Pipì a letto o enuresi: cause, rimedi o cosa fare - GravidanzaOnLine

“Il mio bimbo fa la pipì a letto”: perché succede e come comportarsi

È la domanda che molti genitori si pongono di fronte al problema dell'enuresi in età pediatrica. Spesso genera disagio, ansie e preoccupazioni. Ecco cosa fare e come affrontare il problema.

Bambini e pipì a letto: un binomio abbastanza ricorrente, per quanto spiacevole. Un problema che genera ansia e preoccupazione nei genitori ed è fonte di disagio per il bambino.

Quello della pipì a letto in età pediatrica è un fenomeno molto diffuso nel mondo occidentale. Si stima che a soffrirne sia il 12-15% dei bambini di età pari a 5 anni, il 10% a 7 anni, il 5% a 10. Si tratta di un disturbo della minzione che nel linguaggio medico-pediatrico è detto enuresi.

Questo disordine consiste nella perdita involontaria di urina durante la notte ed è classificato come “disfunzionale” quando a soffrirne in maniera ricorrente sono i bambini di età pari o superiore a 5 anni.

Prima di questa età, infatti, è considerato nella norma per un bambino non trattenere, saltuariamente, la pipì durante la notte. Questo avviene principalmente nei primi tempi dello “spannolinamento”, cioè quando si inizia a togliere il pannolino (anche di notte) per abituare il bambino a essere autonomo.

Più frequente tra i maschi che nelle femmine, l’enuresi può essere di tipo primario o secondario, a seconda della gravità. Cerchiamo di capire cosa fare e come affrontarla per gestire al meglio il disagio psicologico che può causare nel bambino.

Enuresi e pipì a letto: definizione e cause più comuni

Prima di analizzare le cause della pipì a letto, definiamo meglio le condizioni in cui è lecito parlare di disturbo della minzione infantile. I pediatri parlano di “enuresi notturna” quando la perdita di urine si verifica nei bambini dai 5 anni in su, più di 2 volte a settimana, per almeno 3 mesi consecutivi.

Come anticipato, prima dei 5 anni di età non dovrebbe destare preoccupazione il fatto che il bambino bagni il letto durante la notte, perché fino ai 3 anni trova difficile controllare lo stimolo della pipì, soprattutto nei momenti di maggiore rilassamento come il sonno.

Anonimo

chiede:

Normalmente, a questa età, il bambino dovrebbe aver già acquisito il controllo degli sfinteri. Se ciò non accade, ci si può trovare di fronte a 2 tipi di enuresi:

  1. Primaria, se fino a 5 anni il bambino non ha mai acquisito il controllo vescicale notturno;
  2. Secondaria, se lo ha acquisito e mantenuto per almeno 6 mesi. Questo tipo di enuresi colpisce il 25% della totalità dei casi.

Un’altra distinzione importante è quella tra l’enuresi vera e propria – che si verifica quando il bambino bagna il letto solo di notte senza avvertire altri fastidi –  e un disordine più ampio, che si presenta anche di giorno ed è accompagnato da sintomi precisi (dolore, incontinenza, difficoltà nella minzione, ecc.).

Le cause più comuni della pipì a letto possono essere tante e di svariata natura. Nella maggior parte dei casi, il disturbo è causato da:

  • predisposizione genetica/ereditarietà;
  • funzionamento anomalo della vasopressina (maggiore produzione di urina);
  • immaturità vescicale;
  • disturbi del sonno e difficoltà di risveglio.

Diverso il caso dell’enuresi secondaria che secondo gli esperti sarebbe di natura psico-somatica.

Pipì a letto: consigli e rimedi

Essendo fonte di ansia e disagio, quello della pipì a letto è un problema da non sottovalutare. Esso, infatti, può impattare negativamente sull’equilibrio psichico del bambino, sulla sua serenità emotiva e sulla vita relazionale.

Sin dai primi segni, quindi, è bene affidarsi al parere di un esperto o del pediatra di fiducia. Egli provvederà ad una diagnosi accurata e consiglierà eventuali esami o analisi per meglio definire il quadro clinico. A seconda del caso, lo specialista saprà indicare le giuste regole e terapie per la risoluzione del problema.

In genere, il pediatra suggerisce la compilazione di un calendario in cui annotare le notti asciutte e quelle bagnate, in modo da coinvolgere tutti i membri della famiglia.

Oltre ai farmaci e alle terapie specifiche, può essere utilizzato un apparecchio in grado di emettere un segnale acustico ad ogni perdita di urina nel letto o nelle mutandine. Ciò attiva una sorta di “risposta automatica” nel bambino che lo induce a svegliarsi via via un po’ prima dell’allarme.

Altrettanto utili possono rivelarsi gli esercizi che migliorano il controllo vescicale e il tono dei muscoli addominali e del pavimento pelvico.

Ovviamente, è fondamentale adottare uno stile di vita sano sopratutto a tavola. Correggere l’alimentazione del bambino abbracciando un regime alimentare più salutare è il primo passo verso un recupero più rapido.

Infine, dal punto di vista psicologico, il bambino che tende a fare la pipì a letto di notte dovrà essere rassicurato e supportato dai genitori in maniera costante e pacata. Condividere questa esperienza e partecipare attivamente alla terapia è una raccomandazione molto importante, così come evitare di ricorrere a rimedi “casalinghi”, ad esempio riprendendo l’uso del pannolino.

È fondamentale ricordare che fare la pipì a letto non è una colpa o un atto deliberato. Ogni tipo di punizione rischia di minare inutilmente l’autostima nel bambino esasperando il suo disagio.

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