Non condividete le scenate dei bambini sui social - GravidanzaOnLine

“Smettetela di ridere dei vostri figli sui social”

Ridere dei capricci e delle scenate dei bambini sui social non fa ridere: ci sono altri modi per condividere le proprie fatiche di genitore, senza deridere il proprio bambino. L'articolo del New York Times.

Care mamme, cari papà, non pubblicate su Instagram foto dei vostri figli in lacrime, non prendeteli in giro pubblicamente (ma neanche nel privato). Non derideteli, insomma. Anche se la tentazione, di fronte a un bimbo che fa una sceneggiata plateale per motivi comici (almeno se visti con gli occhi degli adulti) è forte.

A raccontare la tendenza dei genitori a condividere sui social foto e video dei propri figli in lacrime, e i suoi effetti, sono due psicologi, Rebecca Schrag Hershberg e Daniel T. Willingham, sul New York Times, in un articolo che avverte anche delle implicazioni psicologiche date dalla derisione del bambino:

Dopotutto, non sta piangendo perché gli è morto il cane. Piange perché l’acqua nel biberon è troppo “bagnata”. È divertente perché non c’è niente di sbagliato in questo. Ma nel suo cervello di due anni, quei due eventi possono essere tragici allo stesso modo. La corteccia prefrontale non è ancora del tutto sviluppata, e questo rende difficile per lui sia realizzare che l’acqua del biberon può essere solo che bagnata, sia che il suo cane non tornerà, o regolare la conseguente emozione, in entrambi i casi. Il fatto che il suo turbamento sia illogico non lo rende meno reale.

Se la scelta di non mostrare solo il volto più patinato della genitorialità è certamente un fatto positivo, perché aiuta a far sentire meno soli i neogenitori, ad avere accesso a esperienze reali e, perché no, anche a prendersi un po’ meno sul serio, non bisogna però cadere nell’eccesso opposto, avvertono gli esperti. 

Che ricordano come “l’angoscia di una persona non dovrebbe essere il segnale di prendere in mano il telefono e fare incetta di ‘mi piace’. È già abbastanza brutto quando lo fai con un estraneo su un aereo, ma non trovi che sia ancora peggio quando lo fai con tuo figlio, che ha bisogno del tuo rispetto e della tua compassione?”

Rispondere al pianto del bambino prendendosi gioco di lui, infatti, può attirare su di sé la solidarietà dei propri contatti social, e soprattutto di chi condivide esperienze simili, dividendo così gioie e dolori dell’essere genitori, ma allo stesso tempo crea una distanza emotiva forte con il soggetto dell’esperienza difficile, il bambino. E questo, avvertono gli esperti, non fa bene.

Non si tratta ovviamente di una volontà di ferire il bambino, ma di una risposta quasi automatica: se un bambino piange i genitori sono “biologicamente programmati”, spiegano i due esperti, per entrare in azione, attraverso una serie di reazioni istintive. Una volta appurato che non c’è alcun reale pericolo nella scenata del bambino, ci si scherza su, per far cessare il falso allarme che ha fatto reagire il cervello del genitore.

Né c’è niente di male nel voler sdrammatizzare una situazione che drammatica non è, continuano gli psicologi, il problema nasce quando per farlo si deride il bambino.

Ecco perché, anziché ridere del proprio figlio, bisognerebbe ridere con lui: “Sì, i bambini dovrebbero imparare a ridere di loro stessi – scrivono gli psicologi – e quel tipo di insegnamento inizia nella sicurezza della propria famiglia. Ma queste prime lezioni dovrebbero riguardare qualche sciocchezza innocua che il bambino può capire”.

Gli esperti evidenziano anche come una delle risposte date dai genitori è che il bambino non vedrà mai il video pubblicato. Ma se un’azione è sbagliata, ricordano, non importa che il bambino non lo sappia. “Non è ok tradire tua moglie perché tanto lei non lo sa”, scrivono Schrag Hershberg e Willingham.

Il desiderio dei genitori di esorcizzare un momento di tensione può essere soddisfatto senza deridere il bambino. Come? In un modo semplice, spiegano gli psicologi:

Se i tuoi nervi sono messi a dura prova da una scenata, anziché ridere, prova a interrompere il “ciclo del panico”. Osserva la risposta del tuo corpo (l’aumento dei battiti, il respiro affannoso) e ricorda che la tua reazione è biologica, e non allarmante. Poi calmati, fai un respiro profondo e conta fino a 10.

In conclusione, secondo gli psicologi, la scelta di condividere le proprie esperienze genitoriali sui social non è dannosa, lo è la derisione dei figli. Per arrivare a una canzonatura che sia condivisa bisogna avere un legame di fiducia solido, che si costruisce nel tempo. E la sicurezza data dall’amore di un genitore anche nelle sceneggiate del bambino non possono darla gli estranei su internet.

Ecco perché il segreto, dicono gli esperti, è sempre quello: ridete con i vostri figli, non ridete mai di loro.

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  • Bambino (1-3 anni)