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Allattamento al seno: 5 miti da sfatare

Allattare al seno può essere una esperienza davvero molto intensa e appagante. Ma perché questo avvenga è importante partire con il piede giusto, informandosi il più possibile sulla fisiologia del seno e sui meccanismi alla base dello stesso allattamento. Per prima cosa, è fondamentale riuscire a distinguere tra le verità scientifiche e i miti da sfatare in materia di allattamento, evitando in questo modo di farsi involontariamente condizionare da consigli approssimativi e indicazioni errate.

  1. Se un bambino chiede continuamente il seno, non vuol dire che il latte non sia sufficiente. Spesso la suzione risponde a bisogni diversi dalla semplice fame, come la necessità di calore, il contatto col corpo della madre, la consolazione dal dolore. Il latte materno, inoltre, è molto digeribile e la quantità di latte assunta ad ogni poppata sempre variabile, per cui è normale che un bambino, specie se piccolissimo, passi tanto tempo attaccato al seno. Per assicurarsi che un poppante succhi abbastanza latte e si alimenti a sufficienza, bisogna verificare che l’attacco al seno sia corretto, e controllare che il piccolo bagni o sporchi almeno 6 pannolini nell’arco delle 24 ore.
  2. È possibile continuare ad allattare durante una gravidanza o quando si hanno le mestruazioni. In alcune mamme il riflesso di uscita del latte dal seno (il cosiddetto riflesso di emissione) può diminuire durante il ciclo o la gravidanza, e questo può a volte infastidire qualche bambino, ma una donna sana e con gravidanza fisiologica può continuare ad allattare senza problemi.
  3. Non è vietato assumere farmaci durante l’allattamento, purché si tratti di sostanze che non facciano male al bambino. Oltre che consultare il medico o il farmacista, è possibile chiedere informazioni al numero verde del Centro anti veleni dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: 800.88.33.00.
  4. Il latte materno non smette di essere nutriente, né tantomeno diventa “acquoso”, dopo sei mesi o un anno. Studi scientifici basati sull’analisi della composizione chimica del latte stesso dimostrano che l’alimento materno si adegua, al contrario, alle esigenze nutrizionali del bambino in crescita.
  5. La forma e le dimensioni del seno e dei capezzoli non costituiscono quasi mai un impedimento ad allattare. Avere ad esempio i capezzoli piccoli, grandi, piatti o introflessi potrebbe rendere l’attacco iniziale più complicato, ma col giusto supporto si può quasi sempre avviare l’allattamento con successo. Un bambino che nasce con il frenulo linguale corto, invece, potrebbe incontrare difficoltà insormontabili, per cui è sempre importante affidarsi a personale esperto per valutare la bontà dell’attacco al seno e l’efficacia della suzione (anche per prevenire ragadi e altri problemi a carico della madre). Per qualsiasi dubbio o problema in materia di allattamento al seno, è raccomandabile rivolgersi a una consulente specializzata, professionista o volontaria (nominativi e contatti sono disponibili ad esempio sui siti dell’Ibclc e La Leche League).

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