Riflessi e più fratture, così le ossa dei bambini sono cambiate in pandemia

Secondo Pasquale Guida, Presidente del prossimo Congresso della Società italiana di ortopedia e traumatologia pediatrica, i riflessi dei bambini dopo il lockdown si sono allentati. Con conseguenze dirette sugli accessi in pronto soccorso per fratture anche gravi.

Il 30 settembre e l’1 ottobre 2021 si terrà il Congresso della Società italiana di ortopedia e traumatologia pediatrica-Sitop, per fare il punto della situazione rispetto all’attuale situazione pandemica. Pasquale Guida, direttore del reparto di Ortopedia all’Ospedale Santobono di Napoli e presidente del Congresso, ha anticipato il bilancio del 2020, relativo anche al periodo di stasi e forzato distanziamento sociale legato al primo lockdown primaverile, subito dopo lo scoppio ufficiale della pandemia. Secondo la sua esperienza, riportata tra gli altri da Ansa, le ossa dei bambini in questo periodo hanno subito diversi contraccolpi, in particolare a causa del rallentamento dei riflessi che porta i piccoli a cadere e a farsi più male di come avveniva in epoca pre-pandemica.

Come rilevato da Guida, le fratture non sono più frequenti di prima – il numero degli accessi all’ospedale Santobono è rimasto uguale, secondo la sua diretta esperienza – ma appaiono più gravi e difficili da gestire. E non sono incidenti che capitano ad esempio mentre i bambini fanno sport, ma frutto di cadute domestiche, in un ambiente che i piccoli conoscono bene.

Secondo Guida, che ha anticipato i temi che saranno affrontati nel Congresso dedicato all’ortopedia pediatrica, la causa di questi dati è da imputare proprio al lockdown, che ha spento la proattività dei bambini a favore di una sedentarietà più spiccata.

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Complice anche il maggior uso – rispetto alle passate generazioni – di dispositivi elettronici che spingono i bambini a rimanere seduti per molto tempo, i riflessi spontanei che aiutano a impedire o attutire una caduta si rallentano, con dirette conseguenze sulla gravità di eventuali fratture.

Secondo diverse ricerche in essere sulle conseguenze del tempo trascorso davanti a uno schermo non soltanto da un punto di vista cerebrale ma anche motorio, a fare la differenza non è soltanto il quantitativo di ore che il piccolo trascorre davanti al pc o al tablet (secondo Pasquale Guida, i sondaggi attuali confermano che un bambino di 12 anni passa in media 8 ore al giorno davanti a uno schermo). Una ricerca che si chiama “Type of screen time moderates effects on outcomes in 4013 children: evidence from the Longitudinal Study of Australian Children” pubblicata su International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity ha puntualizzato che le conseguenze di un uso smodato sono anche legate a che tipo di schermo che viene usato e non soltanto al tempo che vi si trascorre davanti. La sedentarietà, che ha diretti riverberi su peso corporeo e salute generale ma anche sui riflessi che impediscono cadute e fratture gravi è, ovviamente una delle reazioni avute dalla popolazione in epoca di lockdown, comportamento imposto per evitare la diffusione del Covid. Di cui, purtroppo, sentiremo a lungo gli strascichi.

Alla luce di queste prime anticipazioni sul Congresso della Società italiana di ortopedia e traumatologia pediatrica-Sitop, proprio la sedentarietà sembrerebbe anche la fonte di una serie di conseguenze sulla salute e sul benessere dei più piccoli.

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  • Bambino (1-6 anni)