L’idea di sapere fin dalle prime settimane di gravidanza se il feto è un maschio o una femmina è di grande interesse per molti genitori. Per questo motivo sono diversi i metodi che ambiscono a offrire una risposta attendibile sul sesso del nascituro.

Uno di questi è il cosiddetto metodo Ramzi, che prende il nome dal medico che lo ha sviluppato e che, a detta di molti utenti, ha un grado di attendibilità del 97%. Conosciamo meglio questo metodo per scoprire come funziona e qual è la sua autorevolezza in ambito scientifico.

Che cos’è il metodo Ramzi?

Il metodo Ramzi è, come anticipato, un criterio con il quale predire il sesso del nascituro nelle primissime fasi della gravidanza. È un metodo elaborato dal dottor Saad Ramzi Ismail e pubblicato nel 2011 (e poi aggiornato nell’ottobre 2020) sul sito Contemporary OB-GYN.

Questo metodo si basa sull’idea che esista una relazione tra la posizione della placenta e il genere fetale.

Come funziona? Le basi teoriche

Basi-teoriche-metodo-Ramzi
Fonti: iStock

Secondo la teoria del dottor Ramzi, è possibile determinare il sesso del feto già alla sesta settimana di gravidanza, evitando di dover attendere l’ecografia morfologica o il ricorso ai test genetici.

Questo sarebbe possibile in base alla posizione della placenta o, meglio, del trofoblasto, il tessuto cellulare dal quale origina la placenta e gli altri annessi embrionali. Se la placenta si sviluppa sul lato sinistro dell’utero il feto è femmina, altrimenti se si sviluppa sul lato destro è maschio.

Perché non è affidabile

Ci sono diversi elementi critici che impediscono di considerare attendibile il metodo Ramzi. C’è innanzitutto una lacuna metodologica. Il documento dello studio del dottor Ramzi non è mai stato sottoposto a revisione paritaria (peer-review). Si tratta della valutazione critica effettuata in ambito accademico e scientifico su uno studio o un documento che viene condotta da specialisti del medesimo campo disciplinare dell’autore. È, traducendo il termine inglese, una revisione tra pari dove altri medici della stessa specializzazione del dottor Ramzi avrebbero dovuto valutare (per poi confermare o confutare) il suo metodo.

Anche il sito Contemporary OB-GYN si presenta come una community di specialisti in medicina, ma senza avere i requisiti di una rivista vera e propria e senza essere considerata autorevole in campo medico e scientifico.

Ci sono poi altre carenze. Come riferito dal MedicalNewsToday il dottor Ramzi traendo le conclusioni non ha spiegato il motivo per cui la posizione della placenta dovrebbe determinare il sesso del nascituro o come questo condizioni lo sviluppo della placenta. La ricerca condotta dal dottor Ramzi si è basata su uno studio ecografico su 5376 donne in gravidanza che avevano effettuato ecografie alla 6° e alla 18-22° settimana di gestazione. In realtà solo 1200 di esse hanno effettuato entrambe le ecografie, e su queste i ricercatori hanno notato come il 97,2% dei feti maschi aveva una placenta sul lato destro dell’utero e il 97,5% sul lato sinistro. Va però detto che qualsiasi metodo di previsione ha una probabilità del 50% di essere corretto e in assenza di prove ed evidenze è impossibile considerare affidabile il metodo Ramzi.

Anzi, uno studio del 2010 pubblicato su Ultrasound in Obstetrics & Gynecology, ha utilizzato metodi simili a quelli indicati dal dottor Ramzi e ha evidenziato come in 277 gravidanze la posizione della placenta variava sia nei bambini maschi che nelle femmine. La valutazione della placenta in queste gravidanze ha mostrato come nel 28% di queste (78 casi) era posizionata sulla linea mediana, in 89 casi sul lato destro (e solo il51% erano maschi) e in 110 casi sul lato sinistro (e solo il 57% erano femmine).

Inoltre, fino circa alla nona settimana di gestazione non ci sono segni esteriori dei genitali visibili con le attuali strumentazioni ecografiche, motivo per cui non è possibile pensare di vedere mediante un’ecografia il sesso del nascituro. Lo stesso studio pubblicato su Ultrasound in Obstetrics & Gynecology ha però evidenziato come dal punto di vista probabilistico l’analisi ecografica del tubercolo genitale (la struttura anatomica dalla quale, a seconda dei cromosomi, si svilupperà il pene o il clitoride) è stata corretta nel 95% dei casi.

I metodi affidabili per capire se è maschio o femmina

Se il metodo Ramzi, così come la Nub Theory, il calendario cinese e i numerosi miti e leggende non sono attendibili dal punto di vista scientifico, quali sono le possibilità concrete e affidabili per sapere il sesso del bambino?

L’ecografia morfologica, che viene eseguita durante il secondo trimestre, resta attualmente uno dei metodi più affidabili per determinare il sesso del nascituro. Anche se non viene eseguita esclusivamente per questo scopo ha, come evidenziato in questo studio, un tasso di precisione del 100% nel predire il sesso del bambino.

Un altro metodo che sta ottenendo grande attenzione e diffusione è il cosiddetto NIPT Test, il test del DNA fetale. Si effettua mediante un semplice prelievo di sangue della gestante, tramite il quale riconoscere e analizzare il DNA del feto che circola liberamente insieme a quello materno, con la possibilità di valutarne il pannello cromosomico e, quindi, stabilirne con una precisione del 99% il sesso.

Tanto l’ecografia morfologica quanto il NIPT Test sono due metodi non invasivi, a differenza dell’amniocentesi e della villocentesi. Questi ultimi due consentono di ottenere informazioni sui cromosomi del feto tramite il prelievo di un campione di liquido amniotico (amniocentesi) o di uno dei villi coriali della placenta (villocentesi), così da poter individuare con un’accuratezza superiore al 99% il sesso del nascituro.

Seguici anche su Google News!
Ti è stato utile?
Non ci sono ancora voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Gravidanza