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Malattie
del I trimestre di gravidanza
PLACENTA
PREVIA
La
placenta si differenzia anatomicamente dal trofoblasto che la
precede, intorno alla 10.ma-12.ma settimana; idealmente dovrebbe
trovarsi a distanza di sicurezza, con
il lembo inferiore situato almeno a tre cm dal bordo dell'orifizio
uterino interno dell'utero (OUI).
Poiché il segmento uterino inferiore tende a distendersi, mentre l'utero
continua ad accrescersi verso l'alto con il proseguire della
gravidanza, questo lembo inferiore subisce una trazione, che provoca
talvolta degli scollamenti in più punti.
D'altra parte la placenta non è elastica e non è quindi in
grado di seguire la distensione della sua base di impianto. La
conseguenza di ciò è l'emorragia. Quando appunto la
placenta si trova inserita, interamente o in parte, in
corrispondenza del segmento inferiore dell'utero, si parla di
placenta previa.
In
realtà nei primi mesi spesso le placente raggiungono l'OUI senza
creare grossi problemi. Successivamente, in moltissimi casi, si
sposteranno verso l'alto. Fino alla 30^ settimana circa si parlerà
di inserzione placentare bassa e non di placenta previa (é
importante quindi la posizione in longitudinale cioè se alta o
bassa; le sedi destra o sinistra anteriore o posteriore testimoniano
solo la zona di impianto sull'utero e non hanno in genere nessuna
influenza sulla fisiologia della gravidanza stessa).
Questa
condizione patologica è piuttosto consueta: molteplici statistiche
parlano di una placenta previa ogni 100-200 gravidanze; essa si
manifesta prevalentemente tra le pluripare (80%), mentre le
primipare ne sono colpite in misura minore. A tale anomalia di
collocazione placentare si associano spesso presentazioni anormali
di feto (20-30% dei casi), mentre nel 5% dei casi sono presenti
malformazioni fetali. La placenta previa può riscontrarsi nella
stessa donna anche in successive gravidanze.
Le
diverse posizioni
La
posizione della placenta rispetto al segmento inferiore dell'utero e
all'orifizio interno del canale cervicale ha notevole rilievo nel
determinare la gravità dei sintomi e le possibilità di portare a
termine la gravidanza e il parto. Si parla di:
-
Placenta previa laterale, quando la maggior parte della
placenta si trova in corrispondenza della parte superiore
dell'utero, mentre il suo margine inferiore non raggiunge il
contorno dell'orifizio interno del canale cervicale, quindi la sua
inserzione sul segmento inferiore è parziale. È la forma meno
grave.
-
Placenta previa marginale, quando il suo margine inferiore
raggiunge il contorno dell'orifizio interno del canale cervicale,
senza però ricoprirlo.
-
Placenta previa parziale, se la placenta ricopre l'orifizio
interno del canale cervicale, quando esso non è ancora dilatato.
Quando avviene la dilatazione, la placenta ne chiude solo una parte.
-
Placenta previa totale, se la placenta chiude completamente
l'orifizio interno del canale cervicale anche quando la sua
dilatazione è completa.
Sintomi
Il
segnale più evidente di placenta previa è rappresentato da
emorragia dai genitali, che si manifesta dal settimo mese in poi. È
solo durante il terzo trimestre, infatti, che ha inizio la
distensione del segmento inferiore. La placenta, non essendo
elastica, non è in grado di accompagnarlo in tale distensione, per
cui i setti intervillosi che delimitano gli spazi intervillosi della
placenta si lacerano, aprendo le lacune sanguigne utero-placentari.
Poiché in queste confluiscono le arterie provenienti dall'utero, si
manifesta in maniera inaspettata e imprevedibile una copiosa
emorragia, senza dolore, che può risultare molto abbondante e può
anche terminare naturalmente, grazie alla formazione di coaguli di
sangue che richiudono le lacune apertesi in precedenza. Tuttavia
essa è destinata a ripetersi, senza alcun motivo.
In
alcuni casi, l'emorragia non si manifesta nel corso della
gravidanza, ma capita irrimediabilmente nel corso del parto.
Infatti, mentre le contrazioni uterine tendono a spostare verso
l'alto e verso l'esterno il segmento inferiore, il sacco ovulare (e
quindi anche la placenta) è sospinto verso il basso. Perciò tratti
di placenta si distaccano; tale distacco causa una perdita di sangue
sempre più abbondante.
Piccole
perdite non creano problemi al feto, ma emorragie più consistenti,
oltre ad essere pericolose per la gestante, possono talvolta
anemizzare anche il feto. La situazione va tenuta sotto controllo,
anche ricorrendo all'ospedalizzazione e ad eventuali trasfusioni,
proprio allo scopo di raggiungere un'epoca di maturità polmonare
del feto, che possa consentire di farlo nascere con il minimo
pericolo. Infatti, un parto a 30 settimane porta con sé grave
rischio per il feto, a causa soprattutto dell'immaturità polmonare.
Terapia
La
gravida che presenti l'emorragia da placenta previa nel corso della
gravidanza deve essere velocemente ricoverata in ospedale, dove è
possibile praticare un taglio cesareo o procurare il parto se
l'emorragia non si arresta.
Se
si riesce a bloccare un’emorragia durante la gravidanza, la
gestante deve essere tenuta sotto strettissimo controllo medico, e
le devono essere attuate tutte le cure indispensabili per porre
rimedio alle gravi perdite di sangue subite. Se l'emorragia è
inarrestabile o se si ripete, è necessario intervenire
tempestivamente con un taglio cesareo.
Benché
la placenta previa rappresenti una patologia molto grave, tuttavia,
grazie ai progressi della terapia, i rischi per la gravida sono
considerevolmente diminuiti rispetto al passato.
Per
il feto, i pericoli sono maggiori, principalmente a causa della
prematurità e dell'insufficiente apporto di ossigeno causato dal
distacco della placenta.
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