Autismo nei bambini, sintomi, cause e terapie - GravidanzaOnLine

Autismo nei bambini, cos’è e come si riconosce

Quali sono i sintomi dell'autismo nei bambini, quando compaiono i primi segnali di autismo infantile e come si può intervenire.

L’autismo è un disturbo del neurosviluppo riconoscibile attraverso la valutazione di specifici sintomi e caratteristiche nella prima e seconda infanzia. Le cause dell’autismo sono ancora in fase di studio e non esistono test strumentali per la diagnosi della patologia, che viene riconosciuta tramite un’approfondita osservazione del bambino.

L’autismo si manifesta con deficit nell’area comunicativa, comportamentale, cognitiva e motoria del bambino con differenti livelli di intensità lungo il corso della vita, tanto da compromettere l’interazione sociale, la comunicazione verbale e non verbale, con incongruenze comportamentali e difficoltà motorie.

Autismo, di cosa si tratta

L’origine etimologica del termine “autismo” deriva dalla parola greca αὐτός (aütós – sé stesso), che richiama il senso di autoreferenzialità e di negazione dell’altro e del diverso da sé, e che sfocia nella perdita del comune senso della realtà. Come scrisse Jim Sinclair, ragazzo autistico tra i primi a parlare di autismo da un punto di vista interno nel libro Schopler e Mesibov, essere autistici significa sentirsi come un extraterrestre che si sia perso senza un manuale per sapere come orientarsi”.

In un bambino affetto da disturbi dello spettro autistico, la personalità e l’individualità rimangono preservate e complete pur possedendo chiavi, percezioni e canali di comunicazione input/output che differiscono da quelli convenzionali.

I sintomi dell’autismo

Definire un set univoco di sintomi dell’autismo è complesso data la loro grande varietà e variabilità nei pazienti. Ogni bambino è da considerarsi un caso a sé pur manifestando caratteristiche riconducibili allo stesso disturbo. In linea generale, i sintomi riguardano diversi ambiti: interazione sociale, comportamento, psicomotricità, intelletto.

I principali sintomi di autismo nell’interazione sociale e nella comunicazione sono:

  • ecolalia (ripetere la stessa frase, ritardo nello sviluppo del linguaggio),
  • inversione dei pronomi (“tu” al posto di “io”)
  • non voltarsi all’udire il proprio nome
  • predilezione per il gioco in solitaria e disinteresse per il gioco simbolico
  • scarsa empatia, tendenza all’isolamento, risposte incongrue, tendenza ad evitare il contatto oculare.

Tra i sintomi di autismo nella sfera del comportamento invece si trovano:

  • ritualità maniacale di abitudini non funzionali
  • invadenza
  • difficoltà a provare e manifestare sentimenti di gioia
  • maniacalità espressa in un ristretto campo di interessi
  • comportamenti ossessivi
  • utilizzo di giocattoli in maniera differente rispetto al loro principale scopo
  • improvvise manifestazioni di rabbia incontenibile e immotivata
  • concentrazione su un solo dettaglio tralasciando la visione d’insieme.

Per quanto attiene la sfera psicomotoria invece, nei bambini affetti da autismo si riscontrano i seguenti sintomi:

  • movimenti ripetitivi e talvolta privi di senso per l’osservatore
  • goffaggine
  • scarsa o assente mimica facciale
  • movimenti scoordinati
  • eccessiva reattività all’esposizione verso luci o suoni o esperienze tattili particolari
  • tendenza a muoversi di continuo
  • invadenza fisica
  • comportamenti ripetitivi come girare in tondo o accendere e spegnere la luce in maniera ripetitiva e quasi ossessiva (autostimolazione).

Nell’ultima sfera interessata dall’autismo, cioè quella intellettiva, si trovano sintomi molto variabili, poiché le persone che soffrono di autismo possono avere uno sviluppo del tutto nella norma, ma anche più alto della media – con uno spiccato talento in alcune specifiche discipline, soprattutto matematiche o artistiche – o al contrario più basso della media, manifestando problemi di apprendimento.

I test per l’autismo

test per l'autismo

L’autismo si manifesta gradualmente entro i primi tre anni di vita del bambino per essere riconosciuto chiaramente entro i primi sei anni con l’ingresso in comunità e l’approccio al percorso scolastico.

Al momento, non esistono esami clinici, chimici o di imaging per diagnosticare con certezza l’autismo infantile. La diagnosi, quindi, si basa sui criteri riportati nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) e su strumenti diagnostici in forma di test somministrati da personale specializzato (psicologo o psichiatra infantile):

  • Test ADOS-2 (Autism Diagnostic Observation Schedule 2nd Ed) basato sull’osservazione del piccolo pazienze da parte dello specialista
  • Test ADI-R (Autism Diagnostic Interview-Revised) somministrato come intervista ai genitori
  • Test BSBS (Communication and Symbolic Behavior Scale) strutturato come un gioco e valido solo per la prima infanzia.

I test servono per elaborare il quadro diagnostico del piccolo paziente attraverso l’osservazione obiettiva dei suoi comportamenti e il suo profilo genetico. L’analisi si completa con l’indagine sull’aspetto cognitivo, adattivo, sociale, relazionale, linguistico, motorio e clinico del bambino.

Le probabili cause dell’autismo

Le cause dell’autismo non sono ancora state individuate con precisione: le ipotesi più accreditate propendono verso fattori genetici e ambientali.

Per fattori  genetici si intendono anomalie cromosomiche, alterazioni e mutazioni del genoma, sebbene le evidenze scientifiche richiedano ulteriori approfondimenti. L’autismo, secondo gli studi, si manifesta con maggiore probabilità in caso di familiarità del disturbo, in possibile compresenza con altre malattie genetiche, con valori anomali di serotonina.

