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Le dimensioni del dolore

Nel dolore è possibile distinguere una dimensione sensitiva ed una affettiva e/o cognitiva. La percezione del dolore, squisitamente individuale, è il risultato dell’integrazione di queste due componenti, di cui si può dire che la prima parte, organica, è uniforme, mentre la seconda parte è quella che determina le sensibili differenze tra gli esseri umani di fronte al dolore.

È infatti provato che gli eventi emozionali hanno una diretta influenza sul dolore: la paura o l’anticipazione ansiosa del dolore hanno una valenza eccitatoria sul sistema nervoso che incrementa l’intensità  dello stimolo doloroso percepito, viceversa la concentrazione e il rilassamento possono avere come risultato l’innalzamento della soglia del dolore, o addirittura l’indifferenza rispetto allo stimolo doloroso.

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La parte emozionale della percezione del dolore è condizionata da questi fattori fondamentali:

  • l’aspettativa del dolore: ciò che immaginiamo di questo dolore, come ce lo aspettiamo, e le reazioni che ci aspettiamo di avere nei confronti di questo dolore;
  • la memoria del dolore: il nostro cervello ha immagazzinato un “catalogo” di situazioni dolorose, che confronterà  con il dolore percepito, valutandolo;
  • le dimensioni emotive, cognitive e comportamentali del dolore: ovvero la valutazione emotivo-affettiva che attribuiamo a quel dolore, o la sua razionalizzazione in base alle nostre competenze;
  • il controllo del dolore: attivarsi per controllare il dolore ha una valenza antidolorifica in sé.

Condizionano negativamente il soggetto, innalzando la sensibilità allo stimolo doloroso, l’aspettativa di un dolore insopportabile, la memoria di un dolore insopportabile, l’intolleranza rispetto al dolore perché si teme di non riuscire a tollerarlo, o la svalutazione dell’esperienza che comporti il dolore, o la percezione del fatto che il dolore sia incomprensibile, ingiusto e ci abbia in balia.

Condizionano positivamente il soggetto, abbassando la sensibilità  allo stimolo doloroso, l’aspettativa di un dolore che sapremo sopportare e superare, la memoria di dolori superati, una grande autostima, il forte investimento emotivo rispetto alla esperienza a prescindere dalla sua dimensione dolorosa, la motivazione a superare il dolore, il controllo attivo del dolore attraverso varie strategie.

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Nel parto, l’attività contrattile uterina è strettamente connessa con la produzione di ormoni. Una iper produzione di adrenalina e cortisolo, che può originare da una risposta sovradimensionata al fisiologico dolore contrattile, potrebbe in effetti prolungare il travaglio poiché andrebbe ad inibire la produzione di altri ormoni, spezzando il delicato equilibrio necessario. L’aspettativa del dolore e la tensione conseguente, in questo caso, finirebbero effettivamente per incrementare il dolore, prolungando il parto.

Per questo il controllo del dolore è importante, e al controllo del dolore è stata dedicata molta ricerca da parte delle donne e delle levatrici, ben prima che l’epidurale fosse inventata.

 

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