Quando si rimane incinte si pensa in primo luogo alla salute, del bambino e della mamma. Ma spesso non si va oltre il corpo, relegando la necessità di avere un parto positivo e vivere così un’esperienza non traumatica con ostetriche e dottori a mera “fortuna”.

Il benessere mentale della mamma è secondario, così come la riuscita di un evento che ha tutte le carte in regola per essere ricordato come piacevole, anzi, quasi indimenticabile e non solo per quello che viene dopo il parto e per l’arrivo di un bambino.

Trasformare il parto in una cosa bella non è una chimera

Raccontare che il parto può essere positivo è una leva importante che scardina la sua narrazione come “trauma”. E apre scenari inediti, come raccontano molti profili Instagram che cercano di divulgarne gli aspetti più importanti e spesso tabù come il parto orgasmico. Il profilo IlPartoPositivo in collaborazione con il team di attiviste di VirginandMartyr ha svelato i numeri di un fenomeno di cui tante future madri non conoscono i contorni: spesso lo subiscono, e basta. Si chiama violenza ostetrica ed è una prassi che non solo attenta alla salute mentale delle partorienti in uno dei momenti in cui più sono esposte in assoluto, ma trasforma il parto in quel trauma da cancellare che tendiamo a riportare dopo la nascita.

In Italia, solo nel 2017 il National Institute of Clinical Excellence ha introdotto linee guida a tutela della salute emotiva di chi partorisce. In Italia, tra il 2003 e il 2017 oltre il 21% delle partorienti ha riportato di aver subito violenza ostetrica, ma molte non riconoscono le pratiche lesive della salute e dignità psicofisica come tali e non possono denunciare. ⁣⁣

"Ditemi se è normale": quando la violenza entra in sala parto

Le donne che subiscono violenza ostetrica spesso non la riconoscono. E non la riconoscono perché pensano che quella violenza, quei modi bruschi, siano normali: se ti dicono che “milioni di donne hanno partorito prima di te” tendi a minimizzare il dolore che provi, rendendolo universale, anche se universale non lo è: è tuo, è un dolore privato che si ha tutto il diritto di provare.

Se ti dicono che “il parto è dolore” tu ci credi e ti tieni il dolore, anche se l’epidurale e la terapia del sollievo sono un diritto, così come richiederla quando si sente di non poterne più.

Dai racconti delle donne che hanno subito violenza in sala parto dal personale medico, vengono fuori frasi horror che cancellano ogni aspetto positivo legato alla nascita. Anche quelli correlati al piacere del parto, al suo essere un momento catartico e archetipico allo stesso tempo.

Nel 2019 il Consiglio d’Europa ha preso dei provvedimenti per incoraggiare le donne non solo a riconoscere ma anche a denunciare atti di violenza in sala parto, durante le visite e dopo la nascita.

Nella privacy di una visita medica o del parto le donne sono vittime di pratiche violente o che possono essere percepite come tali. Questo include atti inappropriati o non consensuali, come episiotomia e palpazione vaginale effettuata senza consenso, pressione sul fondo uterino o interventi dolorosi senza anestesia. Si riportano inoltre comportamenti sessisti durante le visite mediche.

La campagna social #Bastatacere dell’Osservatorio sulla violenza ostetrica italiana ha raccolto molte storie di donne che hanno scelto di denunciare pratiche considerate di routine dal personale medico come appunto l’episiotomia o la manovra di Kristeller di cui spesso non si conoscono gli effettivi benefici medici. E che sono una vera e propria violenza in sala parto che non si ha neanche il tempo, o il modo, di contestare.

Il lato piacevole del parto

Il parto orgasmico è un fenomeno fisiologico, che potenzialmente appartiene a tutte le donne. Ed è uno di quegli aspetti tabù che sono legati alla narrazione del parto positivo ma che spesso vengono taciuti anche da chi li prova sulla propria pelle.

Provare un orgasmo durante il parto? Strano ma (per qualcuno) vero

Gli ormoni della nascita sono gli stessi che si smuovono durante un rapporto sessuale. Per questo molte donne durante il parto riescono a provare sensazioni di liberazione e gioia, soprattutto nel momento dell’espulsione. Vivere un travaglio spontaneo e non medicalizzato o indotto fa impennare i livelli di ossitocina su livelli 10 volte più forti di quelli di un semplice orgasmo. E va da sé che, in questo senso, se la mamma può vivere il momento del parto in un ambiente confortevole e in cui si sente a suo agio, la nascita orgasmica non è poi un fenomeno così inconsueto.

Nell’ottica di dare un valore diverso e piacevole all’atto della nascita dal punto di vista della madre, anche scrivere un piano per il parto, come suggeriscono le esperte de @IlPartoPositivo su Instagram, è la carta vincente per imparare a chiedere ciò di cui si ha bisogno. E pretendere una nascita indisturbata e senza interferenze esterne diventa un modo per riconoscere i propri bisogni e gridarli al mondo esterno. Soprattutto se questi non vengono ascoltati in nome di pratiche e procedure mediche che vanno avanti da sole, senza consenso e senza gentilezza, solo perché “si fa così”.

Articolo originale pubblicato il 2 agosto 2020

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