In Italia la Legge 184/1983 si occupa della “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”. All’articolo 6 sulle disposizioni generali in tema di adozione si specifica come questa sia permessa “ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendono adottare”.

La stessa legge prevede anche (Titolo IV articoli 44-57) i casi particolari in cui l’adozione è possibile anche nei casi in cui non sussistano le condizione previste (ovvero matrimonio da almeno tre anni e assenza di separazione). Su queste possibilità di inserisce il dibattito in corso nel nostro Paese sulla stepchild adoption, una realtà ancora oggi al centro di aspre polemiche e discussioni parlamentari che merita di essere compresa in tutti i suoi aspetti.

Stepchild adoption: cos’è e cosa significa

Letteralmente stepchild adoption indica l’adozione del figliastro ed è più propriamente una forma di adozione mite per la quale vi è “l’adozione del figlio da parte del partner (unito civilmente o sposato) del genitore naturale”. In Italia oggi l’adozione è consentita esclusivamente alle coppie eterosessuali, sposate o conviventi da almeno tre anni, mentre non lo è per quelle omosessuali che accedono all’istituto dell’unione civile (che prevede diritti e doveri simili al matrimonio).

L’istituto della stepchild adoption, quindi, si rivolge a quelle coppie nelle quali uno dei partner (o entrambi) hanno già un figlio proveniente da una precedente relazione e si vuole tutelare i legami (e i relativi rapporti giuridici) derivati da questa unione. Nelle coppie omogenitoriali la stepchild adoption è rivolta ai figli nati per inseminazione eterologa o tramite maternità surrogata.

La stepchild adoption è quindi rivolta a riconoscere i diritti e i doveri di genitore anche al partner non biologico con il quale si condivide un’unione civile.

I vantaggi della stepchild adoption

Fine dell’adozione, qualunque essa sia, è quella di tutelare l’interesse del minore, restituendogli un ambiente familiare nel quale vivere e offrendogli lo status legale e giuridico di figlio nei confronti di genitori che decidono di assumersi i diritti e i doveri a essi spettanti.

L’istituto della stepchild adoption mira a consolidare i legami delle famiglie ricostituite garantendo l’instaurazione di un rapporto giuridico tra un genitore e un figlio con il quale non vi è un legame biologico. Allo stesso tempo questo istituto consente ai genitori di mantenere e consolidare il legame affettivo avendo nei confronti di tutti i figli i medesimi rapporti giuridici.

Le polemiche sulla stepchild adoption

Come tristemente troppo spesso accade intorno ai grandi temi etici e civili, si finisce in una bagarre mediatica e politica che tradisce e ignora le questioni reali e finisce in un inutile (e spesso volgare) parlarsi addosso senza spiegare gli elementi della questione e confrontarsi su di essi.

Volendo riassumere il più possibile una controversia molto articolata e che inevitabilmente mette di fronte due concezioni opposte, i critici della stepchild adoption asseriscono che i figli per crescere in maniera sana hanno bisogno di un padre e di una madre, di due figure genitoriali di genere opposto. Parallelamente la situazione in cui si trovano i minori in condizione di adottabilità non sarebbe una giustificazione per consentire l’ingresso in una coppia omogenitoriale.

La crescita in età evolutiva con due genitori dello stesso sesso comprometterebbe lo sviluppo psichico e relazionale del bambino, motivo per cui non sarebbe sano in qualsiasi situazione. Allo stesso tempo l’approvazione della stepchild adoption viene considerata propedeutica a legittimare la pratica del cosiddetto utero in affitto (gestazione per altri), a oggi illegale nel nostro Paese. In questo senso l’interesse del minore sarebbe quello di avere una famiglia, non di soddisfare, con l’adozione, un presunto diritto dei genitori ad avere un figlio considerandolo di fatto un oggetto e non un soggetto.

Di visione completamente opposta i sostenitori della stepchild adoption. In questo caso si sostiene come le capacità genitoriali non siano legate al genere (tanto che molti figli di coppie etero non siano esenti da crisi, rischi e problemi anche seri) ma alla capacità di supportare la crescita del bambino, educarlo in maniera sana, accoglierlo in un ambiente sicuro e sereno offrendogli la stabilità sociale ed educativa necessaria, questa sì, al suo sviluppo psichico e relazionale.

Come si vede si tratta di due approcci completamente diversi che cercano nei vari studi scientifici che si stanno iniziando a condurre in maniera, una conferma o una smentita. Da qui nascono tutte le polemiche e gli scontri (che spesso affossano anche i tentativi di confronto e discussione) che animano il dibattito politico, culturale e sociale intorno alla stepchild adoption.

La stepchild adoption in Italia

Stepchild-adoption
Fonte iStock

Come anticipato l’adozione in casi particolari in Italia è consentita solamente alle coppie eterosessuali. Fino al 2007 solamente a quelle sposate, ma successivamente (dopo la sentenza del Tribunale dei minorenni di Milano del 2007 e quella del 2012 della Corte d’Appello di Firenze) anche a quelle conviventi da almeno tre anni. Nel corso degli anni la situazione è mutata essendoci state proposte di legge finalizzate a regolamentare completamente la stepchild adoption. Ripercorriamo rapidamente le principali tappe che, soprattutto tramite importanti sentenze della Corte di Cassazione, hanno meglio definito la realtà giuridica sulla quale confrontarsi per legiferare in materia.

Dopo l’estensione alle coppie non sposate la Prima sezione della Corte di Cassazione (Sentenza 601), respingendo un ricorso, si è pronunciata definendo un pregiudizio che “sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”. Nel 2014, poi, il Tribunale dei minorenni di Roma (Sentenza 299) dispone l’adozione di un figlio a una coppia omosessuale non sposata. Con un provvedimento dell’anno successivo la decisione è stata confermata anche dal Tribunale di Milano.

Il disegno di legge Cirinnà (che disciplina, tra gli altri, le unioni civili) introduce la stepchild adoption per le coppie omosessuali. Il testo viene approvato, ma senza l’articolo 5, quello che prevedeva l’aggiunta all’articolo 44 della legge 184/1983 in materia di adozione della frase «o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso».

A oggi la stepchild adoption non è prevista dalla legge, ma le interpretazioni e le sentenze della Corte di Cassazione e degli altri Tribunali sono orientate verso un suo riconoscimento.

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