'Tu non la vuoi questa bambina, o spingeresti più forte!' - GravidanzaOnLine

“Tu non la vuoi questa bambina, o spingeresti più forte!”

Il racconto di Mariangela, che in sala parto ha subito forme di violenza che hanno compromesso la sua salute e quella della sua bambina.

Alcuni giorni fa abbiamo raccontato alcune esperienze negative vissute dalle donne in sala parto, fatte di maltrattamenti verbali e anche fisici. La violenza ostetrica esiste, purtroppo, e bisogna parlarne.

Senza fare allarmismi, perché la gran parte delle nascite è ad opera di professionisti che sanno prendersi cura della donna e del nascituro nel migliore dei modi.

E senza l’intenzione di puntare il dito contro alcuna categoria, tutt’altro.

Riteniamo giusto, e doveroso, dare voce a quante ci hanno scritto raccontando una realtà diversa da quella vissuta dalla maggior parte delle partorienti, per far sì che le donne che si apprestano a partorire conoscano i propri diritti, e possano farli presenti al momento opportuno.

Sulla nostra pagina Instagram abbiamo ricevuto testimonianze di donne che hanno subito questo tipo di violenza, che si manifesta in modi molto diversi: in alcuni casi si tratta di maltrattamenti verbali, affermazioni che vanno ben oltre il desiderio di “spronare” la donna durante il travaglio e si trasformano in veri e propri insulti.

In altri casi alle parole si sono accompagnati anche interventi medici non necessari e in alcuni casi persino pericolosi, che lasciano alla donna un pessimo ricordo del momento del parto, di cui porta i segni sul corpo per molto tempo. Proprio perché questo insieme di comportamenti non è normale e non è legale la donna può difendersi, denunciando l’accaduto.

Abbiamo raccolto la testimonianza di Mariangela, che ci ha raccontato il suo parto in cui niente è andato come doveva: ecco la sua storia.

“Vai a casa, tanto non partorisci oggi”

La mia data presunta del parto era il 9 maggio, ma la bimba aveva troppa fretta di nascere e già dal 6 aprile sono stata ricoverata per minaccia di parto prematuro. Mi hanno letteralmente imbottitita di spasmex per tenerla buona, ma non ha funzionato  vengo dimessa il 9 sera e inizio a perdere il tappo mucoso. L’11 sera lo perdo completamente e vado al pronto soccorso perché avevo anche tante contrazioni (nonostante le mie 3 compresse di spasmex giornaliere).

Mi fanno il tracciato e una visita dicendomi che ho il collo completamente appianato ma chiuso e all’1 e mezza del mattino del 12 aprile mi dicono di tornare a casa perché tanto non avrei partorito. Sarei dovuta tornare alle 9 del mattino per ripetere il tracciato. Casa mia dista una trentina di minuti di macchina dall’ospedale quindi ho chiesto di tenermi in osservazione perché avevo tanti, forse troppi dolori, ma mi mandano via.

Sono arrivata a casa, ho preso il mio solito spasmex e mi sono messa a letto. Ma appena sdraiata ho rotto le acque  quindi di nuovo tutto di corsa per tornare all’ospedale. Mi hanno messo in una sala travaglio sola e quasi al buio, lasciando fuori mio marito.

“Sei un’altra che ha paura di sentire un po’ di dolore”

Chiedevo aiuto perché continuavo a perdere liquido amniotico ma nessuno mi sentiva né infermiere né ostetriche. Finalmente una delle ostetriche mi sente e mi dice di alzarmi e di mettermi la camicia da notte e un panno post parto.

Mi visitano e mi dicono che sono dilatata a 4cm, mi chiedono se volevo usufruire dell’epidurale ma alla mia risposta affermativa mi ridono in faccia dicendomi che sono un’altra donna che ha paura di sentire un po’ di dolore.

Mi fanno andare in sala parto e mi fanno l’analgesia. Finalmente fanno entrare mio marito. Premetto che la notte tra l’11 e il 12 aprile c’erano stati 4 tagli cesarei quindi il personale era svogliato e nervoso (come se avessi colpa ad aver rotto le acque proprio quella notte).

Non credo di aver ricevuto le attenzioni che una ragazza di 27 anni al primo figlio (e qualsiasi donna del mondo) merita. Mi hanno costretta a stare sdraiata a pancia sopra sul lettino, poi mi hanno messa a carponi (nonostante gli dicessi che in quella posizione non riuscivo a respirare e mi si addormentava una gamba, perché è questa l’unica cosa che ha fatto l’epidurale, addormentarmi una gamba, non alleviarmi gli altri dolori).

“Che puzza, c***o! Oggi la fanno tutte!”

In sala con me c’erano 2 ginecologi (un uomo e una donna), un infermiera e un ostetrica. Stavo a carponi e dopo due spinte mi mancava il respiro e entrambi i ginecologi mi tiravano di forza per le spalle e mi mettevano quasi seduta, secondo loro avrei respirato meglio ma forse non era chiaro che non avevo tempo di prendere fiato, date le contrazioni ravvicinatissime e lo spasmex che rendeva tutto più difficile.

Ho un dubbio però, non sono sicura di aver “evacuato” durante il parto, ma il dubbio è stato confermato dallo sghinazzare dei ginecologi e dalla frase “che puzza, c***o! Ma oggi la fanno tutte?”. Ma cercavo di non pensarci e rimanere concentrata sulla bambina.

