Fase latente del parto e del travaglio: cosa fare? - GravidanzaOnLine

Cos’è la fase latente del parto e come si manifesta

Cos'è la fase latente del travaglio e come si manifesta: le cose da sapere per prepararsi al parto nel migliore modo possibile.

Il percorso che porta dal travaglio al parto si compone di diverse fasi, che vanno dalla preparazione al travaglio, che può iniziare diversi giorni prima del parto, e si concludono con la nascita del bambino e l’espulsione della placenta (il secondamento).

La fase iniziale è detta anche periodo prodromico o fase latente: è quella in cui la data presunta del parto si avvicina e la futura mamma sente diversi cambiamenti. In realtà non sempre tale fase viene avvertita nitidamente, e in alcuni casi il travaglio inizia quasi inaspettato.

Riconoscere la vera e propria fase latente del parto può aiutare a prepararsi al travaglio, che è caratterizzato da fasi di maggiore intensità e da fasi di “rilassamento”. Tale andamento aiuta a preparare la donna alla fase di espulsione e a dare “tregua” anche al nascituro, che viene sottoposto a uno stress importante durante il parto.

Con “fase latente” si intende il periodo in cui le contrazioni si avvertono ma non sono regolari e non hanno particolare intensità. In questo periodo, che può durare 8 ore o meno, è possibile che si verifichi la perdita del tappo mucoso, mentre la rottura delle acque indica già l’inizio del travaglio.

I sintomi della fase latente del parto

La fase latente (o fase prodromica) vera e propria coincide con l’inizio del travaglio e si protrae fino alla dilatazione della cervice di 3 centimetri. A quel punto il travaglio entra nella cosiddetta fase attiva.

La fase latente dura 8 ore ed è caratterizzata dalla presenza di almeno 2 contrazioni forti ogni 10 minuti, ciascuna di durata inferiore a 20 secondi. Alcune donne in questo periodo possono provare anche una forte sensazione di nausea.

Quando le contrazioni aumentano di frequenza e intensità e il loro intervallo è di almeno 40 secondi si entra nella fase di travaglio attivo, durante cui la cervice uterina si raccorcia quasi totalmente e la dilatazione è di almeno 3 centimetri. In questa fase la testa del bambino inizia a impegnare il canale del parto.

La fase latente viene definita “prolungata” quando supera le 8 ore senza che ci sia una dilatazione di almeno 3 centimetri e arriva a 20 ore nel caso di un primo figlio, a 14 ore nel caso dei parti successivi.

Cosa fare durante la fase latente del parto?

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In questo periodo la donna solitamente non si è ancora recata in ospedale, dal momento che non si sono rotte le acque e le contrazioni sono ancora irregolari e poco frequenti.

Nella fase latente che precede la rottura delle acque solitamente non è consigliato recarsi in ospedale poiché possono volerci diverse ore prima dell’ingresso nel travaglio vero e proprio, e raramente si viene ammesse in ospedale prima di avere raggiunto i 4 centimetri di dilatazione: può essere utile provare a rilassarsi anche con l’aiuto di una doccia o un bagno caldo, in attesa dell’avvio del travaglio vero e proprio.

Dal momento che la fase prodromica del parto, come visto, può durare diverse ore, è consigliabile diminuire il più possibile (per quanto si tratti di un’operazione difficile…) lo stress: camminare, ascoltare musica, aiutarsi con adeguati esercizi di respirazione e di yoga possono essere attività utili in questo periodo che prepara alla nascita del bambino.

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