Alcune aree del cervello di pazienti autistici, inoltre, appaiono compromesse, così come la comunicazione neuronale e la capacità dei neurotrasmettitori di veicolare l’impulso. Queste analisi hanno indotto i ricercatori a formulare l’ipotesi genetica come causa di una precoce alterazione cerebrale fetale.

I fattori ambientali sono rappresentati, invece, dalle condizioni di vita dell’individuo (eventi, abitudini, ambienti) che possono influenzare in un certo modo e misura la sua esistenza. Nel caso dell’autismo, fattori ambientali significativi sono il parto prematuro, l’inquinamento ambientale, il consumo materno di alcool o di medicinali controindicati in gravidanza, eventuali infezioni o virus contratti dalla gestante, l’età avanzata dei genitori al momento del concepimento.

Esiste, poi, un’evidenza clinica di genere. I maschi sono maggiormente colpiti dai disturbi dello spettro autistico rispetto alle femmine, con una probabilità di autismo quattro volte superiore.

Vaccini e autismo, esiste una correlazione?

Sulla ipotesi, di cui si sta dibattendo molto, di una correlazione tra vaccini e autismo la risposta della scienza è chiara: non esiste alcuna evidenza che i vaccini provochino l’autismo.

Lo stesso Ministero della Salute ha preso più volte posizione contro la teoria che vorrebbe i vaccini responsabili dell’insorgenza dell’autismo. L’Istituto superiore di Sanità definisce poi tale teoria come una “frode scientifica”.

Infine, diverse sentenze dei tribunali hanno escluso la possibilità che i vaccini inneschino in qualche modo l’autismo, dopo che alcune coppie avevano denunciato le aziende sanitarie che avevano somministrato i vaccini ai loro figli.

Autismo infantile, cos’è e come si riconosce

autismo nei bambini

L’autismo infantile è un problema del neurosviluppo, con effetti visibili già dai primi mesi di vita. Uno screening precoce può essere effettuato direttamente dai genitori in base a semplici parametri osservabili nel bambino.

Come riferimento alla fascia 0-3 anni, il bambino dovrebbe essere in grado di sorridere e manifestare segni di felicità entro il primo semestre dalla nascita, esprimersi con semplici suoni ed espressioni del viso entro i 9 mesi, essere in grado di vocalizzare ed emettere suoni composti entro il primo anno di vita. A seguire, acquisire la capacità dei gesticolare in risposta ad uno stimolo entro i 14 mesi, emettere parole di senso compiuto entro i 16 mesi e pronunciare semplici frasi entro il compimento dei 2 anni.

In caso di dubbi su sospetti ritardi nelle fasi di sviluppo o di difficoltà nella comunicazione o nel movimento, è bene rivolgersi prontamente al pediatra di famiglia. Dopo aver visitato il bambino e consultato i genitori, il pediatra valuterà eventuali ulteriori consulenze specialistiche ed esami strumentali o di laboratorio (esami del sangue, test dell’udito).

L’iter diagnostico potrebbe prevedere l’intervento di figure professionali specifiche: psichiatra infantile, psicologo infantile, neurologo infantile, affiancate da esperti in psicomotricità, logopedia, psicoterapia.

L’autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo che consente l’inquadramento nella Legge 104: questo permette al bambino di ottenere un supporto dedicato durante il percorso scolastico.

Cos’è l’autismo lieve

I disturbi dello spettro autistico hanno differenti livelli di gravità per cui è possibile che il disturbo si manifesti in maniera leggera e non totalmente invalidante: si parla, quindi, di “autismo lieve”.

Ricadono in questa diagnosi la sindrome di Asperger, l’autismo ad alto funzionamento e altre espressioni più moderate di autismo che interessano una o più aree di indagine (linguistica, sociale, cognitiva, psico-motoria etc…) in maniera contenuta.

L’autismo lieve si riconosce per i sintomi che presentano le classiche anomalie dell’autismo espresse, però, in maniera meno evidente.

Si potrebbe, quindi, assistere ad un deterioramento delle abilità verbali ma non alla loro netta compromissione, a difficoltà relazionali nel mantenere le amicizie al posto del totale isolamento volontario.

Altri indicatori potrebbero essere l’abilità verbale utilizzata solo a scopo di richiesta o identificazione ma non di espressione o condivisione emotiva, la netta predominanza della comunicazione verbale a discapito di quella non verbale o viceversa. Altri lievi sintomi sono una leggera goffaggine nei movimenti con scarso coordinamento motorio, una ridotta mimica facciale e anomalo contatto oculare, un approccio ansioso nel gestire difficoltà.

Il bambino con autismo lieve, quindi, manifesta difficoltà nella parte iniziale dell’interazione ma, un volta avviata, riesce comunque a relazionarsi anche se in maniera rigida e poco interattiva. Il bambino, inoltre, manifesta scarsa empatia, ma è comunque in grado di stabilire una connessione con l’altro.

Le terapie per l’autismo

La variabilità dei sintomi dei bambini autistici non consente di individuare un trattamento comune per questa patologia. Il percorso terapeutico viene plasmato sul singolo caso partendo dai punti di forza e di debolezza di ciascun paziente e seguendone l’evoluzione.

Un percorso terapeutico coerente e rispettoso della specificità patologica di ciascun caso potrebbe prevedere tre interventi coniugati tra loro: la terapia farmacologica (se necessario), la terapia cognitivo-comportamentale e il parent training (coinvolgimento attivo dei genitori).

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Categorie

  • Bambino (1-3 anni)