Parto prematuro, la percentuale di sopravvivenza a seconda della settimana

Il parto prematuro può avvenire per diverse cause: ecco quali sono i motivi principali e quali le percentuali di sopravvivenza a seconda del periodo gestazionale in cui si verifica.
Parto prematuro, la percentuale di sopravvivenza a seconda della settimana

Il conto delle settimane di gravidanza inizia a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione e prosegue per circa 40 settimane. Una gravidanza viene considerata “a termine” quando il parto avviene dopo la 37esima settimana e entro la 41esima. Se il parto avviene prima di 37 settimane è definito pretermine (o prematuro), mentre è la gravidanza è protratta (oltre il termine) quando il parto arriva dopo la 42esima settimana.

Parto prematuro, le cause

Se il parto avviene prima della 37esima settimana è definito pretermine o prematuro e, a seconda della settimana esatta in cui si verifica, possono verificarsi alcune complicazioni più o meno gravi per il bambino e per la mamma. In Italia ogni anno si registrano dai 32mila ai 34mila parti pretermine, circa il 10-15% delle gravidanza totali.

Le cause del parto pretermine sono di vario genere: possono essere ad esempio la conseguenza di patologie della mamma, ad esempio diabete, preeclampsia (gestosi), infezioni o fibromi, oppure possono derivare dal feto, come rottura prematura delle membrane o placenta previa. Se la gravidanza è gemellare aumentano poi le possibilità di avere un parto prematuro. Nella maggior parte dei casi il parto prematuro avviene senza preavviso ed è necessario un intervento chirurgico per aumentare le possibilità di sopravvivenza del neonato. Anche il fumo o l’assunzione di droghe possono aumentare il rischio di parti pretermine.

Se invece una gravidanza è già considerata a rischio di parto pretermine per le patologie già riscontrate nel corso della gravidanza (e se il prolungamento della gestazione non mette a rischio la salute della mamma e del feto) il medico in genere cerca di protrarla il più a lungo possibile, per consentire al feto di avere il tempo necessario per svilupparsi.

Parto prematuro e sopravvivenza

Negli ultimi anni la percentuale di sopravvivenza dei bambini nati con largo anticipo rispetto al termine previsto si è alzata notevolmente grazie al miglioramento delle terapie intensive neonatali. In passato i bambini che nascevano a 22 o 23 settimane di gestazione non avevano praticamente alcuna possibilità di sopravvivere, oggi invece la percentuale (pur bassa) è del 10%. Una nascita prematura al sesto mese di gestazione si accompagna poi al rischio di gravi patologie nel bambino.

Partorire a 23 settimane può presentare una percentuale di sopravvivenza del feto dal 10 al 40%, partorire a 24 settimane dal 40 al 70% e così via fino alle 34 settimane, quando la percentuale di sopravvivenza è del 98%.

  • 23 settimane/10-40%
  • 24 settimane/40-70%
  • 25 settimane/50-80%
  • 26 settimane/80-90%
  • 27 settimane/90%
  • 30 settimane/95%
  • 34 settimane/98%

Si tratta di numeri indicativi, poiché ogni parto è a sé e, soprattutto, ancor di più nel caso di nascita prematura, bisogna tener conto delle variabili che possono intervenire a complicare ulteriormente la situazione.

Oltre al calcolo matematico dell’età gestazionale per calcolare le possibilità di sopravvivenza di un bambino nato molto prematuro bisogna confrontarsi anche con la maturità degli organi interni e in particolare dei polmoni, che generalmente maturano verso la 27-28esima settimana, quando i movimenti respiratori iniziano ad essere coordinati e regolari.

A questi fattori deve aggiungersi anche il calcolo del peso del bambino alla nascita e l’esposizione ad eventuali infezioni, che possono complicare ulteriormente un quadro clinico già precario. Generalmente se il bambino pesa poco meno di 1500 grammi ha dal 90 al 95% di probabilità di sopravvivenza, mentre se nasce con un peso inferiore ai 1000 grammi ha più del 70% di probabilità di sopravvivere, percentuali che variano a seconda della settimana di gestazione in cui si verifica il parto.

Una volta nato, il bimbo prematuro non è in grado di affrontare la vita che lo aspetta al di fuori dall’utero materno, quindi viene subito messo in un’incubatrice, che riproduce il più possibile l’ambiente del ventre materno.

La temperatura corporea del bambino verrà mantenuta costante, sarà alimentato artificialmente e aiutato a respirare da apposite macchine sino a che non sarà cresciuto abbastanza da essere forte e autonomo. I bimbi prematuri vengono immediatamente trasferiti presso la Terapia intensiva neonatale (TIN) più vicina.

Parto naturale, le cose da sapere

Articolo

Parto naturale, le cose da sapere

Il parto naturale spiegato passo dopo passo: dai sintomi dei giorni precedenti alla perdita del tappo mucoso e al travaglio, fino all'espulsione.