Cos’è un oggetto transizionale? Si tratta di qualcosa di fisico, un oggetto di cui il bambino molto piccolo si circonda abitualmente. Può essere un peluche, un orsetto, una coperta speciale, una bambola o un bambolotto.

Questi oggetti aiutano i bambini a muovere i primi passi verso l’indipendenza e costituiscono un appiglio dal punto di vista psicologico.

Oggetto transizionale: cos’è?

I bambini hanno bisogno degli oggetti transizionali proprio come Linus ha bisogno della sua coperta. Costituiscono una parte del supporto del sistema emozionale di cui ogni bambino ha bisogno nei suoi primi anni di vita. Rappresentano i primi tentativi di approcciarsi alla realtà e comprenderla. Il bambino sperimenta il mondo circostante, e riesce a superare le proprie paure.

Non ci sono solo coperte, naturalmente. Un bambino può preferire un giocattolo morbido o perfino il rivestimento di raso dell’accappatoio o della vestaglia della mamma.

Le opzioni sono ricche e varie a seconda dell’immaginazione di ogni bambino, che farà la sua scelta tra gli 8 e i 12 mesi, e terrà con sé il proprio oggetto negli anni a venire.

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Gli oggetti transizionali aiutano i bambini nel percorso verso l’indipendenza. Funzionano, in parte, perché li fanno sentire bene; sono morbidi, adorabili, ai piccoli viene voglia di coccolarli, sono piacevoli al tatto.

Hanno effetto anche perché sono familiari; infatti mantengono l’odore dei bambini su di sé, e gli ricordano la sicurezza che provano quando sono a casa, nella propria cameretta.

Benefici dell’oggetto transizionale

bambino che dorme oggetto transizionale

I miti che sostengono la dannosità dell’oggetto transizionale sono da sfatare. Questi oggetti, infatti, non sono un segno di debolezza o di insicurezza; non c’è ragione di trattenere il proprio bambino dall’usarne uno, se lo desidera e se ne manifesta il bisogno.

Al contrario, l’oggetto transizionale può essere così d’aiuto che alcuni consigliano addirittura di aiutare e indirizzare il proprio figlio nella scelta di un certo oggetto.

Usato come particolare strategia dei bambini nei primi delicati mesi di vita, l’oggetto transizionale sembra essere fondamentale per imparare a distinguere se stessi dalla mamma, e la propria mamma dal mondo; e per accettare i suoi normali allontanamenti. Con quest’oggetto il bambino sperimenta la sua prima relazione d’affetto.

Diventa un vero e proprio sostituto della figura materna, per affrontare l’angoscia che genera il suo momentaneo allontanamento.

Lo aiuta ad affrontare la quotidianità e a comprendere se stesso e il mondo. Per un bambino l’oggetto transizionale rappresenta una figura di riferimento e di aiuto nel superare le proprie paure. Quando è stanco, lo aiuterà ad addormentarsi.

Quando è separato dalla mamma, lo rassicurerà. Quando è spaventato o arrabbiato, lo conforterà. Quando è in un luogo estraneo, lo aiuterà a sentirsi a casa.

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I 3 problemi legati all’oggetto transizionale

Secondo un articolo del New York Times, alcuni pediatri hanno una visione feticista degli oggetti transizionali, e argomentano che il normale sviluppo del bambino non ne ha bisogno; tuttavia la maggior parte dei medici li hanno accolti e concordano sull’importanza di questi oggetti per lo sviluppo dei bambini.

Sono soprattutto i genitori a preoccuparsi se il figlio mostra un eccessivo attaccamento verso l’oggetto transizionale. Vediamo quali sono i problemi maggiormente avvertiti:

1. Porta a succhiare il dito

I genitori spesso si preoccupano che gli oggetti transizionali portino i bambini a succhiarsi il pollice. Alcune volte questo può accadere, ma non è sempre così. Bisogna ricordare che succhiarsi il dito è normale per un bambino, un modo naturale per sentirsi a proprio agio nel mondo.

Gradualmente e secondo i suoi tempi, il bambino abbandonerà questa pratica così come quando si sentirà pronto abbandonerà l’oggetto transizionale.

2. Dipendenza dall’oggetto

La paura più grande dei genitori è che i bambini possano sviluppare una sorta di dipendenza dall’oggetto. L’abbandono avviene spontaneamente, quando il piccolo si sente pronto e sicuro per poter affrontare da solo gli ambienti, le persone nuove, e quando aumenta il suo interesse per gli stimoli esterni.

Crescendo, il bambino matura e trova altri modi per far fronte allo stress.

3. Incapacità di costruire relazioni vere

Un’altra grande paura è che l’oggetto impedisca la costruzione di relazioni autentiche in futuro. Come per i punti precedenti, non bisogna dimenticare che quella dell’oggetto transizionale è una tappa fondamentale nello sviluppo psicologico e sociale del bambino.

La relazione del piccolo con l’oggetto rappresenta anzi la prima transizione tra l’esclusiva relazione con la madre a quella con l’altro e col mondo.

Articolo originale pubblicato il 16 gennaio 2020

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  • Bambino (1-3 anni)