Travaglio attivo: cos'è e come si svolge - GravidanzaOnline

Cos’è la fase attiva del travaglio e come riconoscerla

La fase attiva (o dilatante) del travaglio è il momento più intenso del parto, e può durare diverse ore: ecco come si misura la dilatazione e quali sono la frequenza e l'intensità delle contrazioni.

Il travaglio, è noto, dura diverse ore, e dal suo inizio alla nascita del bambino si attraversano diverse fasi. La prima fase, detta prodromica, può iniziare ben prima del travaglio vero e proprio, e si manifesta con la perdita del tappo mucoso oppure con l’inizio delle contrazioni, che sono irregolari fino all’avvio del travaglio vero e proprio.

La seconda fase, detta fase attiva o dilatante, ha inizio con la regolarizzazione delle contrazioni, unite alla dilatazione della cervice uterina, che va dai 3 centimetri all’inizio della fase attiva fino ai 10 centimetri che segnano l’inizio della fase espulsiva.

Cos’è la fase attiva del travaglio

Per fase attiva si intende il momento che va dalla cosiddetta “fase latente” o prodromica fino alla fase espulsiva, quando cioè la donna è sufficientemente dilatata per poter “spingere” il bambino attraverso il canale del parto. La fase attiva è quella in cui le contrazioni si fanno più forti, più frequenti e più regolari, e contestualmente il canale cervicale si dilata progressivamente, mentre la cervice uterina si fa più sottile per permettere il passaggio del bambino. L’aumento della frequenza delle contrazioni e la possibile rottura delle acque segnano il momento in cui recarsi in ospedale.

La fase attiva può durare diverse ore: una volta raggiunti i 3-4 centimetri di dilatazione è possibile, qualora non ci siano controindicazioni, effettuare un’anestesia epidurale per ridurre il dolore.

I sintomi della fase attiva del travaglio

Tra i sintomi che il medico o l’ostetrica monitorano per stabilire l’ingresso nella fase attiva e per controllarne l’avanzamento ci sono:

  1. Contrazioni: quando ogni 10 minuti si verificano due contrazioni o più e la loro durata non è inferiore ai 40 secondi
  2. Dilatazione: il canale cervicale presenta una dilatazione di almeno 3 centimetri
  3. Assottigliamento: la cervice uterina risulta molto “accorciata” e sottile rispetto al normale, per consentire il passaggio del bambino

Una volta rilevato l’ingresso nella fase attiva del travaglio prosegue il monitoraggio materno-fetale, attraverso il controllo del battito, della pressione e dei liquidi, per seguire in tempo reale lo stato di salute della mamma e del bambino. Durante la fase attiva il dolore aumenta costantemente, mentre le pause tra una contrazione e l’altra diminuiscono progressivamente.

contrazioni-ostetrica

Quanto dura la fase attiva del travaglio

La durata di questa fase è del tutto soggettiva: in questo periodo la cervice si dilata di circa un centimetro all’ora, ma la dilatazione può essere anche più veloce. A fare la differenza è soprattutto il fatto che la donna sia al primo parto oppure no: le primipare, è stato osservato, attraversano un travaglio più lungo rispetto alle donne che hanno già avuto figli.

Ciò è dovuto alla diversa conformazione del corpo, che nel secondo caso è già modificato per agevolare il passaggio del bambino. Nel primo caso la fase dilatante (o attiva) può durare dalle 6 alle 8 ore, che scendono a 3-5 ore nel caso di parti precedenti. Gli esperti raccomandano di non superare le 18 ore di travaglio, dalla fase prodromica a quella espulsiva, nel caso di prima gravidanza, 12 nelle gravidanze successive.

Durante la fase attiva, fino cioè al momento giusto per iniziare a spingere, la donna può rimanere nella propria camera di ospedale, pur sotto osservazione dell’ostetrica, in modo da avere maggiore tranquillità, ed essere trasferita in sala parto quando la dilatazione è completa.

Dopo la nascita del bambino (la fase espulsiva può durare da mezzora a circa due ore) si aspetta il secondamento, cioè l’espulsione della placenta, che avviene all’incirca una mezzora dopo.

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