Come togliere il ciuccio e quando: consigli e strategie - GravidanzaOnLine

Quando e come togliere il ciuccio: consigli utili e strategie vincenti

Come e quando togliere il ciuccio: consigli efficaci per bambini a 2 anni, 3 anni e 4 anni. Togliere il ciuccetto troppo tardi può causare malocclusione dentale, otiti e altri problemi.

Togliere il ciuccio rappresenta un momento di crescita fondamentale per ogni bambino. Esso significa, infatti, rinunciare all’oggetto di consolazione per antonomasia, abbandonandolo per sempre.

Come togliere il ciuccio e quando togliere il ciuccio sono le due domande che spesso assillano la mente dei genitori con bambini tra i 2 e i 3 anni.

Valenza psicologica del ciuccio nei bambini

La suzione è un riflesso istintivo dei neonati ed è un atteggiamento naturale già presente nel feto, nel grembo materno. È il riflesso che permette al nascituro appena venuto alla luce di attaccarsi al seno materno e assumere il colostro e, successivamente, il latte materno.

La suzione, quindi, è l’azione che permette di soddisfare un bisogno primario del neonato, quello dell’alimentazione. E quindi, di riflesso, di percepire di non essere solo rigettando così la paura della solitudine.

Il capezzolo della madre così come il ciuccetto rappresentano un sorprendente aiuto psicologico per il lattante così come per il bambino fino a 3 anni. In psicologia, infatti, il ciuccio viene descritto come il tipico esempio di “oggetto transizionale” (come la celebre “coperta di Linus”) su cui il bambino si concentra in sostituzione della figura materna. Non per niente, in inglese, il ciuccetto si chiama “pacifier”, dal chiaro significato “tranquillizzante”!

Il ciuccio viene, quindi, usato dal bambino come forma di autoconsolazione e come oggetto calmante per scaricare la tensione. È, inoltre, un valido ausilio per conciliare il sonno. Rappresenta, infine, un elemento rassicurante in situazioni di novità o di interazione sociale estranee al contesto familiare (al nido, per esempio).

Questo piccolo oggetto, quindi, ha certamente alcuni interessanti lati positivi per il bambino, sebbene da una certa età in poi gli specialisti medici siano concordi  nel consigliare di abbandonarne l’utilizzo. Il tardivo abbandono del ciuccio, infatti, può provocare malocclusioni alle arcate dentarie, malformazioni al palato, otiti ricorrenti, disincentivo a stimolare il linguaggio e all’uso della parola.

Quando togliere il ciuccio

Non vi è un periodo specifico per togliere il ciuccio, anche se il “momento aureo” per il suo addio dovrebbe essere tra i 2 e i 3 anni di vita del bambino. In questo periodo, infatti, la maggior parte dei bimbi tende ad abbandonare spontaneamente il ciuccio, prima durante il giorno e poi anche di notte. Solitamente, prima dell’ingresso alla scuola dell’infanzia la valenza del ciuccio decade man mano che il bambino acquisisce fiducia in sé stesso, diventando più sicuro. Con l’ingresso nella scuola materna a 3 anni e comunque entro i 4 anni, quindi, la necessità del ciuccio dovrebbe scomparire.

Volendo stabilire un giusto tempismo per salutare definitivamente il ciuccetto, questo potrebbe essere racchiuso nella frase “meglio prima che dopo”. Prima si riesce a toglierlo, meglio è.

Oltre a questo assioma, però, sono da considerare le condizioni al contorno che possono far propendere per un ritardo nell’abbandono di questo strumento consolatorio. Nel caso si verifichino delle novità in famiglia o nella vita del bambino, meglio temporeggiare. La nascita di un fratellino o di una sorellina, per esempio, oppure un cambio di abitazione o il cambio di maestra all’ultimo anno di nido sono tutti fattori importantissimi nella psiche di un bambino.

Forti cambiamenti di questo genere necessitano di un certo tempo di adattamento e impongono di genitori di evitare di aggiungere altro stress come quello del distacco dal ciuccio. Meglio, quindi, attendere che il bambino si sia adattato alla nuova condizione e poi procedere con l’abbandono del ciuccio.