Erano le 6 e la ginecologa parlava col collega e chiedeva come funzionasse in quel caso per gli straordinari dato che lei doveva finire alle 7 e la bambina ancora non era nata.

“La signora sta dormendo!”

Ogni tanto spuntava qualcuno dal corridoio e chiedeva come stesse procedendo e la ginecologa rispondeva:

Non sta succedendo proprio niente! La signora non spinge! Sta dormendo! Se continuiamo di questo passo non finiamo prima di domani!.

Come se ci fosse lei sul lettino con le contrazioni ogni minuto e un parto da affrontare. Giuro che ce la stavo mettendo veramente tutta, però con tutto lo spasmex che avevo in corpo non riuscivo.

Visto e considerato che comunque tra travaglio e parto ci ho messo 5 ore pur essendo al primo figlio e completamente inibita di antispastici, mi sento di essere veramente una donna fortunata.

A un certo punto entra di nuovo l’anestesista chiedendo se volevo fare un altra dose di analgesico. Ma prima che potessi rispondere la ginecologa si arrabbia e le dice

No! Niente più epidurale! Sta dormendo invece di fare quello che deve fare!.

“Sei una donna ingrata”

Poi si avvicina a me (perché era dall’altra parte della sala parto seduta in una poltrona a giocare col cellulare) e con una faccia da demonio mi fa:

Ma tu hai capito o no che sei una privilegiata? Lo capisci che se non spingi non nasce?? Tu non la vuoi questa bambina altrimenti avresti spinto più forte! Sei una donna ingrata perché stai per diventare madre e molte donne non possono! Privilegiata!

Ricordo solo che la guardavo con lo sguardo perso nel nulla, la mente completamente vuota e il panico che mi faceva venire i brividi mentre mi sillabava la parola “privilegiata”. Non sono riuscita a dire nemmeno mezza parola.

Mi ha fatto entrare talmente in trance che sono rimasta per una decina di minuti a fissare il soffitto e a ogni contrazione non spingevo più, la mia bambina si spingeva da sola. Fatto tutto questo teatrino, il ginecologo chiama tutto il personale fuori lasciando me e mio marito completamente soli in sala parto.

“Ti sei decisa a collaborare!”

Io ho ricominciato a spingere e gridavo a mio marito dove diamine fossero finiti tutti e lui chiedeva aiuto dalla porta della sala, solo dopo le urla di mio marito sono tornati tutti col caffè in mano (il caffè accidenti!) E il ginecologo mi dice:

Ah, allora ti sei decisa a collaborare! Devi stare tranquilla altrimenti non nasce!

Cambio turno per le ostetriche, arriva una ragazza giovane e gentile, mi spiega come respirare e come spingere e il parto accelera notevolmente.

Ma non basta a far rilassare i due ginecologi che si guardano tra loro e si mettono uno alla mia sinistra e uno alla mia destra. L’ostetrica prende le forbici per praticare una piccola episiotomia, ma non fa in tempo: in un secondo vedo i due ginecologi lanciarsi letteralmente addosso a me insieme! La bambina è stata SPARATA fuori!

Tant’è che mio marito si è veramente spaventato, non pensavo di poter urlare così forte ma il dolore in quel momento è stato assurdo.

Quando la bambina è nata, purtroppo alla ginecologa è stato sporcato di sangue il camice sulla schiena (che peccato!), io ovviamente ho ricevuto insulti gratuiti ma a quel punto non mi importava più niente perché la mia bambina era tra le mie braccia (anche se poi mi è stata portata via perché era prematura a quanto sostenevano loro, ma era nata di 36+1).

Per accelerare ulteriormente i tempi poi hanno tolto a mio marito l’emozione del taglio del cordone (perché altrimenti si faceva tardi), hanno fatto letteralmente il tiro alla fune con la mia placenta per farla uscire e dato che mi avevano fatto lacerare da parte a parte, mi hanno messo i punti alla velocità della luce.

Le conseguenze fisiche

Tutto quello che è successo dopo è al di là della violenza ostetrica – evito la storia deprimente e sconvolgente (mi hanno fratturato il coccige quando mi sono saltati addosso, mi hanno attaccato un batterio abbastanza antipatico e resistente alla maggior parte degli antibiotici in sala parto e sono quasi morta dall’infezione, non ho potuto allattare mia figlia per colpa dell’infezione e del personale dell’ospedale dato che nessuno mi aiutava essendo io sempre attaccata alle flebo di antibiotici e mia figlia su in pediatria.

Lo stesso ginecologo della sala parto entrava nella camera dove ero ricoverata e davanti alle altre donne o al personale diceva che l’infezione era dovuta al fatto che dovevo fare attenzione alla mia igiene intima perché avevo i punti ed evidentemente mi lavavo male (!), un coagulo di sangue vicino al bacino, un’endometrite, hanno fatto venire un’ernia ombelicale a mia figlia perché hanno fatto male il nodo al moncone, etc etc). Ci potrei scrivere un libro.

Se potessi tornare indietro

Come si può leggere, non ho proprio un bellissimo ricordo del mio parto ma mi ha portato mia figlia, quindi è stato perfetto! A parte il personale presente e tutto il post parto, ovvio. Alle altre donne vorrei dire che devono essere forti e denunciare questi episodi!

Io non l’ho fatto perché dovevo stare dietro alla bambina che ha avuto un piccolo problemino dopo la nascita (sempre dovuto alla loro manovra salva tempo!) che stiamo risolvendo piano piano. Ma tornando indietro cercherei di reagire subito.

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