L’osteopatia neonatale è una tecnica dolce e non invasiva orientata al trattamento di diverse patologie e disturbi che possono manifestarsi sin dalle prime settimane di vita del bambino. Non prevede l’uso di farmaci e, se ben applicata, può portare tanti benefici. L’osteopata può addirittura intervenire durante la gestazione per prevenire alcuni problemi tipici della gravidanza.

In altre parole, si tratta di un metodo terapico che può fare molto per il bambino e per i genitori. Ma cerchiamo di capire bene di cosa si tratta e di cosa si occupa questa disciplina complementare alla medicina tradizionale.

Cos’è l’osteopatia?

La parola “osteopatia” è stata coniata dall’americano Andrew Taylor Still, inventore della disciplina, che verso la fine del XIX secolo indagò le connessioni tra le diverse strutture del corpo, ridefinendole nel loro insieme come parti di un unico equilibrio funzionale.

L’osteopatia, infatti, concepisce la salute dell’individuo nella sua totalità e considera tutte le parti del corpo umano (organi interni, strutture ossee, muscoli e psiche) interdipendenti e collegate fra loro. Il metodo è basato sul contatto manuale praticato attraverso manipolazioni, movimenti e lievi pressioni mirate all’individuazione dell’alterazione che causa dolore. L’osteopatia, insomma, non cura i sintomi della malattia in sé, ma stimola il naturale processo di auto-guarigione guidando correttamente il corpo e la mente ad “attivarlo”.

Osteopatia neonatale: come funziona?

Non è facile pensare che un bambino molto piccolo possa aver bisogno dell’osteopata, ma anche nei neonati i traumi correlati alle strutture ossee (e non solo) e le alterazioni funzionali che ne conseguono sono abbastanza ricorrenti. In molti casi, il “tocco” sapiente di un osteopata esperto può risolvere malesseri legati all’allattamento, coliche, stipsi, otiti e reflussi e tanto altro ancora.

In alcuni paesi europei il neonato è sottoposto a screening osteopatici di routine durante la permanenza in ospedale. Il ricorso a questa tecnica, infatti, è fortemente consigliato in caso di parti e travagli complicati, parti cesarei, gemellari, podalici e così via.

Da un certo punto di vista, l’osteopatia neonatale può essere considerata anche una tecnica preventiva tesa ad individuare e risolvere la possibili alterazioni muscolo-scheletriche nei neonati e nei bambini in età pediatrica. Il tempo di “risposta” alla terapia è estremamente variabile a seconda dei casi, così come il numero di sedute necessarie.

Osteopatia neonatale: i benefici

i benefici dell'osteopatia neonatale

Molte delle patologie e dei disturbi che l’osteopatia neonatale si propone di risolvere sono legati all’infiammazione del nervo vago o dell‘ipoglosso. Il nervo vago va dalla base del cranio allo stomaco ed è responsabile dei movimenti intestinali e di alcune funzioni cardiovascolari. L’ipoglosso è un altro nervo cranico che assiste le funzioni muscolari della lingua.

La compressione e l’irritazione di questi nervi può provocare, di riflesso, una serie di malesseri ricorrenti, come rigurgiti, coliche, difficoltà di suzione, irritabilità, vomito, otiti e disturbi del sonno. Con delle leggerissime pressioni alla base del cranio, l’osteopata può mitigare la pressione ossea sui nervi fino alla completa regressione dei disturbi connessi.

La terapia osteopatica si rivela efficace anche per il trattamento delle otiti. Partendo dall’assunto che le ossa e i tessuti cranici compiano dei micro-movimenti involontari per attivare il passaggio dei fluidi, in caso di traumi questi movimenti possono venir meno. Le manipolazioni praticate dall’osteopata sul capo e sul viso del bambino mirano a ristabilire la naturale mobilità dei fluidi, contrastare il ristagno del catarro e prevenire le infezioni a carico di orecchie, naso e bronchi.

Osteopatia pediatrica

Anche se molto spesso si sente parlare di osteopatia come tecnica “violenta”, è bene sapere che in ambito pediatrico l’approccio è molto dolce e assolutamente non traumatico. Le sedute hanno una durata di 45/60 minuti, a seconda dei casi, durante le quali il bambino viene tenuto in braccio dalla mamma o sdraiato su un lettino. Altre volte è lo specialista a reggerlo sulle proprie gambe in posizione supina, seduta o prona. Questo consente di valutare eventuali asimmetrie e indagare movimenti ossei e strutturali non corretti.

Ascoltare e modellare dolcemente i movimenti del corpo del bambino è proprio ciò che il terapista cerca di fare durante il trattamento. Al termine di ogni seduta, in genere, il bambino è rinfrancato e rilassato. La nanna è più tranquilla e il pianto notturno tende a ridursi.

Per i bambini un po’ più grandi l’incontro con l’osteopata è anche un modo per imparare a conoscere il proprio corpo e comunicare stati emotivi ricorrenti. In certi casi, l’osteopatia pediatrica può aiutare a prevenirne complicazioni e patologie tipiche dell’età adolescenziale, come scoliosi, difficoltà di attenzione, piedi piatti e difetti posturali.

Osteopatia neonatale: le controindicazioni

Essendo una tecnica dolce, non invasiva e praticata senza l’uso di farmaci, non ci sono particolari controindicazioni o effetti collaterali connessi all’osteopatia neonatale. In generale, il trattamento osteopatico è sconsigliato in caso di malattie infettive, traumi cranici, fratture e malformazioni congenite.

Altrettanto importante è ricordare che l’osteopata non può sostituire il pediatra nel normale monitoraggio della salute del bambino. Per trovare uno specialista affidabile è possibile consultare anche il sito ufficiale del ROI (Registro degli Osteopati d’Italia).

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