Il report annuale dell’Istat sulla situazione degli asili nel nostro Paese ha messo in evidenza una brutta verità: in Italia, quasi 9 bambini su 10 non trovano un posto negli asili nido pubblici.

Un dato allarmante che preoccupa non solo i genitori ma l’intera comunità italiana. Infatti, come specificato dall‘Istituto Nazionale di Statistica (Istat):

Nell’anno scolastico 2018/2019 in Italia erano attivi in totale 355.829 posti negli asili nido e la metà di questi erano servivi pubblici di titolarità dei comuni.

Istat: asili nidi pubblici, non c’è posto per 9 bambini su 10

Come specifica sulla pagina Instagram Will.ita (Associazione) in riferimento ai dati Istat dell’anno 2018/2019:

La percentuale di copertura dei posti sul totale dei bambini sotto i 3 anni è passata dal 24,7% del 2018 al 25,5% del 2019. Dati ancora molto lontani dal target del 33% fissato dall’UE per sostenere la possibilità di conciliare vita familiare e lavorativa, e promuovere quindi la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

In Italia sono attive in 13.335 strutture più di 355.829 posti negli asili nido ma solo la metà di queste strutture risultano essere pubbliche. Questi dati sono agghiaccianti e molto al di sotto del target europeo. Basti pensare che in Europa la media dei posti si attesta al 33% mentre nel nostro Bel Paese, il dato di riferimento è del 25,5% di posti disponibili divisi tra asili nido pubblici e privati.

Il report dell’Istat sulla copertura degli asili nido in Italia: il divario tra Nord e Sud

Da come specificato dal report dell’Istat per l’anno accademico 2018/2019, risulta ancora ampio il divario tra le regioni del Centro-nord e Sud seppure le regioni del Mezzogiorno registrano l’incremento più significativo rispetto all’anno precedente. In particolare, si nota una copertura maggiore dei posti in alcune regioni del Centro-nord.

  • Valle d’Aosta: con livelli di copertura più alti 45,7%;
  • Umbria: 42,7%;
  • Emilia Romagna: 39,2%;
  • Toscana: 36,3%;
  • Provincia Autonoma di Trento: 38,4%.

Alcune aree geografiche risultano abbastanza omogenee al loro interno, mentre altre presentano situazioni molto differenziate fra comuni. In sostanza, l’offerta dei servizi dedicati alla prima infanzia si concentra nei grandi comuni e nelle aree economicamente più sviluppate.

Considerando le sole aree metropolitane, il divario del Sud rispetto al Centro-Nord rimane un tratto significativamente rilevante dell’offerta. Mentre tra le città che si collocano sopra il 40% di copertura risultano:

  • Firenze: 48,2%;
  • Bologna: 46,9%;
  • Roma: 44,0%.

Al di sotto si posizionano le altre città del Centro-nord e, in netto distacco, quelle del Sud e delle Isole, tutte con livelli inferiori al 15% di copertura, ad eccezione di Cagliari (26,5%).

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L’incremento più significativo è al Sud

Anche se il Mezzogiorno risulta essere tra le regioni con il più basso livello di copertura dei posti dedicati agli asili nido, bisogna sottolineare un incremento molto significativo rispetto al resto dell’Italia:

  • più 5,6%, rispetto all’anno educativo 2017/2018, contro lo 0,3% a livello nazionale.

Con il Decreto legislativo n. 65 del 13 aprile 2017 e il conseguente Piano di azione nazionale per il Sistema integrato di educazione e istruzione da 0 a 6 anni il Governo ha stanziato  risorse finanziarie aggiuntive, atte a sostenere:

  • interventi infrastrutturali;
  • contribuire alle spese di gestione scolastica;
  • contribuire alle spese per la formazione continua del personale dei servizi educativi.

Ma, nonostante i miglioramenti del Sud, persiste ancora un’elevata discrepanza territoriale tra Nord e Sud in merito a:

  1. offerta rappresentata dalla quota di Comuni che offrono i servizi;
  2. bambini residenti presi in carico dai Comuni;
  3. spesa media annuale per bambino residente.

Inoltre, la percentuale di bambini accolti nei servizi pubblici o finanziati dal settore pubblico sul totale dei residenti varia da un minimo del 2,2% della Calabria a un massimo di 27,8% della Valle d’Aosta.

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