Quali sono i rischi dell’amniocentesi?

Quali sono i rischi dell’amniocentesi?

L’amniocentesi è un esame diagnostico che si effettua in gravidanza, per studiare il cariotipo (cioè il corredo genetico) del bambino e diagnosticare circa una quindicina di alterazioni cromosomiche, come la trisomia 21 (sindrome di Down), la 13 e 18 e alcune alterazioni nella coppia di cromosomi sessuali. Non tutte le malattie genetiche sono dunque rilevabili attraverso l’amniocentesi, che può individuarne soltanto alcune. Ogni coppia in attesa può scegliere se effettuarla, dopo essere stata informata adeguatamente sui rischi dell’amniocentesi.

Come avviene l’amniocentesi

L’amniocentesi consiste in un prelievo di liquido amniotico dall’utero materno, e viene effettuata di norma alla quindicesima settimana di gravidanza, quando è già presenta una buona quantità di liquido e al suo interno si trovano numerose cellule fetali (che sono quelle che andranno poi analizzate). Viene eseguita sotto controllo ecografico, per poter monitorare costantemente la posizione del bambino e i sui movimenti, nonché della placenta, del cordone ombelicale e dei vasi sanguigni della madre. L’ecografia permette quindi di individuare il punto dove è più conveniente e sicuro effettuale il prelievo e il momento ideale per procedere. A questo punto, viene introdotto nel “pancione” un apposito ago, molto flessibile e sottile (circa 1 millimetro di spessore), che penetra attraverso la pelle e i tessuti materni, fino ad arrivare all’interno del sacco amniotico. A questo punto, viene effettuato un prelievo di 10 millilitri di liquido amniotico, che sarà poi analizzato in laboratorio.

I rischi dell’amniocentesi

L’amniocentesi è un esame praticato oramai molto di frequente, e gli specialisti più esperti ne effettuano un numero importante. L’esperienza del medico è uno dei fattori che permette di ridurre i rischi dell’amniocentesi, che comunque non sono trascurabili, ma vanno tenuti in debita considerazione nella scelta di sottoporsi o meno all’esame. Va detto, intanto, che l’eventualità di pungere il bambino è molto rara, sia perché il monitoraggio ecografico permette di avere sempre il controllo della situazione, sia perché, istintivamente, il feto si allontana quando viene introdotto un corpo estraneo all’interno del sacco amniotico. L’ago, in ogni caso, è flessibile e molto sottile. Detto questo, l’amniocentesi comporta un rischio di aborto spontaneo di poco inferiore all’1%. Spesso, ma non sempre, l’aborto si verifica in seguito alla rottura del sacco amniotico, che è maggiormente probabile nelle prime 48 ore dopo il test. In questo caso esiste una possibilità su tre di salvare comunque la gravidanza, ma è fondamentale che la donna si rivolga urgentemente al pronto soccorso in presenza di perdite di liquido o di macchie.

Precauzioni da seguire

Oltre a monitorare eventuali sintomi di rottura del sacco amniotico, per ridurre i rischi dell’amniocentesi occorre restare a riposo relativo per due giorni: non sollevare pesi, non piegarsi, non camminare a lungo e non fare sforzi né praticare sport. In presenza di perdite vaginali, dolori addominali, febbre, contrazioni o indurimento della pancia bisogna rivolgersi al pronto soccorso.