Preeclampsia (gestosi)

Preeclampsia (gestosi)

Preeclampsia: generalità

La preeclampsia è una grave complicanza della gravidanza che colpisce sia la madre che il feto. La malattia influenza l’esito materno e fetale ed è la principale causa di parto prematuro e di conseguente morbilità e mortalità neonatale. La preeclampsia può svilupparsi dalla 20a settimana di gestazione fino a 48 ore dopo il parto. Viene diagnosticata, di norma, dopo la 34a settimana di gestazione. Un’insorgenza precoce (20-34 settimane) è associata a gravi pericoli per la madre e il feto.

=> Preeclampsia: c’è il rischio che si ripeta?

Sintomi e incidenza

La preeclampsia si manifesta nel 3-5% delle gravidanze. Nella maggioranza dei casi colpisce donne sane alla prima gestazione. Le donne con preeclampsia sviluppano pressione arteriosa elevata (> o = 140/90 mmHg) ed elevato contenuto di proteine nelle urine (> o = 300 mg di proteine nel campione di urine delle 24 ore).

Preeclamsia: quasi sono i fattori di rischio?

Sono varie le condizioni mediche che si associano a un aumentato rischio di preeclampsia, tra cui l´ipertensione cronica, il diabete e la nefropatia. Fattori di crescita angiogenici come il fattore di crescita placentare (PlGF) e la frazione solubile della tirosin chinasi 1 fms-simile (sFlt-1) svolgono un ruolo importante nello sviluppo della preeclampsia. Il PlGF è responsabile della normale funzione placentare e, di conseguenza, del mantenimento di una gravidanza sana, mentre il fattore sFlt-1 si associa alla conclusione della gravidanza nelle ultime settimane di gestazione. I livelli circolanti di tali proteine risultano alterati nelle donne che sviluppano la preeclampsia. è noto che alcuni gruppi di donne in gravidanza sono particolarmente a rischio, tra cui donne con: pressione arteriosa diastolica > o = 80 mmHg in occasione della valutazione iniziale; proteinuria in occasione della valutazione iniziale; una precedente anamnesi personale o familiare di preeclampsia; una gravidanza multipla e condizioni mediche preesistenti, compresa l’ipertensione cronica, il diabete mellito, la nefropatia e la malattia autoimmune. Fattori di rischio moderati sono: prima gravidanza; età materna > o = 40 o < 20 anni; > o = 10 anni dal parto precedente e BMI (Indice di Massa Corporea) < o = 35.

Diagnosi

L’ipertensione e la proteinuria sono tuttora i criteri diagnostici seguiti per la preeclampsia ma si tratta soltanto di sintomi aspecifici di alterazioni fisiopatologiche che si manifestano nel disordine. Le complicazioni della preeclampsia possono essere gravi, anche quando l’ipertensione e/o la proteinuria sono di lieve entità. Occorre pertanto uno strumento diagnostico specifico per facilitare una gestione clinica efficace e migliorare gli esiti per la madre e il nascituro. Esiste una correlazione chiara tra lo squilibrio dei fattori angiogenici sFlt-1 e PlGF e la preeclampsia. Il rapporto tra questi due fattori può fornire informazioni preziose sulla progressione della malattia ed essere pertanto utilizzato per adattare il trattamento clinico. I biomarcatori sFlt-1 e PlGF sono stati identificati per l’uso nella preeclampsia nel 2003.
Roche Diagnostics ha automatizzato e standardizzato il dosaggio per garantire che tale supporto diagnostico potesse essere reso disponibile su larga scala. Il test è stato approvato e certificato per uso diagnostico nel 2009 ed è in grado di differenziare le donne in gravidanza affette da una forma particolarmente severa di preeclampsia a insorgenza precoce, dalle donne in gravidanza sane con una specificità del 97% e una sensibilità dell’89%. I nuovi test offrono ai medici un metodo automatizzato che, insieme alla valutazione clinica, consente di individuare la preeclampsia in modo economico e affidabile in casi clinici dubbi.

Terapia

La preeclampsia è risolvibile unicamente con il parto. L’obiettivo del medico è gestire la patologia materna concedendo contemporaneamente al feto il tempo necessario per maturare e svilupparsi. La prognosi dipende dalla fase della gestazione in cui si manifesta la preeclampsia. La preeclampsia si associa, in genere, a un esito avverso della gravidanza. Tuttavia, una preeclampsia che si manifesta tardivamente ha una prognosi significativamente migliore rispetto a una preeclampsia che insorge precocemente, dato che il parto può essere indotto con minori rischi per la madre e il nascituro. Una volta diagnosticata la preeclampsia, è possibile adottare varie misure, come lo stretto monitoraggio o il trasferimento in un centro specializzato che disponga di strutture per la terapia intensiva neonatale.