Perché crescendo i bambini dimenticano la loro prima infanzia (come noi)

Uno dei misteri su cui le neuroscienze indagano è legato ai ricordi dei bambini e al perché crescendo si dimentica la primissima infanzia. Secondo gli studi, il blackout infantile avviene dopo i 7 anni di vita per due motivi

La neuropsicologia indaga ormai da anni su uno dei misteri più fitti che riguarda l’infanzia di ogni persona e la sua memoria tentando di rispondere a una “semplice” domanda: perché i bambini crescendo dimenticano la loro prima infanzia? 

Accade esattamente ad ognuno di noi, dopo i sette anni di età si tende a dimenticare i fatti e, dunque, i ricordi legati a quel primo periodo della vita. Perché questo accade? Secondo la scienza per due motivi.

Dopo i 7 anni i bambini iniziano a dimenticare la loro prima infanzia. Perché accade?

Il periodo legato alla prima infanzia è, per quasi tutti i bambini, uno dei momenti più belli e amorevoli che si vive nella vita e per questo sarebbe giusto ricordare anche in età adulta. Ma così non è perché dai sette anni in poi, il bimbo inizia progressivamente a eliminare involontariamente dalla propria memoria i ricordi legati a quel periodo.

Sul perché avvenga questo “blackout” è poco chiaro, ma il fenomeno era già stato osservato da Sigmund Freud e da lui ribattezzato con il termine “amnesia infantile”.

Una ricerca sviluppata dalla Emory University School of Medicine, negli USA, ha scoperto che la cancellazione dall’archivio mentale di ogni persona in riferimento a ciò che è accaduto nella prima infanzia è un processo che avviene in modo molto graduale.

Nella ricerca si evidenzia come i bambini di 5-7 anni ricordano circa il 70% degli episodi che erano in grado di raccontare a tre anni, ma questi stessi bambini, raggiunta la soglia dei 9 anni iniziano lentamente a dimenticare. In questo caso, la percentuale crolla al 35%.

Secondo il team di studiosi, come specificato anche su Focus, questo avviene per due motivi:

  1.  i bambini piccoli non sanno ancora usare il calendario, né si rendono conto dell’alternarsi delle stagioni e degli anni. Questi elementi spazio-temporali aiutano a collocare gli episodi in un contesto preciso, facilitandone la memorizzazione;
  2. l’ippocampo non è ancora formato al 100%. Di conseguenza, le connessioni nervose non si sono ancora ben stabilizzate. Bisognerà aspettare almeno i 7 anni affinché questa area cerebrale sia matura. Secondo questa ipotesi, quindi, a essere impedita non sarebbe tanto la formazione dei ricordi, quanto la capacità di mantenerli nel tempo e di richiamarli alla mente.
I bambini ricordano le parole e sviluppano il linguaggio mentre dormono

Dimenticare fatti della prima infanzia è causato anche dallo sviluppo del linguaggio

Secondo un altro studio, un’altra causa che può essere associata al declino cognitivo di fatti legati alla prima infanzia è legata allo sviluppo del linguaggio e della parola nei bambini.

Per alcuni scienziati il linguaggio si arricchisce di molto proprio fra i 3 e i 6 anni di vita del piccolo andando ad incidere anche sui ricordi passati.

La parola, infatti, permette di riflettere su ciò che accade quotidianamente e in questo modo aiuta a fissare il ricordo. In conclusione, una ricerca neuropsicologica sviluppata da un team di ricercatori americani ha evidenziato alcuni anni fa che i bambini di 2 anni con abilità linguistiche più accentuate risultavano essere, all’età di 7 anni, più bravi a ricordare episodi della loro prima infanzia.

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  • Bambino (1-6 anni)