Quando si deve fare il parto cesareo

Quando si deve fare il parto cesareo

In Italia una percentuale ancora alta di bambini (oltre il 30%) nasce attraverso un taglio cesareo. In alcuni casi, si tratta di interventi non strettamente necessari, ma in altre circostanze il cesareo è un vero e proprio salvavita, per il bambino o per la madre. Ma quando si deve fare il parto cesareo? I casi per i quali si rende indispensabile il parto cesareo sono diversi, e possono dipendere da cause legate alla salute materna o da condizioni del feto (posizione in utero, sofferenza, caratteristiche morfologiche etc).

Quando si deve fare il parto cesareo: patologie materne

Alcune particolari patologie materne, per esempio, possono rendere inevitabile il cesareo. Sarà ovviamente il ginecologo a stabilire quando si deve fare il parto cesareo, ma alcune patologie a carico della madre rappresentano di per sé una indicazione per il bisturi. È il caso, per esempio,  di alcune infezioni che potrebbero essere trasmesse al feto durante il parto vaginale, come l’HIV con carica virale al di sopra di determinati livelli o Herpes simplex genitale con lesioni. Anche il diabete materno, nel caso in cui il feto sia particolarmente grande, richiede di norma un cesareo. La placenta previa, che ostruisce in parte o in toto il canale del parto, costituisce un’altra conduzione che conduce inevitabilmente a un parto cesareo, così come la preeclampsia, una seria patologia della gravidanza che si risolve sostanzialmente solo con il parto e che può portare, se trascurata, addirittura alla morte della madre.

La posizione del bambino

La posizione del feto all’interno dell’utero può anch’essa far optare per l’intervento. La classica condizione che conduce a un cesareo è la presentazione podalica, quando cioè il bambino rivolge verso il collo dell’utero i piedi o le natiche. In realtà, all’estero esistono esperienze di parti vaginali di feti podalici (specialmente in caso di parti gemellari in cui però il primo dei bambini sia in posizione cefalica), ma nella maggioranza dei casi si ricorre al taglio cesareo. Anche quando il bambino si trova in posizione “orizzontale” all’interno dell’utero è probabile che si opti per un parto cesareo, così come nel caso in cui il feto sia cefalico ma abbia la testa “all’insù”, con la fronte o il viso rivolti verso il canale del parto.

Casi in cui non si deve fare il parto cesareo

Condizioni come la miopia, una gravidanza gemellare o un cesareo pregresso non sono automaticamente indicative di un taglio. Sarà il ginecologo, in queste circostanze, a stabilire quando si deve fare il parto cesareo e quando, invece, lo si può evitare. In linea di massima, è possibile partorire per via vaginale una coppia di gemelli quando il primo presenta una posizione che non obbliga all’intervento. Se però i gemelli condividono la stessa placenta e lo stesso sacco amniotico, si consiglia un cesareo programmato. La maggioranza delle madri che hanno subito un taglio cesareo (o due!) può tentare il cosiddetto “travaglio di prova”, ovvero un travaglio spontaneo in vista di un eventuale parto naturale (sotto accorto monitoraggio e con la sala operatoria allertata).

Il cesareo d’urgenza

Al di là delle condizioni prevedibili e note che inducono alla programmazione di un cesareo, esistono situazioni di emergenza per cui il medico opterà per l’intervento con carattere di urgenza. Di solito, si sceglie questa strada quando, durante il travaglio o dopo la rottura delle acque, si evidenziano segnali di sofferenza fetale, per esempio dal tracciato o per la presenza di “acque tinte” (liquido amniotico di colore scuro per la presenza di meconio, le feci del feto). In ogni caso, la valutazione della reale urgenza sarà fatta dal ginecologo e dall’ostetrica sulla base del quadro clinico di madre e figlio.