Secondamento: cos'è e come avviene - GravidanzaOnLine

Secondamento: come funziona l’ultima fase del parto

L'ultima fase del parto è chiamata secondamento. Si tratta dell'atto finale di un percorso che ha portato alla nascita del bambino e che si conclude con il distacco e l'espulsione della placenta dalla cavità uterina. Ecco come avviene e quali sono le possibili complicazioni.

Il secondamento è l’ultima fase del parto, quella in cui la placenta si distacca dall’utero e viene espulsa dal corpo della donna.

Solitamente questo processo avviene entro 5-15 minuti dalla nascita del bambino e comporta – in caso di travaglio e parto senza complicazioni – una lieve perdita di sangue. Sempre in assenza di segni clinici particolari ed emorragie, il secondamento avviene in maniera del tutto naturale: si deve solo aspettare che le ultime contrazioni facciano uscire la placenta senza ricorrere a manovre o trazioni del cordone ombelicale.

In altri casi, però, ciò può non avvenire, tardare o essere accompagnato da forti perdite ematiche che mettono a rischio la salute della neo-mamma. In queste eventualità l’intervento medico-ostetrico è di fondamentale importanza. Vediamo perché e quali sono le complicazioni che possono derivare dai vari tipi di secondamento.

Secondamento: che cos’è?

Semplificando, si potrebbe dire che il secondamento consiste nell’ultima, forte contrazione spontanea che consente l’espulsione della placenta dopo la nascita del bambino. Dopo qualche minuto dal parto, infatti, la neo-mamma comincia ad avvertire nuove contrazioni: sono quelle che precedono e assistono la fase del secondamento, momento in cui la placenta si stacca e fuoriesce dalla cavità uterina.

Dopo l’espulsione, l’ostetrica controlla che la placenta sia integra e che non ci siano frammenti o altri residui non fuoriusciti. Subito dopo, l’utero si contrae e assume una forma sferica denominata “globo di sicurezza“.

Il globo serve a bloccare eventuali emorragie ed è quindi molto importante per la salute della donna. Se le contrazioni sono scarse o tardano a sopraggiungere, l’ostetrica può intervenire con la somministrazione di una dose di ossitocina per favorire la contrazione dell’utero e la corretta formazione del globo di sicurezza.

Secondamento fisiologico

Quando il distacco della placenta avviene in maniera spontanea e nei tempi canonici (5-15 minuti fino a massimo 1 ora dalla nascita del bambino), si parla di secondamento fisiologico. Si tratta, dunque, del caso in cui la fase espulsiva inizia e termina senza interventi o manipolazioni attive esterne.

Il secondamento fisiologico è evidenziato da alcuni segni di separazione della placenta che ne lasciano presagire la sua imminente espulsione. Questi segni sono:

  1. allungamento del cordone ombelicale;
  2. formazione del globo di sicurezza da parte dell’utero;
  3. risalita dell’utero verso la parte alta dell’addome;
  4. perdita ematica (sangue retroplacentare).

Nella fase di attesa, solitamente non succede nulla di particolare: si monitorano i valori ematici per scongiurare il rischio di emorragie e si tiene sotto controllo il tempo trascorso. Se l’attesa si protrae oltre l’ora, il secondamento deve essere indotto manualmente dall’ostetrica o dal ginecologo presenti.

Secondamento manuale: cause e conseguenze

Anomalie nella formazione della placenta durante il periodo gestazionale o dei vasi che la connettono all’utero sono spesso all’origine di un secondamento incompleto o non fisiologico.

Come abbiamo visto, se il secondamento non avviene nei tempi e nelle modalità tipiche del decorso fisiologico, l’ostetrica può somministrare una piccola dose di ossitocina. Questo farmaco serve a stimolare le contrazioni e assecondare l’espulsione della placenta dall’utero.

Se neanche l’intervento farmacologico è risolutivo, si procede al secondamento manuale o artificiale. Esso consiste nell’esercizio di una lieve pressione sulla pancia della donna per favorire la fuoriuscita della placenta, del funicolo e dei resti delle membrane.

Tale intervento prende il nome di manovra “Brandt-Andrews”: con la mano destra si spinge l’utero in alto e all’indietro, mentre con la sinistra si afferra il funicolo e si esegue una lieve contro-trazione del cordone ombelicale finché non sarà avvertito il cedimento della placenta dal corpo uterino.

Complicazioni del secondamento

Per quanto “collaudata”, la manovra di Brandt-Andrews” presenta dei rischi, sopratutto se viene eseguita male, in modo frettoloso o violento. Il pericolo principale è quello che si verifichi un’ inversione uterina. Essa diventa più probabile se l’utero, al momento dell’intervento, non è sufficientemente contratto o se le pressioni esercitate sull’addome sono troppo forti. Per quel che concerne le complicanze generali del secondamento (fisiologico o artificiale) esse sono principalmente due:

  • ritenzione placentare: si verifica quando le membrane fetali non vengono espulse o rimosse entro 24 ore dal parto;
  • atonia uterina: consiste in una fuoriuscita ematica di tipo emorragico (sopra i 1000 ml di sangue al secondo).

In entrambi i casi è fondamentale che l’intervento medico sia tempestivo e risolutivo per salvaguardare l’incolumità della neo-mamma e tutelare al meglio la sua salute.

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