Secondo parto: cosa cambia rispetto al primo?

Ogni gravidanza è una storia a sè e anche per il parto non è sempre tutto uguale alla prima volta. Scopriamo cosa cambia e cosa aspettarsi in una gravidanza successiva alla prima.

Il parto è un’esperienza unica fatta di attese, paure, fatiche e grandi emozioni. C’è un misto di curiosità legato alla novità che nessuna descrizione o esperienza altrui potrà mai del tutto soddisfare. Cosa accade, invece, con un secondo parto?

Se indubbiamente c’è un senso di maggior consapevolezza derivato dall’aver vissuto già tutte le fasi della gravidanza e, quindi, di sapere cosa “sta per accadere” ci sono anche un insieme di novità che è importante conoscere. Soprattutto sfatando tutta una serie di falsi miti e leggende popolari legati al secondo parto.

Cosa cambia tra il primo e il secondo parto?

Vi è innanzitutto una differenze nei sintomi tra la prima e le successive gravidanze. Quanto accaduto durante la prima gestazione non è detto si ripeta precisamente anche nella seconda e in quelle eventualmente successive. C’è sicuramente una ripetitività di eventi e cambiamenti che accompagna tanto i mesi di gravidanza quanto le fasi del travaglio e del parto, ma questi possono variare nella durata, nell’intensità e nel momento in cui si manifestano. Per questo motivo si ripete spesso che ogni gravidanza è una storia a sé.

Stesso discorso anche per il parto, ovvero l’ultimo step della gravidanza. Il rapporto tra gestazione e parto non è solamente di consequenzialità cronologica (uno viene dopo l’altro) ma anche di condizionamento. Una gravidanza sana e serena consente di avere un parto il meno rischioso e più fisiologico possibile; la presenza di disturbi o complicanze, invece, condiziona inevitabilmente anche il travaglio e le fasi del parto.

Questo è ancora più vero in un secondo parto, essendo questo condizionato dagli eventuali problemi e rischi che hanno condizionato quello precedente. Se in una precedente gravidanza vi è stata una condizione di preeclampsia, diabete gestazionale, distacco della placenta di ritardo della crescita fetale questi diventano fattori di rischio nelle successive gravidanze e parti che necessitano di essere monitorati con maggior attenzione in quanto è più alta la probabilità che si ripetano. Stesso discorso anche per il parto prematuro e la depressione post-partum.

Un evento traumatico in una gravidanza, tanto dal punto di vista fisico che psicologico, condiziona inevitabilmente anche quelle successive, in quanto l’organismo femminile ha subito un trauma (come una lacerazioni, ferite, lesioni o i punti del taglio cesareo) che ha modificato le capacità fisiche. Queste condizioni, unite a una percezione stressante dell’evento, possono portare a sviluppare una paura del parto tale da non cercare una seconda gravidanza o vivere con angoscia e terrore gli eventi della nascita del bambino.

Tra le differenze che è possibile rilevare in un secondo parto c’è anche la possibilità che il travaglio sia più breve e le spinte più rapide. Questo per una questione fisica, essendo i muscoli e i legamenti del bacino e della vagina già stati sottoposti a uno sforzo di questo tipo e risultano più elastici.

È però doveroso precisare che si tratta di possibilità, non di certezze. Un primo travaglio semplice non è certezza di un secondo travaglio facile. Ma anche viceversa: un primo parto difficoltoso non porta inevitabilmente anche a un secondo parto difficile e doloroso. Tutto dipende, come detto, dalle cause per cui il primo parto è stato facile o difficile e dalle condizioni della successiva gravidanza.

Secondo parto: miti e leggende

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Fonte: iStock

Non è quindi possibile stabilire con certezza come si svolgerà un secondo parto in relazione a com’è andato il primo. Sia perché ogni parto, inevitabilmente, può presentare una serie di condizioni imprevedibili e improvvise che impediscono qualsiasi tipo di previsione, sia perché non ci sono evidenze scientifiche che, oltre quanto detto, dimostrino una correlazione sulle dinamiche di svolgimento del primo parto rispetto al secondo.

Nonostante questo ci sono numerose convinzioni, frutto di leggende, miti e tradizioni popolari, che vengono ripetute come slogan ogni volta che una donna rimane incinta e si avvicina al momento del parto.

