Streptococco in gravidanza: sintomi e cura - GravidanzaOnLine

Streptococco in gravidanza: quali sono i rischi e come si cura

Lo streptococco del gruppo B è un batterio che colonizza quasi il 30% delle donne incinte: come si manifesta, quali sono i possibili rischi e le terapie.

Studi epidemiologici hanno dimostrato che il 23-28% delle donne gravide è colonizzato dal batterio Streptococco gruppo B (SGB) a livello rettale e/o vaginale.

Alla nascita il 40-70% dei neonati, nati da donne colonizzate, riceve il microorganismo dalla madre, ma solamente l’1-2% di queste partorirà bambini con malattia clinicamente evidente, mentre nel 40-70% dei casi il neonato presenterà un’infezione asintomatica. Neonati partoriti da donne pesantemente colonizzate hanno maggiore probabilità di essere contaminati.

L’infezione da streptococco B in gravidanza

Lo streptococco B è normalmente presente nella vagina e nel basso intestino del 15-20% delle donne sane. Anche se raramente (2-5 casi su 1.000 nati da madre portatrice) questo germe sembra comunque essere il principale responsabile di serie infezioni nel neonato che può venire a contatto con il microrganismo attraverso il canale del parto.

Non è stato pienamente provato che il parto cesareo elimini questo rischio. Per questo motivo si va affermando l’orientamento di cercare il germe in gravidanza intorno alla 28^ settimana.

Un trattamento antibiotico attuato durante il travaglio è risultato efficace nel prevenire le infezioni nel neonato. È bene che le gestanti portatrici di streptococco B vengano informate di tutto questo e valutino insieme al curante la possibilità di questo trattamento, discutendone vantaggi e svantaggi anche in relazione a eventuali ipersensibilità della gestante ai farmaci.

In ogni caso è opportuno che al momento del ricovero il personale della sala parto e i neonatologi che prenderanno in cura il neonato siano informati del fatto che la partoriente è portatrice del microrganismo. I trattamenti maggiormente suggeriti sino ad oggi comprendono la somministrazione in travaglio dei seguenti antibiotici a dosi piene: Ampicillina, Eritromicina, Clindamicina.

In letteratura non vi sono segnalazioni in merito alla influenza che la modalità di parto può esercitare sulla percentuale di infezione perinatale. L’allattamento al seno non è sconsigliato nelle donne colonizzate da streptococco B.

Come si trasmette lo streptococco al neonato

L’infezione da SGB nel neonato viene acquisita nella maggior parte dei casi in seguito a trasmissione verticale, in particolare in utero poco prima del parto, per infezione ascendente attraverso le membrane amniotiche rotte oppure durante il passaggio attraverso il canale del parto, per contaminazione con secrezioni infette.

È stato osservato come alcuni fattori legati al parto, come prematurità, rottura prolungata delle membrane amniotiche, travaglio prolungato, endometrite-corioamnionite materna (febbre durante il parto, leucocitosi) possano influenzare il tasso di colonizzazione neonatale e il rischio di malattia da SGB a esordio precoce.

Le conseguenze dello streptococco nel neonato

L’infezione a esordio precoce si può manifestare in molteplici forme: nel 30-40% dei casi come polmonite, nel 30-40% come sepsi perinatale severa (setticemia) senza una localizzazione e infine come meningite nel 30% dei casi. L’esordio della malattia può verificarsi alla nascita, soprattutto nei nati prematuri. In media i primi sintomi compaiono entro le prime 20 ore di vita. Comunque, oltre il 50% dei neonati può già essere sintomatico alla nascita.

L’infezione da streptococco B a esordio tardivo si manifesta nell’80-85% dei casi come meningite. In genere i sintomi possono comparire a partire dal settimo giorno al terzo mese di vita; l’incidenza è di 0,5-1,8:1000 nati vivi. Infine l’infezione da SGB in gravidanza può determinare morte endouterina del feto e, più raramente, aborto.

Come si cura l’infezione da streptococco

Il metodo diagnostico per l’isolamento dello streptococco B è di tipo colturale. Una terapia antibiotica, costituita da penicillina o ampicillina associata ad aminoglicosidi deve essere intrapresa in un neonato o lattante con supposta infezione sistemica batterica da SGB, prima di avere conferma eziologica.

Prevenzione della trasmissione materno-fetale

La chemioprofilassi costituisce al momento attuale il metodo utilizzato per prevenire la trasmissione materno-fetale dell’infezione da streptococco B. La colonizzazione materna in genere viene definita mediante ricerca colturale effettuata attorno alla 26^-28^ settimana di gestazione secondo alcuni autori, alla 34^-36^ settimana secondo altri.

I campionamenti dovrebbero essere effettuati sia a livello vaginale (al terzo inferiore) che rettale; è tuttora in discussione se tale esame debba essere praticato come screening universale oppure solo in donne a rischio. I protocolli prevedono la somministrazione endovenosa durante il parto di ampicillina o penicillina.

La chemioprofilassi selettiva intraparto appare efficace nell’interrompere la trasmissione di SGB dalla madre colonizzata al neonato e nel prevenire numerosi, ma non tutti, i casi di malattia da SGB a esordio precoce. In genere, non viene segnalato alcun beneficio dal trattamento antibiotico in gravidanza. Unica eccezione è costituita dalla presenza di una colonizzazione delle vie urinarie, indice di elevata carica batterica e possibile causa di serie complicanze.

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