Aborto farmacologico RU486: cos’è, pro e contro

Aborto farmacologico RU486: cos’è, pro e contro

Il cosiddetto aborto farmacologico, noto anche come pillola abortiva RU486, è una tecnica di interruzione volontaria della gravidanza, alternativa rispetto all’aborto chirurgico, che si basa sull’assunzione di farmaci contenenti ormoni. Più nel dettaglio, l’aborto farmacologico avviene mediante l’azione di due farmaci diversi. Il primo (la pillola abortiva RU486 vera e propria) contiene l’ormone mifepristone, che essendo un antagonista del progesterone, l’ormone femminile che rende possibile il progresso della gravidanza, causa il progressivo distacco dell’embrione dall’utero. Il secondo farmaco, che deve essere assunto dopo circa 48 ore, contiene invece una sostanza chiamata prostaglandina, che innesca le contrazioni uterine e permette quindi l’espulsione del materiale abortivo residuo attraverso il canale vaginale.

Quando è possibile un aborto farmacologico

Si può effettuare un aborto farmacologico solo se la gravidanza è in una fase ancora precoce, non oltre il quarantanovesimo giorno dall’inizio della gestazione. La pillola abortiva viene offerta gratuitamente alle pazienti dal Sistema sanitario nazionale, ma può essere assunta solo sotto osservazione del medico, nell’abito di un ricovero ospedaliero o di un day hospital (in questo secondo caso, sarà sempre il ginecologo a somministrare, in ospedale, il farmaco a base di prostaglandine dopo due giorni). Una volta che la gravidanza sia stata accertata, la paziente deve rivolgersi al proprio ginecologo o al consultorio di zona, comunicando la volontà di interromperla. Dopo un colloquio con l’ostetrica e con il ginecologo, e dopo aver confermato la datazione della gravidanza, la donna può scegliere se ricorrere all’aborto chirurgico o optare, qualora i tempi lo consentano, per la pillola abortiva.

Aborto farmacologico: come avviene

Per prima cosa si fissa un appuntamento in ospedale entro i termini consentiti dall’aborto farmacologico. La mattina del ricovero, la paziente viene sottoposta ad analisi del sangue ed eventualmente a un’ecografia, dopodiché assume 3 compresse di mifepristone (RU486). A questo punto, si può tornare a casa dove è possibile, ma non scontato, che compaiano sintomi simili a quelli dell’aborto spontaneo: sanguinamento più o meno copioso, crampi addominali, nausea e spossatezza. Dopo 40 ore, quindi il terzo giorno a partire dall’assunzione della RU486, si deve tornare in ospedale per la somministrazione della prostaglandina, che avviene di norma mediante l’applicazione di candelette direttamente in vagina. È possibile che alla donna venga chiesto di restare a letto per qualche ora per facilitare l’assorbimento del farmaco. A questo punto l’aborto si completa, attraverso l’espulsione del materiale embrionale rimasto in utero. In pratica, la prostaglandina innesca delle contrazioni uterine più o meno intense, che possono risultare leggermente dolorose per la paziente (si può chiedere un antidolorifico). L’aborto farmacologico determina una perdita ematica simile a una mestruazione abbondante, che può durare fino a 10-14 giorni. In genere, dopo l’inserimento delle candelette, la paziente viene trattenuta in ospedale per alcune ore, e viene sottoposta a una ecografia prima di essere dimessa. I rapporti sessuali possono essere ripresi dopo una decina di giorni, previo controllo medico.

Pro e contro di un aborto farmacologico

I vantaggi rispetto all’aborto chirurgico consistono nel fatto che si tratta di un sistema meno invasivo, che non richiede anestesia né l’assunzione di antibiotici e presenta meno rischi per la fertilità futura della paziente. Il ricovero è più breve e il decorso generalmente più semplice (gli antidolorifici vengono richiesti dal 30-50% delle pazienti). I limiti dell’aborto farmacologico, oltre al fatto che per poterlo effettuare è indispensabile che la gravidanza non sia giunta oltre i 49 giorni, consistono in una percentuale di successo leggermente inferiore: il 99,2% a fronte del 99,9% dell’aborto chirurgico. Nei casi di insuccesso, la donna deve sottoporsi comunque a un intervento di aspirazione per completare l’aborto e ripulire completamente l’utero. Le perdite ematiche, inoltre, possono durare di più rispetto all’aborto chirurgico. Vista la precocità e la modalità con cui avviene l’interruzione di gravidanza, nel caso dell’aborto farmacologico non è possibile richiedere la sepoltura del materiale abortivo, come dovrebbe invece poter essere previsto in caso di aborto chirurgico.

La pillola abortiva non deve essere confusa con la cosiddetta “pillola del giorno dopo“, che consiste invece in un metodo contraccettivo e, se assunta tempestivamente dopo un rapporto a rischio (al massimo entro 72 ore) impedisce la fecondazione.