Anonimo

chiede:

Gentili dottori, vi scrivo perché sono davvero disperata. Cerco di riassumere brevemente la mia storia: ho 30 anni mentre mio marito ne ha 32; in agosto 2011 ci mettiamo alla ricerca di una gravidanza che però non arriva così a gennaio 2012 vado a fare il mio solito controllo annuale aggiungendo l’ecografia. In questa sede scopro di avere un mioma intramurale posteriore di 7,5 cm che a detta del medico dell’asl è la causa della mia sterilità. Dopo vari consulti arrivo ad un medico di un noto ospedale della mia città che mi assicura che il mioma pur essendo grande non impronta la cavità uterina: mi suggerisce di operarmi e nel frattempo verificare l’ovulazione essendo questo il possibile limite alla gravidanza. A marzo 2012 mi opero: l’intervento avviene in laparotomia e i miomi da asportare si rivelano 2.Vado a controllo più volte dallo stesso medico e dopo 7 mesi l’utero sembra già pronto perché la ferita non è più visibile ecograficamente.A gennaio 2013 ci rimettiamo alla ricerca ma non succede nulla così ad aprile ritorniamo dal medico. Mio marito fa uno spermiogramma con spermiocoltura che risulta nella norma mentre io comincio a fare i monitoraggio. In breve un mese non produco follicoli, il mese dopo ne produco uno a dx che è già 16 mm al 7 gg e che poi non scoppia, il terzo mese riusciamo a fare il gonasi e a verificare l’ovulazione. Purtroppo non rimango incinta. A settembre decido di sottopormi ad isterosalpingografia: il referto evidenzia un utero regolare, una buona visualizzazione di entrambe le tube con segni di flogosi peritubarica e scarso passaggio di liquido nel peritoneo nonostante all’atto dell’esame mi avessero detto che il m.d.c. era passato e che tutto era perfetto (del resto nella radiografie sono visibili degli “sbuffetti” alla fine delle tube). Decido di consultare una nuova dottoressa per avere più di un parere e qui mi cade il mondo addosso. La dottoressa guarda soltanto l’ecografia del mioma, la cartella dell’operazione, ignorando tutte le ecografie successive che dimostrano il decorso positivo dell’intervento, e il referto dell’istero (senza però guardare la radiografia) e mi dice che l’unica possibilità che ho è la FIVET e che con un’operazione simile è già tanto che mi abbiano conservato l’utero. Mi fa un’ecografia esterna e nota che c’è una raccolta di liquido che lei attribuisce ad una sactosalpinge ma quando le faccio notare che ho fatto l’esame solo 5 gg prima comincia a ritrattare tutto e mi rimanda al dopo ciclo per ulteriori controlli dandomi un antiinfiammatorio naturale (wobenzym vital). Disperata ritorno dal mio vecchio medico che guarda le radiografie e mi dice che le tube per lui stanno bene (infatti non concorda con il referto): mi dà una cura antibiotica e il bentelan per la flogosi (che comunque lui non ritiene una cosa preoccupante ma un fenomeno temporaneo che magari tra qualche mese poteva non risultare nemmeno più) e mi suggerisce di iniziare la stimolazione con serofene al prossimo ciclo per sfruttare le proprietà spesso terapeutiche dell’isterosalpingografia. Mi chiedo ma come è possibile tanta discrepanza tra i due pareri medici? Ma poi è possibile che tutte le miomectomie pregiudichino a tal punto la possibilità di avere gravidanze naturali? Non avrebbe senso operarsi altrimenti, no? Inoltre volevo chiedervi: ma se anche il passaggio del m.d.c. è scarso non avviene comunque e quindi le tube tutto sommato sono aperte? La raccolta di liquido vista nell’ecografia non dovrebbe essere una cosa normale dopo un esame simile? Mi scuso per le mille domande e per la lunghezza eccessiva del post ma non so davvero cosa fare e a chi dare ascolto. Spero di ricevere un vostro parere al riguardo. Grazie.

Redazione

Redazione

risponde:

Gentile Signora, la miomectomia di per se é improbabile che precluda le possibilità di concepimento; comunque, dopo ogni intervento chirurgico si possono formare aderenze che possono ridurre la fertilità; anche per questo é preferibile eseguire l’intervento in laparoscopia.
Se c’é un passaggio del mezzo di contrasto attraverso le tube in addome, significa che le tube sono aperte, tuttavia il passaggio del mezzo di contrasto può essere più o meno agevole. In aggiunta, il fatto che le tube siano aperte non da garanzia del loro funzionamento perché eventuali processi infiammatori della tuba ne possono alterare l’epitelio e quindi il funzionamento. Normalmente dopo l’isterosalpingografia non si dovrebbero formare raccolte di liquido che possono essere facilitate da presenza di aderenze pelviche/pervietá condizionata delle tube. Cordiali saluti

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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  • Ginecologo