Spesso criticata, altre volte fortemente sostenuta da genitori e insegnanti: parliamo della prescolarizzazione dei bambini. Serve davvero oppure è meglio lasciare che siano le maestre elementari a inizializzare il bimbo verso la conoscenza della scrittura e della lettura?

Il mondo scientifico ha detto la sua, individuando, attraverso alcuni recenti studi gli effetti non sempre benefici della prescolarizzazione sui bambini in età prescolare.

Prescolarizzazione dei bambini, una scelta non sempre benefica per la scienza

Quando si parla di prescolarizzazione, molti genitori si trovano davanti a un bivio: farla o non farla fare ai propri bambini?

Sulla questione si è dibattuto (e attualmente) si dibatte su cosa sia meglio sostenere. Da un lato, la convinzione di alcuni esponenti del mondo scientifico che sia più adeguato lasciare che se ne occupino le maestre in prima elementare; dall’altro lato i sostenitori incalliti che, invece, ribadiscono l’importanza di arrivare “preparati” all’inizio della scuola dell’obbligo.

Ma la ragione dove sta? Entrambe le scelte possono essere giuste o sbagliate?

A fare un po’ di chiarezza ci ha pensato la scienza con alcuni studi in merito agli effetti negativi che la prescolarizzazione può avere su un bambino in età prescolare.

Infatti, un recente studio pediatrico americano ha mostrato come la prescolarizzazione, ovvero, l’acquisizione anticipata di alcune competenze del primo anno della scuola primaria, non sia benefico per i più piccoli.

Gli studiosi hanno mostrato come i benefici acquisiti con l’ingresso precoce a scuola si perdono nel giro di alcuni anni, raggiungendo lo stesso livello degli altri alunni. Per di più, si è scoperto che nel lungo termine nei bambini prescolarizzati compaiono fenomeni di frustrazione, ansia e depressione con maggiore frequenza.

Inoltre, la scelta di anticipare i più piccoli nell’acquisizione di abilità scolastiche porta anche i genitori a doversi porre alcune domande su quali siano i veri bisogni dei propri bambini e quale possa essere il vero significato di insegnare a leggere e scrivere all’età di 5 anni.

In conclusione, sembrerebbe che non ci sono prove certe che l’istruzione precoce porti benefici duraturi mentre sulla possibilità che, invece, questa possa causare danni ai minori, sì.

Perché è meglio non fare prescolarizzazione ai bambini

L’insegnamento anticipato e, spesso, forzato di abilità scolastiche può essere considerato un abuso e una perdita di tempo verso il bambino. Questo è dipeso dal fatto che il cervello dei bambini prima dei 5 anni è orientato al gioco, alla spontaneità e non ha ancora sviluppato le capacità motivazionali e intellettuali necessarie a capire la reale ragione del saper leggere o trattare con i numeri.

Secondo gli studi effettuati sull’argomento, i programmi di prescolarizzazione rivolti ai bimbi piccoli, parrebbero produrre un effetto debilitante nel corso del tempo. I bimbi sono obbligati a imparare cose (ovvero nozioni accademiche) che per loro non hanno alcun significato e per di più questo accade in condizioni di forzatura come lo stare zitti, seduti e composti.

Queste imposizioni creano nel bambino spesso de blocchi di apprendimento che, invece, la scuola cerca di inculcare loro.

L’importanza del gioco libero per i bambini

Già negli anni ’70, alcuni studi tedeschi sottolineavano l’importanza del gioco libero e come questo faciliti l’apprendimento dei bambini non solo a livello accademico. Infatti, è evidente come il gioco, a differenza di una alfabetizzazione precoce, porti notevoli vantaggi al bimbo.

  •  Sviluppo di modelli di responsabilità personale.
  • Sviluppo del comportamento pro sociale.

Nessuna ricerca, dunque, mostra i vantaggi di una prescolarizzazione mentre ne esistono a favore del gioco libero. Il Dott. Peter Grey, psicologo e prof. presso il Boston College, come specificato su Repubblica.it: rivendica l’importanza del gioco libero come mezzo naturale attraverso il quale i bambini educano se stessi e imparano a cooperare, ad andare d’accordo con gli altri. Aggiungendo:

Il declino del gioco ha contribuito alla crescita della psicopatologia nei bambini e nei giovani, ed è correlato ad esempio all’aumento di ansia, di depressione, di narcisismo e alla diminuzione di empatia, di creatività, di senso di comunità. Per questo ritengo necessario preservare i più piccoli da una formazione scolarizzante e rivalutare il potere educativo del gioco, un’attività potente in grado di sviluppare curiosità e capacità di seguire un’idea o un progetto. Perché l’interesse per l’apprendimento diventi il centro delle primissime esperienze educative dei bambini, non la prestazione.

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  • Bambino (1-6 anni)