Come togliere il ciuccio e le possibili conseguenze

L’addio al ciuccetto deve essere preferibilmente progressivo onde evitare esperienze traumatiche nel bambino. Proporre il distacco dal ciuccio in maniera graduale è l’arma vincente per ridurre lo stress e aiutare ad accettare la novità.

Il consiglio più importante è quello di attendere un’occasione propizia e felice. Le feste di Natale o di Pasqua in cui il bimbo riceve molte coccole potrebbero essere il momento giusto. La carenza del ciuccio potrebbe essere colmata con un’aggiuntiva quantità di coccole tipica delle festività, quando i genitori trascorrono più tempo con i propri figli.

Si può, inoltre, procedere gradualmente, fissando degli “step” insieme al bambino. Si potrebbe iniziare togliendo il ciuccetto di giorno e lasciandolo solo per il riposino notturno. Fino ad eliminarlo completamente una volta che il bambino è psicologicamente pronto.

Meglio evitare le “sparizioni” del ciuccio dalla sera al mattino. Se il bambino è molto piccolo potrebbe essere traumatizzante, se il bambino è più grande potrebbe rivelarsi fallimentare. È consigliabile anche evitare la colpevolizzazione nel caso il bambino insistesse a volere il ciuccetto, lodandolo invece nelle occasioni in cui accennasse a rifiutarlo spontaneamente.

Le conseguenze dell’addio al ciuccio sono varie, ma facilmente gestibili da parte del genitore. Il bambino potrebbe diventare più irritabile, faticare a prendere sonno, manifestare qualche comportamento stizzoso o piangere sovente. Alcuni bambini potrebbero fare qualche incursione nel lettone di mamma e papà, invece di rimanere consolati nella loro culla. Niente panico. Sono reazioni normali che scompariranno nell’arco di pochi giorni.

3 consigli e metodi efficaci per togliere il ciuccio

Ecco, dunque, alcune tattiche efficaci per agevolare l’addio al ciuccio.

1. Natale, Pasqua e vacanze estive

Qualche mese prima delle festività, si può iniziare a togliere il ciuccio di giorno. A ridosso delle festività, sarà possibile toglierlo anche di notte raccontando al bambino dei piccoli figlioletti avuti dagli elfi di Babbo Natale o dai coniglietti di Pasqua. Queste piccole creature non hanno ancora il ciuccio e quindi piangono spesso. Come sarebbe bello aiutarli a smettere di piangere donando loro il ciuccetto che ormai il bimbo non usa più perché è diventato grande! Chissà quanto sarebbero felici! E chissà che Babbo Natale, il coniglietto o le onde del mare estivo non portino una ricompensa ancora più gradita.

2. La fatina della primavera

fatina del ciuccio

La primavera porta giornate più lunghe e, spesso, buonumore in adulti e bambini. In questo periodo, la fatina dei ciuccetti così come un palloncino ad elio possono rappresentare davvero la “liberazione” da questo oggetto infantile! Subito dopo Natale, il ciuccio deve essere proposto non più di giorno, ma solo la notte.

Fino a quando, in primavera, la fatina dei ciuccetti porterà al piccolo bambino un palloncino speciale al quale infiocchettare il proprio ciuccio. Quindi, volerà nell’aria che lo spingerà su, fino alle nuvole in cielo, portandolo a chi ne ha più bisogno. Un piccolo grande dono che renderà il bambino più grande nella psiche e nel cuore.

3. Il maghetto apprendista

E se i ciuccetti sparissero, come per incanto, uno dopo l’altro? Cosicché nello sterilizzatore ne rimanesse, sera dopo sera, soltanto uno? L’ultimo! Dev’essere stata colpa dell’apprendista maghetto che, dopo averli fatti scomparire, si è dimenticato di rimetterli a posto. Poco importa, il bambino intelligente sta diventando ormai grande e quei ciuccetti non servono proprio più.

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