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Pma e Social freezing, specialisti a confronto a Bologna

Si è concluso con successo il corso “0-270. Le dieci domande del Ginecologo e dell’Ostetrico” – giunto alla sua terza edizione – indirizzato a medici di medicina generale, ginecologi e specialisti in ostetricia svoltosi a Bologna presso la sede della Società Italiana Studi di Medicina della Riproduzione (SISMeR). Il focus dell’incontro, le dieci domande che più frequentemente il ginecologo e l’ostetrico si vedono rivolgere dalle pazienti, con particolare attenzione all’infertilità, una problematica sempre più diffusa:
1 – Come si deve interpretare e trattare il dolore pelvico nella donna infertile?
2 – Come si può spiegare e gestire la sterilità idiopatica?
3 – Quando serve l’andrologo?
4 – Perché è utile eseguire test genetici nella coppia infertile?
5 – Come si possono classificare e curare le malformazioni uterine?
6 – Come si possono spiegare e gestire i fallimenti ripetuti dei trattamenti di PMA?
7 – Perché preservare la fertilità?
8 – Come si può valutare la sicurezza di un centro PMA?
9 – Quando il feto non sta bene: cosa fare?
10 – Quando la gestante non sta bene: cosa fare?

A dare risposta ai quesiti alcuni dei più illustri specialisti a livello nazionale. Fra di essi, medici provenienti sia da Ospedali pubblici sia da Centri privati, che hanno approfondito, anche attraverso il ricorso a casi clinici mirati, i temi oggetto del convegno. Di particolare interesse la presentazione sui fallimenti ripetuti dei trattamenti di PMA e quella sul Social Freezing, i cui rispettivi relatori erano il Dr. Luca Gianaroli e la Dott.ssa Anna Pia Ferraretti.

Le coppie che approcciano la procreazione assistita devono fare i conti con la possibilità che questi trattamenti non vadano a buon fine. E anche che questi fallimenti possano ripetersi. Le potenziali cause di questo fenomeno, detto RIF (Repeated Implantation Failure) sono molte e diversificate e possono avere origine da fattori clinici o di laboratorio, non sempre facili da individuare.
Questo rende difficile standardizzare eventuali approfondimenti e analisi per determinare le cause dell’insuccesso delle cure. Il caso illustrato durante il convegno era particolarmente complesso e, nonostante i vari approfondimenti diagnostici eseguiti, nessuno di essi sembrava fornire una risposta esauriente ai fallimenti dei trattamenti. Effettuando poi una sofisticata indagine genetica pre-impianto si è scoperto che la coppia era portatrice di un problema di tipo genetico. Pertanto, con questo ulteriore elemento a disposizione, si è potuto elaborare un piano terapeutico specifico personalizzato che ha infine permesso alla coppia di realizzare il proprio progetto genitoriale.

Nel secondo giorno di lavori è stato sviluppato anche il tema del social freezing: la crioconservazione degli ovociti come risposta alle mutevoli istanze sociali e mediche che le donne si ritrovano attualmente ad affrontare. È importante che i ginecologi e i medici in generale informino le giovanissime (età 20-25 anni) in merito a questa possibilità per permettere a loro le migliori chances, un giorno, di poter portare a termine il loro progetto familiare. Perché questa tecnica possa offrire maggiori possibilità di successo, infatti, bisogna agire il prima possibile e non aspettare gli “anta”, quando il numero e la qualità delle cellule uovo disponibili diminuisce significativamente.
Vari studi hanno infatti dimostrato che oltre i 39 anni la fertilità femminile subisce un brusco declino ma la società moderna, per motivi di lavoro o di studio, ha fatto sì che spesso le donne possano pensare al loro progetto riproduttivo solo quando è ormai tardi. Per questo, una seria campagna di sensibilizzazione su questi temi rivolta alle giovanissime, dovrebbe essere proposta in maniera capillare su tutto il territorio italiano.

Questi convegni sono fondamentali per avere uno sguardo d’insieme, multidisciplinare sull’argomento e per permettere a noi specialisti di conoscere le problematiche con cui i nostri colleghi devono confrontarsi giorno per giorno, in modo da fornire a loro e ai loro pazienti le informazioni più esaustive ed aggiornate. A volte, solamente con una visuale più allargata, possiamo vedere le vere problematiche e risolverle in maniera più efficace” ha dichiarato Luca Gianaroli, Direttore Scientifico SISMeR.

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