4 cose da non dire a un bambino perché cresca libero e senza pregiudizi

Crescere i figli liberi da stereotipi e pregiudizi non è semplice ma è possibile: per farlo, ecco 4 cose da non dire mai a un bambino.

Oggi i genitori ritengono fondamentale educare i figli allo spirito critico e alla libertà dai pregiudizi; è una delle sfide del nostro tempo. Non è facile, ma è possibile con alcuni suggerimenti; ecco 4 cose da non dire a un bambino perché cresca libero e senza pregiudizi.

4 cose da non dire mai a un bambino

Educare un figlio è forse uno dei compiti più difficili in assoluto, soprattutto perché non c’è una ricetta uguale che vale per tutti. I genitori avranno sempre dei dubbi sulle loro scelte e metodi educativi, anche con il secondo o terzo figlio.

E soprattutto, è inevitabile sbagliare; la mamma o il papà possono dire qualcosa che può avere, inconsapevolmente, effetti negativi sulla crescita libera del bambino. Per non commettere errori, ecco qui 4 cose da non dire mai a un bambino.

1. Non giudicarli per quello che pensano o dicono

Una delle cose più importanti è non giudicare le opinioni dei bambini. Soprattutto quando il bambino è piccolo e ha poca esperienza del mondo, i genitori non devono mai demonizzare o rimproverare ciò che dice, o che sente di esprimere.

Dovrebbero invece provare ad ascoltarlo senza pregiudizi. Ovviamente possono fargli delle domande, in modo delicato. Ma non rimproverarlo per un’opinione, anche se scomoda; questo infatti provoca una resistenza del bambino a esprimersi le prossime volte che ci sarà l’occasione.

2. Bandire le etichette

Il secondo consiglio è quello di bandire le etichette. Tra le cose da non dire per non favorire pregiudizi, ci sono le frasi che etichettano i bambini: “Sei una femminuccia”, o “Questo è un gioco da femmine”; oppure “Sei un maschiaccio”, o “Questo è un vestito da maschio”; ma anche “Ti comporti come un bambino piccolo”; o “Sei il più intelligente”; o “Sei proprio un bambino viziato.

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I bambini sentono su di sé quelle etichette, si identificano in quelle definizioni e può diventare davvero difficile, per loro, pensare di poter essere qualcos’altro. Al contrario, i genitori possono circoscrivere un complimento o rimprovero a una certa situazione e a un preciso momento; questo aiuta i bambini a non identificarsi con un solo aggettivo.

3. Non sottolineare gli errori

Per crescere un figlio libero, occorre non sottolineare gli errori. Uno degli passi falsi più comuni che i genitori e gli educatori commettono è quello di sottolineare più l’errore che il successo. In questo modo il bambino capisce che la riuscita è normale e l’errore no; con la conseguenza di un abbassamento dell’autostima e della fiducia in sé stesso. Ma se l’adulto non riconosce e insegna al bambino ad essere consapevole anche dei suoi successi, non lo sta aiutando a maturare, a coltivare la fiducia in se stesso e negli altri.

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Se il bambino rompe un bicchiere mentre apparecchia la tavola, è importante non sottolineare subito l’errore (il bicchiere rotto) con una frase come: “Non sei attento alle cose importanti, guarda che hai combinato!“. Il genitore dovrebbe prima congratularsi col figlio per aver apparecchiato; solo dopo chiedergli di fare più attenzione la prossima volta, per non rompere un altro bicchiere. Alternare un rinforzo positivo a una “correzione” generalmente funziona.

4. Non considerarli dei “geni”, migliori degli altri in tutto

Il rafforzamento dell’autostima avviene anche grazie a piccoli accorgimenti, dei semplici complimenti: “Ti sta bene questo nuovo taglio di capelli”, oppure “La tua cameretta ora è molto più ordinata di prima”. Senza dubbio l’incoraggiamento va coltivato, sempre. Però i genitori devono stare attenti a non fare l’errore opposto: quello di considerare i figli dei geni, migliori degli altri in tutto.

Tra le cose da non dire a un bambino, ci sono frasi come: “Sei un genio”, “Sei bravissimo”, “Sei il migliore”; possono essere pericolose. Infatti, al primo confronto con altri compagni e adulti quel bambino rischierà di trovarsi in seria difficoltà. Anche a livello di abilità comportamentali e relazioni. Occorre quindi far stare i bambini su un piano di realtà: ne va della loro felicità.

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  • Bambino (1-6 anni)