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Al giorno d'oggi i genitori fanno sempre più fatica a imporre dei limiti nell'educazione dei figli e a dire dei sani "no". Ecco i consigli della pedagogista verso i comportamenti più diffusi che viziano il bambino.

Ma cosa si intende realmente per “bambino viziato” e come ci si dovrebbe comportare da genitori? Ne parliamo con la Dottoressa Chiara Mancarella, pedagogista clinico.
L’espressione di bambino viziato, se già si cominciava a sentire qualche decennio fa, ai nostri giorni è sempre più diffusa. La Dottoressa Mancarella ci spiega cosa si intende per “bambino viziato”:
Un bambino viziato è quello verso il quale i genitori assecondano ogni tipo di richiesta. Si tratta di un bambino che pretende, a prescindere dalla situazione e dal tipo di richiesta. Per i bambini più piccoli il vizio è collegato al capriccio, le due cose vanno di pari passo. I bambini, infatti, iniziano a fare capricci perché c’è una loro richiesta insistente che viene sempre soddisfatta.
A partire da che età si può parlare di bambino viziato?
Tra i 3 e i 4 anni i bambini si trovano nell’età in cui è già presente e si sta consolidando il rispetto delle regole, che vengono impartite prima dalla famiglia (sin da quando i figli sono molto piccoli) e poi vengono continuate a essere assimilate a scuola, fino ai 6 anni. A scuola i bambini imparano, per esempio, il rispetto verso gli altri, verso il proprio materiale e quello degli altri bambini.
Qual è il problema di fondo?
I bambini di oggi hanno e possiedono tanto, troppo. E poiché ricevono ciò che chiedono non riconoscono nemmeno il valore di quello che hanno. La loro è diventata una richiesta continua, ogni loro desiderio viene soddisfatto. Si pensi, per esempio, agli album di figurine; le edicole, posizionate strategicamente vicino alle scuole, vendono ogni genere di gadget per bambini. Pensiamo anche solo ai regali di compleanno o Natale. Si tratta di giochi che hanno un valore limitato: neanche il tempo di giocarci che i bambini si sono già stufati.
In che misura si può parlare di bambini viziati?
Il bambino non nasce viziato, semmai lo diventa. Il bambino piccolo deriva il proprio comportamento da quello dell’adulto. Oggi si punta spesso il dito contro i nonni, che sarebbero i primi a viziare i nipotini. Ma sono soprattutto i genitori a dover riflettere sul proprio ruolo educativo. Infatti, se un bambino è viziato, è bene ricordare che esiste un adulto che lo vizia e lo porta a questo.
Perché è così difficile educare senza viziare? Esistono dei vizi positivi?
Al giorno d’oggi i genitori fanno sempre più fatica a imporre dei limiti nell’educazione dei figli, a dire dei sani “no”. Esiste però, anche un “vizio positivo”: è importante “viziare” i nostri figli non con oggetti materiali, ma nelle attenzioni, nelle coccole ed emozioni.
Dottoressa, come bisogna comportarsi con un bambino viziato?
Innanzitutto, è bene stabilire delle regole, che siano poche ma chiare e non negoziabili. Spesso un genitore dice un “no” quando non è convinto; e lì scatta il senso di colpa. Bisogna ricordarsi che il “no” deve essere sempre motivato, ma allo stesso tempo non bisogna tornare indietro. Proprio perché il rifiuto è difficile da accettare bisogna motivarlo, con poche regole precise. Per i bambini questo è molto importante.
In secondo luogo, i genitori devono assolutamente imparare a non lasciarsi condizionare dal capriccio dei bambini e a non assecondarlo. I genitori non devono cadere nella trappola del ricatto. Tante volte capita che per fermare la richiesta del bambino un genitore dica: “smettila altrimenti…”. In questo modo stiamo educando il bambino a comportarsi esattamente allo stesso modo, e a riprodurre il comportamento anche nel gruppo dei pari.
Un altro aspetto fondamentale è la linea educativa, che deve essere sempre la stessa. Bisogna far assimilare sempre stesse regole, a casa propria e degli altri. Ricordiamoci infine che i bambini apprendono attraverso l’esempio, e quindi la cosa più importante è che i genitori si comportino come vorrebbero che si comportassero i loro figli.

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