solamente il dolore, mentre nell’anestesia spinale il farmaco provoca appunto anche la perdita del controllo muscolare delle gambe.

L’anestesia spinale viene effettuata tramite un’unica iniezione e ha un effetto che va da circa 1 a 2 ore. A differenza dell’analgesia epidurale, come detto, ha un effetto inibitorio anche del controllo muscolare degli arti inferiori. Per questo motivo è utilizzata durante il parto cesareo e non in quello naturale in modo che, in quest’ultimo caso, la partoriente abbia il controllo delle contrazioni e possa contribuire attivamente al parto.

Entrambe le forme di anestesia differiscono dall’anestesia totale in quanto si tratta di tecniche locali più sicure che inibiscono solamente la zona nella quale viene effettuata l’iniezione, lasciando sveglia e attiva la restante parte del corpo (indicativamente dall’ombelico in su). L’anestesia spinale viene eseguita esclusivamente nella zona lombare per evitare danni al midollo e per impedire che i farmaci agiscano nelle regioni toraciche superiori e in quelle cervicali.

Prima dell’esecuzione dell’anestesia spinale vengono eseguiti analisi e controlli per valutare il rapporto tra rischi e benefici e stabilire l’opportunità e la convenienza di ricorrere a questo tipo di tecnica. L’iniezione vera e propria avviene con la donna in posizione seduta o sdraiata su un fianco in modo da consentire un percorso rettilineo nell’inserimento dell’ago tra le vertebre spinali. L’introduzione dell’ago e l’iniezione del farmaco non è dolorosa, ma talvolta può provocare un leggero fastidio.

I vantaggi dell’anestesia spinale

L’anestesia spinale è un tipo di anestesia relativamente semplice da eseguire per il personale medico e ha un’azione rapida con un basso rischio di fallimento. A differenza dell’anestesia totale, non necessita dell’intubazione e assicura un recupero rapido nel giro di poche ore, non coinvolgendo organi vitali e permettendo alla partoriente di essere consapevole e sveglia al momento della nascita del bambino.

Questo favorisce il contatto madre-figlio, permettendo di anticipare l’inizio dell’attaccamento al seno.

Rischi e controindicazioni

Nonostante sia una pratica sicura e ormai validata per il parto cesareo, anche l’anestesia spinale, come tutte le pratiche mediche invasive, non è scevra da rischi. Il sito MedilinePlus segnala come possa essere associata alla formazione di un ematoma intorno al luogo dell’iniezione, all’insorgenza di infezioni alla colonna vertebrale (come la meningite), danni ai nervi e, più raramente, convulsioni.

Vanno considerate anche possibili complicanze transitorie come la nausea, la riduzione della pressione sanguigna, la difficoltà a urinare o la perdita dell’udito a bassa frequenza.

Anche il mal di testa è un fenomeno associato all’anestesia. Di per sé è un disturbo comune dopo qualsiasi intervento chirurgico, ma che ha un rischio maggiore a seguito di un’anestesia, sia essa spinale o epidurale: è un sintomo poco frequente, ma spiacevole e transitorio (poche ore) e risolvibile con generosa idratazione (endovenosa ed orale). Qualora dovese permanere per più di 24 ore, è segno di un possibile
stravaso di liquor attraverso il sito di iniezione (evento raro dacché i calibri degli aghi di anestesia si sono ridotti a pochi decimi di millimetro, 0,5-0,45 mm): in quel caso l’anestesista provvederà a diagnosticarlo (se necessario con una risonanza magnetica) e a porvi rimedio
(blood patch, ovvero iniezione di pochi ml di sangue venoso nello spazio epidurale in prossimità del sito di iniezione dell’anestesia).

Le controindicazioni all’anestesia spinale per il parto cesareo sono poche e sono legate per lo più ad allergie agli anestetici locali, malattie neurologiche (come la sclerosi multipla), coagulopatie, trombocitopenia e impossibilità tecniche di esecuzione della procedura (tatuaggi in sede di iniezione o presenza di protesi o stabilizzatori vertebrali).

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