Anonimo

chiede:

Buongiorno, ringrazio in anticipo per una vostra eventuale gentile risposta. Ho 34 anni e ho già un bimbo di 2 anni e mezzo e circa una settimana fa, durante un semplice controllo ecografico ci si accorge che il cuoricino del mio bambino aveva smesso di battere. Ero alla 19 settimana di gestazione. Mi recai quindi al più vicino ospedale specializzato in ostetricia e ginecologia e lì ho avuto la conferma della triste notizia. Fui ricoverata e dopo due giorni sono stata sottoposta ad intervento di isterosuzione e dimessa il giorno stesso poiché in assenza di complicanze. Durante il breve ricovero parlai con un medico della possibilità ad eseguire eventuale esame istologico-genetico sul feto al fine di scoprire eventuali cause sull’accaduto, e lì mi è stato detto che sarebbe stato possibile anche se nella maggior parte dei casi non si scopre mai la causa(a quanto mi è stato detto dai curanti). Alla dimissione però ho scoperto che tutto ciò non era stato fatto con la semplice spiegazione che da protocollo tali indagini sono consigliate solo dal terzo aborto in poi e che con il tipo di intervento al quale ero stata sottoposta (tecnica meno traumatica e più veloce)non consentiva di eseguire istologico. Ora, al di là della non chiarezza e della mancata organizzazione dei curanti che si sono occupati della mia vicenda, chiedo a voi, ma è possibile che in un aborto a gravidanza così avanzata (19W), non sia di prassi l’esecuzione di indagini istologico-genetiche??!! So che tali indagini possono avere costi molto elevati per il SSN ma in casi particolari credo che non abbia prezzo la richiesta di una madre che ha perso un figlio e chiede di sapere, se possibile sapere, eventuali cause riguardanti una perdita così importante! Ora per affrontare una nuova gravidanza dovrei aspettare due tre mesi dall’accaduto, perché? Quali sono i rischi se non si aspetta tale periodo? Grazie ancora per la vostra disponibilità e scusate se mi sono dilungata ma è stato ed è un periodo molto difficile per me ed è per questo che chiedo delle risposte, per poter vivermi nel modo più sereno possibile una prossima gravidanza.

Redazione

Redazione

risponde:

Io non lavoro per le ASL e quindi non sono a conoscenza di tutte le situazioni interne a tali aziende.
Posso dirle che a riguardo del protocollo per la poliabortività, sicuramente viene consigliato dopo il terzo aborto, prevalentemente per ragioni economiche legate a rapporto costo-beneficio.
Personalmente io consiglio alcuni esami della poliabortività ad ogni futura mamma anche in assenza di pregressi aborti. La coppia deciderà se effettuarli anche a proprie spese, nel caso in cui volessero ridurre i rischi di una gravidanza e non avessero la possibilità di avere la prescrizione gratuita. È anche pur vero che moltissime interruzioni non hanno una causa obiettivabile.
Altra cosa vera è che l’istologico in caso di aborto, quasi mai è dirimente. La determinazione del cariotipo potrebbe però essere di aiuto in caso di anomalie cromosomiche.
Secondo me l’unico esame a volte utile, in situazioni purtroppo tragiche come quella che ha vissuto, potrebbe essere l’autopsia del feto che ovviamente non può essere effettuata al meglio su di un feto non idoneamente conservato.
Dopo una interruzione, si consiglia in genere di aspettare qualche mese (da 3 a 8) per consentire ad una eventuale noxa patogena di esaurirsi, ma non tutti sono in sintonia con tale “precauzione”.
Nel suo caso sicuramente eseguirei alcuni esami:
– ecografia addominale e pelvica TV eseguite da ecografisti professionisti
– esami ormonali completi
– esami di routine
– Fattori genici coagulativi
– lupus anticoagulante
– protocollo reumatologico (ANA, AMA, ENA etc).

Un saluto

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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