Fumo: quando comincia la prevenzione?

Fumo: quando comincia la prevenzione?

Fumare in Gravidanza: rischi per il feto e per la madre

Fumo e sport non vanno d’accordo, questo è evidente. Anche se uno sportivo che fuma ha delle buone prestazioni, se non fumasse queste sarebbero di sicuro migliori. Purtroppo tra gli adolescenti abbiamo un aumento del numero dei fumatori, e il trend non pare in diminuzione. In più, ora essi hanno anche cominciato a bere alcolici, fenomeno sconosciuto nel nostro paese solo pochi anni fa: ma questa è un’altra storia.

Secondo noi la prevenzione dei danni da tabagismo inizia durante la gravidanza, anzi, addirittura prima, in epoca preconcezionale. Ovviamente, i fumatori che già hanno figli vanno incoraggiati a smettere di fumare, o quanto meno a evitare ai bambini l’esposizione al fumo passivo. Già nei colloqui con le coppie che intendono mettere al mondo un figlio è importante indagare se esistano abitudini tabagiche e, in tal caso, avvertire dei rischi che corre il feto, e poi il bambino in caso di esposizione al fumo della madre in gravidanza e a quello di eventuali familiari fumatori; è inoltre necessario far riflettere sull’effetto che il cattivo esempio da parte dei genitori ha nel determinare un futuro da tabagista nell’adolescente.

Gli effetti negativi dell’esposizione al fumo di tabacco durante la vita fetale sono ormai ben noti, e sono dovuti essenzialmente a due ordini di motivi:

1) L’Ipossia (diminuzione di Ossigeno disponibile nel sangue e nei tessuti) indotta dall’Ossido di Carbonio (CO) derivante dalla combustione, e che passa attraverso la placenta nell’organismo del feto, nonché dall’azione vasocostrittrice della Nicotina.

2) La presenza nel fumo di circa 4.000 sostanze, di cui molte cancerogene e potenzialmente responsabili di allergie.

Possiamo tentare di sintetizzare i danni provocati dal fumo passivo nel feto e nel bambino:

  • Diminuzione del peso alla nascita, da 200 a 500 grammi in relazione al numero di sigarette. Gli effetti sono, almeno in parte, definitivi, in quanto a sviluppo completato il ragazzo sarà  mediamente 1 cm meno alto rispetto agli altri.
  • Aumento della frequenza dei parti prematuri, il che incide ancora una volta sul peso alla nascita.
  • Aumento delle infezioni neonatali, con persistente aumentata suscettibilità  a infezioni respiratorie e cutanee in età adolescenziale e adulta.
  • Alterazioni dello sviluppo psicofisico nei figli di madri fumatrici, con significativo aumento di problemi comportamentali e di socializzazione.
  • Aumentata incidenza di tumori infantili (il 15% di questi sono legati al fumo in famiglia).

Per quanto riguarda i disturbi respiratori, l’esposizione al fumo materno durante la vita fetale comporta ridotta funzione respiratoria, in particolare per l’interessamento delle piccole vie aeree.

Il fumo dei familiari è responsabile:

  • Del 15% dell’asma nei bambini
  • Dell’11% del respiro sibilante negli adolescenti.

Da una nostra ricerca sulle pazienti della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università  “La Sapienza ” di Roma nel 1998, risulta che solo il 60% circa di gravide sospende l’abitudine al fumo, e che il 9% addirittura neanche diminuisce il numero di sigarette fumate. Per questo è nato il “Progetto Gravidanza senza Fumo”, nell’ambito del Centro Policlinico senza Fumo, che fornisce assistenza alle gravide fumatrici e ai loro familiari, mediante:

Servizio di Counseling settimanale per le coppie, anche in epoca preconcezionale

Interventi durante i corsi di preparazione al parto

Fornitura di materiale cartaceo tra cui un apposito manuale

Eventuale partecipazione della paziente e, se necessario, del partner ai gruppi per la cessazione del fumo, in via privilegiata (in pratica si salta la lista d’attesa cui devono sottostare le altre persone prenotate).