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Cosa è la fase latente

È molto importante comprendere che cosa è la fase latente per interpretare correttamente l’andamento del travaglio. Infatti, pur essendo un processo continuo, esso è caratterizzato da fasi di maggiore intensità e fasi in cui la mamma percepisce una pausa.

Queste pause sono fondamentali per il preparare la madre, fisicamente e psicologicamente, alla successiva fase di attività, e anche per regalare un po’ di riposo al bambino, che nel travaglio conosce sensazioni oltremodo forti: la pressione fisica data dal serrarsi dell’utero e dalla strettezza del canale del parto e la tensione emotiva data anche dal riversarsi dell’adrenalina nel sangue della madre.

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Spesso viene indicato come fase latente il periodo iniziale del travaglio, prima che le contrazioni diventino regolari, quando può verificarsi una finestra di ‘calma piatta’ prima dell’insorgere del travaglio attivo. Il corpo può ritardare anche di molte ore il vero e proprio esordio del travaglio se percepisce un ambiente ostile o non sicuro intorno.

È un meccanismo di difesa della prole, attivo in tutte le specie mammifere, che inibisce la progressione dell’evento fintantoché il nostro cervello arcaico, estremamente all’erta in questi momenti, non percepisca che le condizioni sono ottimali.

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Una seconda fase latente, dalla durata variabile, si verifica normalmente dopo la dilatazione completa e prima che inizi la percezione dell’istinto a spingere. Anche in questo caso è un meccanismo fondamentale per permettere alla madre di riprendersi dal dolore delle contrazioni e recuperare energie per la parte del parto che richiederà maggiore sforzo fisico. Il bambino riposa insieme alla madre. Non è raro che entrambi si concedano un po’ di sonno ristoratore, prima di intraprendere l’ultima fatica.

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