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Malattie
in gravidanza
SIFILIDE
La
sifilide o lue è una malattia diffusa in tutto il mondo e
rappresenta tuttora una sfida per i programmi di salute pubblica. Dopo
la 2ª guerra mondiale, in seguito all'introduzione della
penicillina, ai controlli sierologici nelle donne gravide,
all'identificazione e al trattamento dei partners infetti, si è
verificata una importante riduzione nell'incidenza della malattia; la
storia successiva vede un alternarsi di aumento e di diminuzione dei
casi, in rapporto alle risorse impiegate nei programmi di sorveglianza
della malattia, al livello socioeconomico della popolazione, a
variazioni nei comportamenti delle persone interessate.
Etiologia
L'agente
infettivo della Lue è il Treponema pallidum. è
estremamente sensibile ai fattori ambientali, soprattutto al calore,
all'essiccamento, ai saponi e alle variazioni osmotiche; sopravvive
con difficoltà al di fuori dell'organismo ospite. Molte delle sue
caratteristiche biochimiche e biologiche sono ancora in fase di
studio.
Trasmissione
L'uomo
è l'ospite naturale del T. pallidum e ne è anche il vettore.
La via abituale di trasmissione tra le persone adulte è quella
sessuale per passaggio attraverso abrasioni delle mucose o della cute;
non passa attraverso barriere integre. Una volta iniziata la terapia
con penicillina in dose adeguata si ha scomparsa dei treponemi dalle
lesioni in poche ore. Il neonato e il bambino vengono abitualmente
infettati attraverso la placenta, più raramente attraverso contatto
con lesioni infette durante il passaggio nel canale del parto, oppure
con lesioni del capezzolo durante l'allattamento. In risposta
all'infezione l'organismo esprime una risposta immunitaria sia
cellulare che umorale, probabilmente in parte protettiva, non in grado
però di impedire l'evoluzione della malattia.
Sifilide
nella donna gravida
La
gravidanza non altera il decorso clinico della sifilide acquisita. La
lesione primaria compare dopo circa 3 settimane dal contatto
contaminante nel luogo d'inoculazione. Se non trattata, regredisce
spontaneamente in 3-8 settimane. Può essere difficile da
diagnosticare nella donna in quanto può localizzarsi a livello della
vagina o del collo dell'utero. Da 6 settimane a sei mesi dopo
l'infezione, per disseminazione dei treponemi dalla lesione primaria,
in assenza di trattamento, possono comparire le manifestazioni della
lue secondaria che consistono soprattutto in rash cutaneo
generalizzato ad elementi tipo macule, papule, pustole. Anche tali
manifestazioni scompaiono spontaneamente dopo alcune settimane (fino
ad un anno dall'infezione). Segue il periodo di latenza clinica,
asintomatico, in cui la diagnosi è solo sierologica, che può durare
da poche settimane a molti anni, a volte per tutta la vita. Dopo anni
possono comparire (in 1/3 circa dei pazienti) le manifestazioni della
lue terziaria con interessamento del SNC, del sistema cardiovascolare
e formazione di granulomi e gomme-luetiche a carico di vari organi. La
diagnosi viene fatta normalmente in base ai test sierologici eseguiti
alla prima visita della donna gravida. I test sierologici in uso si
distinguono in non treponemici (in pratica la VDRL, Venereal Disease
Research Laboratory) e treponemici (TPHA, Treponema pallidum
Haemoagglutination, FTA-ABS, Fluorescent Treponemal Antibody
ABSorption). La VDRL individua un anticorpo anticardiolipina presente
nel siero delle persone infette. Il test diventa reattivo da 1 a 3
settimane dopo la comparsa della lesione primaria; in circa un quarto
dei casi di lue primaria, latente e tardiva non si positivizza. è
sempre positivo nella lue secondaria. Poiché si negativizza
dopo terapia, viene usato per valutare l'efficacia del trattamento. I
test treponemici usano FTA-ABS o TPHA; hanno maggior sensibilità e
specificità dei precedenti e si positivizzano entro 12-15 giorni
dalla comparsa della lesione primaria. Essi rimangono positivi per
tutta la vita, indipendentemente dalla terapia. è
prassi comune eseguire sia la VDRL che un test treponemico.
