Svezzamento e allergie: metodi e tempi secondo gli esperti

Svezzamento e allergie: metodi e tempi secondo gli esperti

Intorno ai sei mesi arriva il momento di introdurre i primi cibi solidi nella dieta del bambino, che si mostra pronto per fare la conoscenza con alimenti nuovi. In questo periodo si può iniziare il processo verso lo svezzamento: il bimbo scopre i primi sapori e, in alcuni casi, anche le prime allergie alimentari.

Ci sono diversi metodi seguiti in questa fase cruciale dello sviluppo del bambino: lo svezzamento “convenzionale” prevede che gli alimenti siano introdotti gradualmente. Secondo questo approccio, i cibi più allergizzanti vengono proposti il più tardi possibile, e sempre uno alla volta, in modo da monitorare la reazione del bambino. Il glutine, per esempio, viene introdotto a partire dai sette mesi, quando cioè lo svezzamento è cominciato già da qualche settimana. Per il pesce, l’uovo (prima solo l’albume) e i pomodori si aspetta ancora di più, visto che si tratta di alimenti che potrebbero scatenare una reazione allergica alimentare.

Negli ultimi anni si sta affermando però anche una diversa visione del tema dello svezzamento collegato alle eventuali allergie alimentari, secondo la quale l’introduzione tardiva degli alimenti più a rischio potrebbe essere addirittura negativa. Per i bambini allattati al seno, l’allattamento potrebbe avere anche una funzione protettiva rispetto alle allergie, per cui sarebbe consigliabile non tardare troppo l’inserimento dei cibi problematici nella dieta.

Alcuni pediatri consigliano poi un diverso approccio alla introduzione degli alimenti solidi definito “autosvezzamento” (o alimentazione complementare a richiesta): il bambino mangia le stesse pietanze che vengono preparate per il resto della famiglia, senza seguire una tabella per l’introduzione dei vari alimenti. Anche in questo caso però, è buona norma proporre i cibi più allergizzanti uno alla volta, in modo da evitare rischi e osservare bene le eventuali reazioni del bimbo. In questa direzione anche il documento redatto dall’Associazione culturale pediatri (Acp), che traccia alcune linee generali sull’alimentazione e sull’autosvezzamento dei più piccoli. Nel documento, rivolto a pediatri e non solo, si fa riferimento all’alimentazione responsiva:

L’applicazione di questo principio rafforza e consolida la capacità di autoregolazione del bambino e lo sviluppo della sua autonomia, ed è ritenuta la migliore pratica di alimentazione responsiva da numerose agenzie e organizzazioni scientifiche, come per esempio l’Academy of Nutrition and Dietetics negli USA, l’Accademia Americana di Pediatria e l’OMS. Recenti osservazioni, che necessitano di ulteriori approfondimenti della ricerca, sembrano confermare un effetto protettivo dell’alimentazione responsiva nel prevenire i disturbi precoci dell’alimentazione infantile e l’eccesso ponderale nella prima infanzia.

Lo stesso documento si occupa poi anche delle allergie alimentari:

Il bambino a rischio allergico dovrebbe introdurre i primi alimenti complementari attorno ai 6 mesi, in modo simile al bambino non a rischio. In pratica, per quanto riguarda il rischio di allergie, nel corso del primo anno di vita il bambino può introdurre nella sua dieta tutti gli alimenti. I soggetti a rischio o con eczema dovrebbero introdurre l’alimento sotto controllo medico. Solo nei paesi con alto consumo di arachidi è indicato introdurre questo alimento verso i 4-6 mesi di età in caso di eczema severo o allergia all’uovo.

Un altro caposaldo a cui si attiene l’Acp è poi quello relativo all’alimentazione migliore per tutta la famiglia: come nel caso del consumo di frutta e verdura la raccomandazione degli esperti è di seguire una dieta il più possibile bilanciata, abituando il bambino alla presenza di alimenti diversi.

Al di là della filosofia e dei tempi che si scelgono, il tema dello svezzamento e delle allergie non va comunque sottovalutato. Il pediatra è la persona giusta a cui fare sempre riferimento, evitando soluzioni casalinghe o improvvisazioni e prestando attenzione alle reazioni fisiche del bambino al contatto con nuovi alimenti: un’accortezza che diventa ancora più importante nel caso di bambini che nei primi mesi di vita hanno già manifestato allergie cutanee o dermatite atopica, oppure che abbiano familiarità con le allergie alimentari.