Cosa fare se il bambino è podalico

Cosa fare se il bambino è podalico

Di solito, intorno alla trentesima settimana di gravidanza, i bambini nell’utero materno sono già in posizione cefalica, ovvero con la testa rivolta verso il basso, pronta a impegnare il canale del parto. Alcuni, invece, tardano a girarsi, ma è possibile cercare di aiutarli a mettersi “nel verso giusto”. Ecco cosa fare se il bambino è podalico.

Posizioni che aiutano

Per prima cosa, la futura madre può adottare delle posizioni che dovrebbero indurre il piccolo a girarsi. Per esempio, mettersi a quattro zampe, con la testa e il torace sul pavimento e i glutei sollevati, ondeggiando poi con i fianchi, può aiutare a “disincastrare” il bambino e dagli lo spazio sufficiente per girarsi. Un’altra cosa da fare se il bambino è podalico è sdraiarsi a faccia in su con le gambe poggiate su una poltrona e un grande cuscino sotto le natiche, in modo da tenere il pube sollevato. Restare in questa posizione per alcuni minuti al giorno potrebbe favorire la “capriola” del bambino.

Cosa fare se il bambino è podalico: discipline alternative

Chi va al mare o in piscina e si chiede cosa fare se il bambino è podalico, può provare a fare con cautela la verticale sott’acqua. Alcune mamme, inoltre, giurano che anche la “visualizzazione” del bambino che si capovolge può effettivamente aiutarlo nell’impresa. Diverse inoltre le discipline “alternative” che promettono di contribuire allo scopo: si va dal massaggio ayurvedico all’osteopatia che, secondo i sostenitori di queste pratiche, dovrebbero essere di aiuto per riposizionare al meglio un bambino podalico. Un altro tentativo che si può fare senza temere di nuocere al bambino consiste, semplicemente, nell’attivare una fonte luminosa e un riproduttore di musica vicino alla vagina, nella speranza che questi stimoli attirino il bambino e lo inducano a girarsi spontaneamente in extremis.

La versione cefalica esterna

Qualora tutto questo dovesse risultare inutile, esiste ancora una cosa da fare se il bambino è podalico o trasversale, anche se si tratta di un intervento controverso e non universalmente incoraggiato. Si tratta, in particolare, della versione cefalica esterna, una vera e propria manovra ostetrica che può essere eseguita in ospedale a partire dalla settimana 36 di gravidanza. È importante che il ginecologo che effettua la versione cefalica esterna abbia molta esperienza in questa manovra, che consiste sostanzialmente nell’esercitare pressione in alcuni punti del ventre materno. La versione cefalica esterna, che mediamente funziona in un caso su due, viene fatta sotto monitoraggio ecografico, e previa somministrazione alla madre di un farmaco che favorisce il rilassamento uterino. La manovra non è possibile nei casi di placenta previa, distacco di placenta, liquido amniotico scarso o neonati con peso stimato superiore a 3500 grammi. Anche le donne con Rh negativo che aspettano un bimbo con Rh positivo non possono farla, a causa del rischio di scambio sanguigno (1%). Le possibili complicazioni, comunque rare, sono la rottura del sacco amniotico, l’emorragia uterina o l’avvio del travaglio.

Qualora questi sistemi riescano effettivamente a far girare un bambino podalico, è consigliabile dormire in posizione semi-sdraiata e camminare per aiutare il nascituro a impegnare il canale del parto.