Raniero – o Ranieri – deriva dal nome germanico Raganhar o Raginhar, attestato già a partire dal VI secolo: si tratta di un composto delle radici ragin (“consiglio”, “progetto”, e anche “decisione divina”) e hari (“esercito”, “popolo in armi”), per cui il significato complessivo potrebbe essere interpretato come “esercito divino”, “esercito consigliato dagli dei” o anche “consigliero del popolo”. Entrambi gli elementi che formano il nome sono ben attestati nell’onomastica germanica: il primo si riscontra anche in Rinaldo, Rembrandt, Raimondo e Rainardo, il secondo in Erberto, Aroldo, Ermanno, Gualtiero, Lotario e vari altri.

In Italia è arrivato relativamente tardi, e le prime attestazioni, risalenti al X secolo, insieme alla forma in cui compare, Rainerius, permettono di desumere che vi sia arrivato tramite la Francia; la diffusione del nome, dovuta inizialmente anche al culto dei santi così chiamati, è stata ulteriormente promossa, negli ultimi decenni del Novecento, dalle vicende riguardanti la famiglia regnante di Monaco, nella quale è d’uso tradizionale.

Secondo alcuni dati pubblicati negli anni settanta, il nome era diffuso dal Nord fino all’Abruzzo, accentrato in luoghi diversi a seconda delle varianti: Raniero in Lazio e Abruzzo, Ranieri in Toscana (di cui è tipico), le forme in Rain- in Veneto. Anche in Inghilterra il nome è giunto dalla Francia, portato dai normanni, ma divenne raro verso la fine del Medioevo e ad oggi è generalmente considerato arcaico.

In Italia oggi il nome resta comunque decisamente poco popolare: nella forma Raniero nel 2020 sono stati chiamati così 13 bambini, mentre 8 sono stati i Ranieri. Il più importante Ranieri è, come abbiamo accennato, il principe regnante di Monaco.

L’onomastico si celebra generalmente il 17 giugno, in onore di san Ranieri Scacceri, eremita, patrono di Pisa.

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