Se un bambino mangia solo alimenti bianchi a lungo termine potrebbe soffrire di un disturbo alimentare noto come Arfid. Si sa che uno dei piatti preferiti dai bambini è, senza ombra di dubbio, la pasta in bianco e su questo non c’è nulla di male.

Tutto cambia, invece, se il bimbo si alimenta solo con determinati piatti che abbiano solo un’unica caratteristica: ovvero essere di colore bianco come, per esempio la pasta bianca.

In quest’ultimo caso, al piccolo viene riconosciuto un disturbo evitante/restrittivo, nei casi diagnosticati da uno specialista, che prende il nome di Arfid: ovvero la predilezione di un bambino verso un alimento particolare con la conseguente restrizione verso gli altri alimenti.

Ma, come spiegano gli specialisti, quando questo modo di mangiare diventa ossessivo e costante  scartando ogni altra pietanza che non presenti una colorazione beige o biancastra, non va bene. Vediamo il perché.

Il bambino mangia solo alimenti bianchi? Potrebbe soffrire di Arfid

Come specificato dall’AIDAP (Associazione italiana disturbi dell’alimentazione e del peso):

l’Arfid è un disturbo introdotto nel 2013 dalla quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), che ha unito in un’unica categoria diagnostica i disturbi della nutrizione dell’infanzia con i disturbi dell’alimentazione.

In molti bambini questo disturbo non cessa con l’avanzare dell’età, portando il piccolo, ad accusare gravi problemi a livello psico-fisico. L’alimentazione selettiva può, dunque, compromettere la crescita e lo sviluppo e, in alcuni casi, soddisfare i criteri diagnostici del disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo.

Il disturbo dell’Arfid è composto, a sua volta, da 3 diversi sottotipi:

  1. disturbo emotivo di evitamento del cibo: ovvero il bimbo evita il cibo per un’apparente mancanza d’interesse per il mangiare;
  2. evitamento sensoriale del cibo: in cui l’evitamento del cibo è legato alle sue proprietà sensoriali quali l’aspetto, l’odore, la consistenza, il gusto o la temperatura;
  3. evitamento del cibo dovuto alle conseguenze avversive del mangiare: ovvero il bambino rifiuta di mangiare per paura di soffocarsi, di vomitare o di stare male.

In una di queste sottocategorie rientra il bambino che evita altri tipi di alimenti che non siano di colore chiaro (bianco). I genitori dei bambini piccoli conoscono bene la predilezione dei propri figli verso la pasta in bianco. Diventa quasi “normale” ordinare al ristorante un primo piatto burro e parmigiano, piuttosto che un risotto bianco.

Quando, però, questo modo di alimentarsi diventa costante, giornaliero e ossessivo e il bimbo rifiuta ogni altro alimento “colorato”, ebbene, questo diventa un bel problema non solo a livello fisico ma anche psicologico.

È un po’ come accade per le verdure o il cibo salato e dolce, vi è nel bambino naturalmente una predisposizione a determinati sapori. Come, infatti, sottolinea il National Institutes of Health:

I bambini hanno una preferenza innata per i gusti dolci e salati e tendono a rifiutare i gusti aspri e amari.

Ma c’è anche di peggio, perché dopo il primo anno di vita, i bambini iniziano a disprezzare anche il sapore delle verdure, ritenendolo troppo amaro per le proprie papille gustative. A confermare ciò, la Dott.ssa Alisha Grogan, terapista occupazionale pediatrica specializzata in alimentazione schizzinosa e elaborazione sensoriale, ha dichiarato all’Huffingtonpost:

Quando gli esseri umani hanno dovuto cercare cibo in natura, le papille gustative sensibili dei bambini hanno impedito loro di mangiare qualsiasi cosa velenosa.

Ad aggravare la situazione arriva anche l’età: molti genitori, infatti, hanno riferito che all’età di 3 anni, quasi la metà dei propri figli iniziavano ad essere “schizzinosi” riguardo il cibo da mangiare. La pediatra Dina Kulik spiega:

Il bambino predilige il cibo bianco come i carboidrati e le merendine perché gli zuccheri semplici sono facili da mangiare, hanno un buon sapore e forniscono un rapido colpo di dopamina, proprio come alcuni farmaci stimolanti usati dagli adulti.

Il bimbo non può mangiare solo cibo bianco, le conseguenze sulla salute

Se il bambino segue spesso, se non sempre, una dieta a base di soli carboidrati e alimenti bianchi può incappare in diverse conseguenze per la propria salute.

Il rischio di carenza di ferro, in particolare, è abbastanza elevato con una dieta molto ricca di amido.

Anche se molti prodotti a base di cereali sono integrati, i bambini che seguono un regime alimentare biancoatariano risultano spesso a basso contenuto di ferro, vitamina D, calcio e B12. Nel lungo periodo queste carenze possono far emergere nel bimbo anche il rischio di anemia.

In merito all’alimentazione bianca dei bimbi, la Dott.ssa Alisha Grogan ha dichiarato:

Molti bambini possono sopravvivere solo con i carboidrati bianchi, a patto che ne mangino a sufficienza. I carboidrati sono spesso fortificati con tutti i tipi di vitamine e sostanze nutritive. Tuttavia, a seconda di quanto sia limitata la dieta di un bambino, potrebbero avere alcune carenze nutrizionali.

A volte, il bambino tende a mangiare il cibo bianco anche per diverse paure insite in lui come la paura di soffocare oppure l’ansia e la pressione trasmessa dalla mamma durante il momento del pasto affinché il bimbo mangi tutto quello che ha nel piatto.

Oppure, ancora un’altra motivazione del rifiuto è data dalle diverse consistenze di alcuni alimenti “colorati” che il bimbo si trova nel piatto e che non gradisce mangiare, come per esempio le verdure o la frutta.

Un modo che hanno i genitori per provare ad indirizzare il bimbo verso altri alimenti è rappresentato, come sempre, dalla pazienza, dal non obbligare il bimbo nel mangiare altro e nel provare ricette (e consistenze) diverse integrandole poco per volta nei pasti principali.

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