Una delle più diffuse è quella per cui un parto cesareo obbliga a ripetere questo tipo di parto anche nelle gravidanze successive. In realtà non è propriamente così, tanto che si parla di Vaginal Birth After Cesarean (VBAC), un parto vaginale dopo un taglio cesareo. Nonostante non sia sempre possibile (dipende dalle ragioni per cui si è ricorso al cesareo nella prima gravidanza, lo stato di salute della donna e le condizioni della seconda gravidanza) è una scelta percorribile e non da escludere a priori. Questa erronea convinzione è frutto soprattutto dell’eccesso di ricorso al taglio cesareo che per decenni ha condizionato l’attività ospedaliera tanto da essere uno dei punti critici del cosiddetto parto medicalizzato.

L’altra convinzione diffusa è quella che il secondo parto sia più facile rispetto al primo. Se è vero, come anticipato, che c’è una maggiore consapevolezza delle donne che partoriscono (e dei partner che assistono), l’organismo è “preparato” a un impegno di questo tipo e generalmente il travaglio dura meno; questo non significa che sarà meno faticoso, rischioso o stressante.

5 consigli per vivere al meglio il secondo parto

Nonostante sia un’esperienza non più del tutto nuova il secondo parto resta una realtà per molti aspetti sconosciuta che richiede di essere affrontata con attenzione e vissuta con tutta la serenità possibile.

1. La scelta della struttura dove partorire

Quando si avvicina la fine della gravidanza tra le cose da decidere c’è anche quella della struttura dove partorire. L’esperienza del primo parto è indubbiamente utile per capire se confermare la scelta o rivolgersi presso un’altra struttura. Il tipo di trattamento ricevuto, la qualità dei servizi offerti, la possibilità per il partner di assistere al partner e di accedere nei giorni successivi; questi sono tutti elementi da considerare nel valutare un ospedale o una struttura dedicata per il parto. La serenità di sapere di essere accolte in una realtà all’altezza delle proprie esigenze è sicuramente il primo elemento per vivere al meglio il secondo parto.

2. La presenza del partner

Oltre alla possibilità concessa dalla struttura dove si andrà a partorire è utile valute se andare in sala parto con il proprio partner o con una persona di fiducia. Di per sé è una figura molto importante, ma tutto dipende dal modo in cui questa vive l’esperienza del parto. Se è un semplice spettatore o un motivo di maggiore stress per la partoriente può essere utile valutare, alla luce di quanto accaduto nel primo parto, se partorire da sola o cambiare la persona di riferimento.

3. Non commettere gli stessi “errori” del primo parto

Non è corretto parlare di errori in relazione alla gestione della gravidanza e del parto. Non perché non si possa sbagliare, ma perché si tratta di scelte fatte nella libertà delle proprie valutazioni. Dopo la prima esperienza ci si può rendere conto di preferire altre soluzioni ed è importante valutarle tutte in modo da vivere il secondo parto nella maniera migliore possibile. Non bisogna necessariamente replicare le medesime scelte della prima gravidanza, anche perché nel frattempo anche la partoriente può essere cambiata e preferire altre realtà e soluzioni.

4. La cura di sé

Che sia il primo, il secondo o un parto successivo è sempre fondamentale porre attenzione alla cura di sé. La partoriente non è mai una mera incubatrice di un bambino, ma una donna che sta vivendo una realtà particolare. Realtà che modifica le sue condizioni psicofisiche ma non toglie né sposta l’importanza di stare bene e vivere la gravidanza e la maternità nel modo più coerente con la propria dignità. Questo è un elemento che sembra banale ma che troppo spesso resta limitato alle indicazioni teoriche che non riesce a convertirsi in pratica a fronte di un’erronea idea per cui il bene primario è solo quello del nascituro e la madre è subordinata a esso. È l’approccio di base a essere sbagliato mettendo le due realtà in contrapposizione; tanto il feto quanto la donna hanno bisogno di stare bene e il benessere della partoriente non è in contrasto con quello del bambino.

5. Puerperio

Se c’è qualcosa che cambia nel secondo parto è il puerperio (il periodo di tempo dal parto alla comparsa del primo flusso mestruale). Questo perché, rispetto al primo parto, c’è un altro figlio di cui occuparsi. Soprattutto in base all’età del figlio più grande il ritorno a casa con un neonato può rivelarsi particolarmente faticoso e impegnativo. Prenderne consapevolezza può essere decisivo per organizzarsi per tempo in modo da assicurare a tutta la famiglia la serenità e la gioia del caso.

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