Istat: asili nido in Italia sotto la media europea e forte divario tra Nord e Sud

Il nuovo report dell'Istat fotografa uno scenario allarmante della situazione educativa dedicata alla prima infanzia: gli asili nido in Italia sono sotto la media europea e persiste il divario tra Nord e Sud.

Il nuovo report dell’Istat fotografa una situazione allarmante per i servizi integrativi all’infanzia con focus particolare per gli asili nido che, in Italia, sono al di sotto della media europea.

Nel rapporto diffuso dall’Istituto di statistica “Nidi e servizi integrativi per la prima infanzia (anno educativo 2019/2020)” è ampiamente evidente la permanenza di divari territoriali tra Nord e Sud Italia, colpa anche della pandemia in corso che ha visto modificare lo status economico di molte, moltissime, famiglie italiane.

Istat: Asili nido al di sotto della media europea, il divario economico delle famiglie italiane

Lo scenario che si evidenzia dai dati percentuali raccolti dall’Istat mostra una situazione riferita agli asili nido italiani devastante, con una media decisamente inferiore rispetto ai paesi europei sui servizi educativi.

Sulla base dell’indagine campionaria europea sui redditi e le condizioni di vita delle famiglie, infatti, in Italia i bambini sotto i 3 anni che frequentano asili nido e scuole dell’infanzia sono stati nel 2019 il 26,3%, in confronto alla media europea che vede il 35,3% di frequenza nello stesso anno.

I dati si riferiscono alla frequenza di un qualsiasi servizio educativo, inclusi gli “anticipatari” (sotto i 3 anni) alla scuola d’infanzia (5,1%) e i beneficiari dell’offerta comunale (14,7%). Mentre, sono il 6,5% i bambini iscritti ai servizi educativi privati non comunali.

Il divario, diviene così molto pesante tra famiglie che non possono pagare le spese inerenti rette private per i propri figli e famiglie che, invece, sono agevolate. Non solo per una situazione economica ma anche dalle graduatorie Comunali che agevolano, nei fattori di ingresso ai nidi e alle scuole dell’infanzia, quei nuclei familiari dove entrambi i genitori lavorano.

I criteri di selezione delle domande da parte dei Comuni per l’accesso ai nidi pubblici si basa sul sostenere la conciliazione degli impegni lavorativi e di cura familiari.

I servizi per la prima infanzia hanno però anche una funzione educativa molto rilevante concorrendo in primis all’inclusione sociale e al riequilibrio delle distanze socio-economiche così come stabilito dal Decreto legislativo 65 del 2017 venendo a configurarsi come un diritto per i bambini.

Tale diritto non viene però seguito. Occorrerebbe, dunque, monitorare i divari di utilizzo e accessibilità in base alle condizioni socio-economiche delle famiglie di appartenenza.

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Offerta per Asili nido in Italia: il divario tra Nord e Sud

Se alla fine del 2019, i servizi educativi sul territorio nazionale italiano ammontavano a oltre 361mila posti disponibili per le strutture destinate alla prima infanzia, nel 2021 i dati cambiano notevolmente e l’indagine sviluppata dall’Istat evidenzia aumenti generalizzati sia dei costi di gestione delle strutture nell’85% dei casi, sia dei costi straordinari nell’88% dei casi.

Come si legge dal report sugli asili nido 2019-2020 dell’Istat:

Al 31 dicembre 2019 (prima dell’interruzione del normale andamento dell’anno educativo 2019/2020 dovuta all’emergenza sanitaria da Covid-19) sono attivi sul territorio nazionale 13.834 servizi per la prima infanzia, (500 in più rispetto all’anno precedente).

Del totale dei posti (361.318) il 50% sono distribuiti all’interno di strutture pubbliche comunali. L’offerta è così composta:

  • nidi d’infanzia (78,8%);
  • Scuole dell’Infanzia sezione primavera (12,6%), che accolgono bambini dai 2 ai 3 anni;
  • servizi integrativi per la prima infanzia (8,6%), che comprendono le tipologie degli spazi gioco, dei centri per bambini e genitori e dei servizi educativi in contesto domiciliare;
  • in lieve incremento, rispetto all’anno 2018, la copertura dei posti rispetto ai residenti da 0 a 2 anni, sia per l’aumento dell’offerta complessiva e sia per la riduzione dei bambini sotto i 3 anni.

Per ciò che riguarda la situazione territoriale, permangono ampi divari:

  • il Nord-est e il Centro Italia consolidano la copertura sopra il target europeo (rispettivamente 34,5% e 35,3%);
  • il Nord-ovest è sotto ma non lontano dall’obiettivo (31,4%);
  • il Sud (14,5 %) e le Isole (15,7%) risultano ancora distanti dal target.
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La situazione dei servizi educativi a livello regionale

A livello regionale i livelli di copertura più alti si registrano al Nord e al Centro con le regioni:

  • Valle D’Aosta con il 43,9%;
  • il Lazio con il 34,3%;
  • il Friuli-Venezia Giulia con il 33,7%;

I livelli di copertura più bassi, invece, si attestano al Sud e nelle Isole con le regioni:

  • Campania e Calabria ancora sotto l’11%;
  • Isole, la copertura non raggiunge il 20% (a eccezione di Cagliari).

C’è da dire che nonostante lo scarto dal Centro-nord, nel Sud e nelle Isole si registra l’incremento più significativo di posti nei servizi educativi, rispettivamente:

  • Centro nord: +4,9%;
  • Sud e Isole: +9,1%.

L’incremento nelle regioni del Sud è il risultato delle misure statali adottate nel corso degli anni a sostegno del riequilibrio dei divari territoriali.

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