Diventare mamma è stata la mia rovina: il racconto - GravidanzaOnLine

“Diventare mamma è stata la rovina della mia vita…”

Viola

chiede:

Salve dottoressa, sono una donna di 36 anni. Potrò sembrare “controcorrente”, ma non ho mai desiderato sposarmi e avere figli. Sarò egoista e uno spirito libero, ma ho sempre creduto che l’amore è eterno finché dura e i figli sono una grande rottura di scatole e un’immensa limitazione della libertà di una persona: li ho sempre trovati un “per sempre” che non faceva per me.

Messa un po’ alle strette dal mio compagno con cui stavo da 5 anni e per rinsaldare un rapporto un po’ in crisi, 3 anni fa mi sono sposata e 1 anno fa abbiamo deciso di provare ad avere un figlio, pensando ormai agli anni che passavano (lui ne ha 42), i genitori che invecchiano, eccetera. Sono rimasta incinta al primo colpo, e sei mesi fa ho partorito una bellissima e sanissima bimba.

Ebbene, potessi tornare indietro non lo rifarei. Ho avuto la conferma che quello che pensavo è vero, verissimo. I primi mesi sono stati durissimi, notti insonni, io senza latte a provare a tirarlo: non avrei mai immaginato impegnasse così tanto la vita. Da quando ho mia figlia, il rapporto con mio marito è peggiorato drasticamente, litighiamo praticamente tutti i giorni, lui non ha più rapporti sessuali con me da mesi (non è mai stato un passionale, comunque), non ci capiamo più (io dico A lui capisce B), e stare con la bimba h24 mi fa sentire in galera (io non ho un lavoro al momento).

Sono stata anche per diversi mesi da una psicologa, con cui ho terminato un percorso in cui lei sostiene che l’attaccamento con mia figlia è riuscito bene e sono una brava mamma.

Eppure io vorrei scappare da tutto, separarmi da mio marito con cui ormai non vado più d’accordo. E stare con mia figlia e vivere in funzione di lei tutto il giorno, e non più come individuo autonomo, e moglie e donna, mi pesa tantissimo. Ormai sono solo “la mamma di…”, basta che cucino, sistemo la casa e sto appresso a mia figlia. Fine della mia vita. Non mi sento più null’altro che una cicciona (che non ha ancora perso i 25 kg messi in gravidanza) e una mamma inadatta e incapace. E non so come uscirne perché non posso tornare indietro. Ho pensato perfino di scappare davvero da tutto e tutti perché questa situazione mi sta strettissima. La vita da mamma non fa per me, e non è vero assolutamente che tutte le donne sono portate per la maternità e per l’essere mamme. Io non lo sono e non mi ci sento, essere mamma per me è stata la rovina della mia vita, ma ormai è fatta.

Al momento sto a casa con mio marito e mia figlia solo perché penso a lei e al suo futuro: ha bisogno di due genitori e non voglio farla soffrire, ma se lei non ci fosse forse mi sarei già separata… Cosa devo fare? Mi aiuti, la prego!

Gentile signora,
dalla situazione che descrive traspare una grande angoscia e una forte difficoltà nel comprendere cosa fare in questo momento di grande confusione. Il primo consiglio che le do è di parlare innanzitutto con suo marito: leggo che la vostra relazione è divenuta complicata ed è difficile per lei avere in lui un supporto, ma la vita che avete creato e la gestione di questa famiglia riguarda entrambi e non solo lei.

È importante che lei gli spieghi il suo disagio e che gli chieda aiuto: non c’è nulla di cui vergognarsi in questo ma soprattutto è importante che lei possa tornare a ricoprire il ruolo di donna in quanto tale e non solo quello di “mamma di” o di “moglie di”, e un aiuto da chi le sta intorno è fondamentale. Quanto al fatto che per un periodo è stata seguita da una psicologa e che questo ha giovato sulla relazione di attaccamento con la sua bambina è senz’altro positivo, ma credo piuttosto che in questo momento necessiti di un percorso per lei, non per lei in quanto mamma: quello che racconta mi fa pensare che ci sia molto che vale la pena di analizzare a fondo con un professionista affinché si possa lavorare sui suoi vissuti, sulle sue emozioni e sui suoi pensieri.
Resto a disposizione per qualsiasi ulteriore necessità.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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