Sifilide
congenita
L'infezione
transplacentare del feto può avvenire ad ogni stadio della gravidanza
e in qualunque fase dell'infezione materna. L'infezione fetale è la
regola in assenza di terapia nel caso di madre affetta da lue primaria
o secondaria, scende al 40% durante lo stadio di latenza precoce e al
6-14% durante lo stadio latente tardivo, in assenza di trattamento
adeguato. Per Per trattamento adeguato della lue si intende il
trattamento con penicillina G nella neurosifilide, con penicillina
procaina o benzatinpenicillina nelle altre forme cliniche. Il
trattamento con eritromicina non è terapeutico per il feto, in quanto
tale farmaco non passa attraverso la placenta in modo adeguato. Le
manifestazioni cliniche della lue perinatale assomigliano a quelle
delle altre infezioni che diffondono per via ematogena dalla madre
alla placenta e al feto: il danno fetale dipende perciò dallo stadio
di sviluppo al quale l'infezione avviene, al tempo intercorso tra
infezione e trattamento, all'adeguatezza del trattamento, ad eventuali
reinfezioni materne, alla risposta immunitaria del feto. Con
un'infezione precoce e in assenza di terapia si possono verificare
aborto, nascita di un feto morto, parto prematuro, morte neonatale.
All'ecografia fetale segni sospetti sono la presenza di idrope fetale
o importante epatosplenomegalia. Alla nascita l'infezione può essere
clinicamente manifesta o silente (da un terzo a metà dei casi); se
non trattata, i segni e i sintomi possono comparire dopo mesi o anni.
I sintomi più caratteristici della sifilide congenita precoce sono:
epatomegalia, con o senza splenomegalia, rash cutaneo e anomalie
ossee; spesso sono presenti ittero e anemia; meno frequentemente
piastrinopenia e adenopatia generalizzata; deve sempre essere
ricercata una possibile meningite acuta. I segni patognomonici della
forma tardiva sono costituiti dalla triade di Hutichinson: denti di
Hutichinson, cheratite interstiziale e sordità neurosensoriale;
possono essere presenti ritardo mentale, convulsioni, atrofia ottica,
paralisi generale giovanile e ancora anomalie delle ossa e delle
articolazioni quali bozze frontali, naso a sella, tibie a sciabola,
versamenti articolari specie a carico del ginocchio, ispessimento
dell'articolazione sternoclavicolare, ragadi delle giunzioni
cutaneo-mucose.
Trattamento
La
penicillina è il farmaco di scelta; nessuna resistenza è stata
ancora riportata. Dopo appropriata terapia VDRL diminuisce in modo
significativo in 3-6 mesi e si negativizza in 12 mesi nella lue
primaria e secondaria. Le forme latenti richiedono un periodo più
lungo : i test treponemici rimangono positivi indefinitamente tranne
in pochi casi di lue primaria. Nessun altro antibiotico è ritenuto
adeguato per il trattamento della donna gravida.
Follow
up
Il
neonato a cui è stata fatta diagnosi di lue congenita deve essere
seguito ad intervalli di 3 mesi con valutazione clinica e sierologica
fino alla negativizzazione o stabilizzazione dei test sierologici; è
indicata una valutazione della vista, dell'udito, dello sviluppo
psicomotorio. Un test treponemico andrebbe eseguito a 15 mesi di età.
La madre trattata in gravidanza deve seguire controllo sierologico
ogni mese fino al parto e poi ogni 3 mesi fino alla
negativizzazione; deve ripetere il trattamento se il titolo
anticorpale aumenta di 4 volte.
Prevenzione
La
prevenzione della lue congenita si attua mediante il controllo
sierologico in gravidanza e il trattamento delle donne infette e dei
loro partners. Oltre ad un test sierologico nel 1° trimestre, nei
soggetti a rischio la VDRL deve essere ripetuta a 28 settimane e
al momento del parto.
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