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Diagnosi di sterilità maschile

Una corretta diagnosi di sterilità maschile prevede un’accurata ed approfondita anamnesi, uno scrupoloso esame obiettivo e, successivamente, l’esecuzione di specifici esami laboratoristici e strumentali.
Tali esami sono solitamente di più semplice esecuzione rispetto a quelli praticati nella donna; tuttavia, l’identificazione delle cause che sono alla base del problema è, in genere, meno agevole e ciò si ripercuote inevitabilmente sull’opzione terapeutica e sui risultati del trattamento

Anamnesi

1. Età della madre al momento del concepimento

2. Età puberale del paziente

3. Patologie attuali o pregresse
– INFETTIVE: parotite epidermica, tubercolosi, gonorrea
– ENDOCRINE: distrofia adiposo-genitale di Froelich, morbo di Cushing, S. adrenogenitale, iper o ipo-tireldismo
– METABOLICHE: diabete mellito
– ALTRE: distrofia muscolare, fibrosi cistica

4. Interventi chirurgici: riparazione di ernie, chirurgica retroperitoneale, vasectomia

5. Abitudini sessuali: numero di rapporti e periodo in cui avvengono

6. Libido, erezione, eiaculazione

7. Assunzione di droghe, alcool, farmaci

8. Esposizione a sostanze tossiche, radiazioni, microonde, temperature elevate.

Per una corretta diagnosi di sterilità maschile è di fondamentale importanza un’accurata raccolta anamnestica. Essa deve essere volta ad evidenziare, tra l’altro, pregressi interventi chirurgici o patologie (infettive, endocrine, dismetaboliche) che possono incidere fortemente sulla fertilità maschile. Si indagherà, inoltre, sulle abitudini sessuali del maschio, sulla libido, sull’erezione, sull’eiaculazione. Non dovrà essere, infine, trascurata l’eventuale assunzione di droghe, alcool e particolari farmaci, l’abitudine al fumo, l’esposizione a sostanze tossiche, a radiazioni, a microonde e ad alte temperature.

 

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