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Prevenzione: la cura migliore

In medicina la prevenzione è sempre stata considerata la migliore forma di cura: intervenire ai primi segni di una malattia, prima che questa si sviluppi nella sua completa gravità, ha sempre dato i migliori risultati.

Uno dei campi della medicina dove questo concetto ha raggiunto la sua massima applicazione è proprio quello delle cure in gravidanza: ciò è stato recepito molto bene dagli ostetrici italiani come dimostrano i recenti dati comparsi su una autorevole rivista medica internazionale che indicano l’Italia come il paese più sicuro dove avere una gravidanza.

Una donna che desideri la maternità deve sapere che la prevenzione inizia ancora prima della gravidanza; il cosiddetto “controllo preconcezionale” può aiutare ad identificare alcune malattie ereditarie (l’anemia mediterranea ad esempio), può consentire la valutazione dello stato immunitario materno nei confronti delle più comuni malattie infettive (vedi rosolia e toxoplasmosi), il controllo del sistema che accoglierà la gravidanza (l’apparato genitale), le condizioni generali dell’organismo materno, le sue precedenti malattie e l’eventuale uso di farmaci. Anche l’accertamento tempestivo dello stato gravidico è prevenzione!

È importante che la donna riscontrando un ritardo nell’arrivo abituale delle mestruazioni controlli per tempo se è gravida. Sono disponibili in farmacia test molto semplici e sicuri che possono essere fatti in casa con un campione di urine e che consentono di sapere con esattezza se la gravidanza è in corso; questo permetterà alla donna di rivolgersi senza perdita di tempo al centro o al medico che la seguirà.

Ed in questo “seguire” che si realizza la migliore prevenzione: la regolarità dei controlli ha contribuito a ridurre in modo incisivo la percentuale di inconvenienti per la mamma ed il suo bambino che si è verificata in Italia e nel mondo negli ultimi 40 anni. Nel tempo della visita lo specialista ostetrico può valutare il normale procedere della gravidanza grazie al controllo di alcuni semplici parametri quale la variazione del peso corporeo, la misurazione della pressione arteriosa, lo sviluppo dell’utero, la percezione dei movimenti fetali e l’auscultazione del battito cardiaco fetale; può consigliare l’esecuzione degli esami del sangue e delle urine, il momento dei controlli ecografici; può inoltre informare la donna degli aspetti della diagnosi prenatale. Ad ogni visita verrà registrato l’aumento di peso che nel suo insieme deve essere proporzionato alla struttura fisica della donna prima della gravidanza, e misurata ed accuratamente annotata la pressione arteriosa il cui valore normale deve essere sempre inferiore a 140 mmHg di massima (sistolica) e a 90 mmHg di minima (diastolica).

Ad ogni controllo viene inoltre valutato lo sviluppo dell’utero che è proporzionato alla crescita del feto: si vuole in questo modo controllare che la crescita del nascituro non sia eccessiva (macrosoma) né insufficiente (iposviluppo fetale). Interrogando la gravida sui suoi sintomi, il medico potrà valutare se essi siano normali disturbi legati alle profonde modifiche che coinvolgono tutto l’organismo materno, oppure cogliere precocemente l’insorgenza di patologie e prendere così le opportune contromisure. Periodicamente verranno consigliati esami del sangue e delle urine seguendo un programma ben preciso nelle varie tappe della gestazione, per controllare lo stato immunitario delle malattie infettive, l’andamento della anemia fisiologica della gravidanza, i test per l’identificazione delle donne a rischio di diabete gestazionale, la presenza di eventuali infezioni delle vie urinarie, la comparsa di proteine nelle urine.

Grazie all’uso della diagnostica ad ultrasuoni (cioè l’ecografia) la prevenzione ha potuto estendersi anche al feto: con le ecografie in gravidanza si studia la struttura di tutti gli organi fetali cogliendone le eventuali anomalie, si misurano diametri e circonferenze del feto ottenendone le dimensioni ed il peso, si valutano le eventuali anomalie della inserzione della placenta e della quantità di liquido amniotico. Si può conoscere lo stato di benessere del feto mediante lo studio visivo di alcune sue attività o comportamenti fisiologici (profilo biofisico fetale) insieme alla flussimetria doppler di alcuni vasi fetali (arteria ombelicale, arteria celebrale e dotto venoso) e alla registrazione prolungata su carta (tracciato) della sua frequenza cardiaca.

=> Esami in Gravidanza: calendario

Infine nell’ambito della prevenzione si colloca la possibilità della diagnosi precoce di alcune anomalie genetiche (e tra esse la Sindrome di Down o Trisomia 21) mediante amniocentesi o mediante il “prelievo dei villi coriali“. Questi esami sono riservati a quelle donne che presentano un aumentato rischio di avere un bimbo affetto da anomalie genetiche. Il rischio più noto è quello legato all’età materna: tale rischio inizia ad aumentare verso i 35-38 anni fino a diventare elevato dopo i 40 anni. Sono queste le donne che se desiderano possono sottoporsi ad accertamenti genetici.

Di nuovo negli ultimi anni è stato messo a punto il triplice test o Tri-test, un semplice esame sul sangue materno eseguibile tra la 15a e la 17a settimana, grazie al quale è possibile individuare tra le donne con meno di 35 anni quelle che presentano un rischio aumentato di avere un bambino con sindrome di Down; il test se positivo sarà seguito dall’amniocentesi, l’unico esame che consenta la diagnosi precisa.

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